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   STEFANO CONCETTO BORRIELLO

 

BIOGRAFIA

 

Stefano Concetto Borriello è nato a Torre del Greco (Napoli), dove attualmente risiede. alla via F. San Michele 1

Ha frequentato la locale Scuola d’Arte.

Successivamente si è diplomato all’Istituto d’Arte di Napoli nella sezione di decorazione pittorica.

Ha frequentato, poi, l’Accademia di Belle Arti di Napoli, nella sezione scultura, avendo come maestri Emilio Greco ed Augusto Perez, ed, in seguito, la Facoltà di Architettura dell’Università degli Studi Federico II di Napoli.

Già negli anni giovanili inizia a lavorare sperimentando tecniche diverse.

Partecipa a numerose mostre collettive e organizza delle personali, tra cui, nel 1965, una mostra di grafica al Circolo Artistico “D. Morelli” in Torre del Greco.

Nel 1965 risulta vincitore nel concorso nazionale di pittura “Città di Napoli – Vomero”, attirando l’attenzione dei critici per i risultati apprezzabili delle sue ricerche, tese alla conquista di un linguaggio figurativo proprio e personale, che, pur riferendosi alle più significative esperienze artistiche del novecento, si svincola dai conformismi stilistici delle varie scuole e si esprime in modo originale e coerente.

Ordinario di Disegno e Storia dell’Arte nelle scuole superiori e medie, continua a portare avanti le sue esperienze nel campo delle arti visive, esponendo le sue opere in varie collettive.

Nel 1968 tiene una personale di pittura, a Cagliari, nella Galleria d’arte moderna “La Navicella”.

Anche come insegnante allarga il suo campo di interesse e partecipa a diversi corsi di aggiornamento: sulla salvaguardia del patrimonio culturale e artistico, sulle tecniche pittoriche tra barocco e illuminismo, sulla ceramica nel Regno di Napoli, sul processo di teatralizzazione.

In particolare partecipa, nel 1973, a Ravenna, ad un corso di storia dell’arte organizzato direttamente dal Ministero della Pubblica Istruzione e, nello stesso anno, ottiene l’abilitazione all’insegnamento di Arte della Grafica pubblicitaria, della Fotografia e della Stampa.

Nel 1975 espone al Centro d’arte e cultura “Frate Sole” di Cava dei Tirreni lavori realizzati in legno e laminati plastici  assemblando varie  forme geometriche in insiemi che si espandono liberamente nello spazio.

 Nel 1976 è presente, assieme agli artisti più significativi delle avanguardie artistiche napoletane (Del Pezzo, Di Bello, Tatafiore, Barisani, ecc.) alla mostra – proposta  “Museo-laboratorio delle arti visive” , allestita in Napoli alla Mostra d’Oltremare.

Ancora a Napoli, nel 1978, realizza una installazione di opere tridimensionali sulle pareti del Centro Ricerche Artigianato e Design “L’Ellisse”.

L’interesse per l’oggetto, per i suoi valori plastici, lo riporta alla grafica e ad una elaborazione rigorosa ed essenziale del segno. Espone le opere realizzate in questo periodo in una personale del 1986 alla galleria “La Vela” di Torre del Greco.

Progetta e realizza, con i suoi alunni, una mostra dedicata agli antichi mestieri, che, per la vivacità e la freschezza delle realizzazioni pittoriche, si segnala all’attenzione del pubblico e della critica.

Attualmente, dopo un periodo di riflessione, la sua ricerca si è indirizzata verso l’analisi della percezione dell’immagine, la cui forma precostituita, geometricamente e cromaticamente definita sulla superficie dell’opera, viene gradatamente destrutturata e quasi totalmente cancellata da progressivi interventi di accumulo o sottrazione di materiali (pittura, collage, assemblaggi, immagini computerizzate).

 

 

Il percorso artistico di Stefano Borriello muove dalla lezione di Augusto Perez ed Emilio Greco, passa attraverso l’esperienza delle avanguardie napoletane, dal Gruppo 58 a Geometria e Ricerca, per approdare infine all’analisi della percezione. L’artista traduce l’immagine percepita in elaborazione digitale, che viene successivamente destrutturata da progressivi interventi di accumulo o sottrazione di materiali cromatici (pittura, collage, assemblaggi). Ne risultano calibrate composizioni astratte, in cui l’intervento manuale appare come la prosecuzione di un’elaborazione digitale soggiacente. I segni grafici o pittorici giungono alla percezione per vie misteriose ed attivano sepolti codici di riconoscimento, meccanismi di empatia che entrano in consonanza con il riguardante per i ritmi di volta in volta concitati o distesi, lineari o ondulatori. Oltre le addizioni e le sottrazioni di materia, che esprimono la ricerca di un potenziale equilibrio per uscire dal caos, s’intuisce uno sguardo in cerca del vero, di quel nocciolo esistenziale che sfugge alla percezione. L’opera di Stefano Borriello sollecita il pubblico a scomporre gli strati sovrapposti per individuarne la distribuzione e le reciproche relazioni, finché l’opera avrà rivelato il suo percorso di formazione.

 

Marco di Mauro

 

 


 

 

   

            

 

 

 pagina a cura di Ernani Utech