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Marianna Barretta
“L’infanzia negata”
e
Serata
di solidarietà UNICEF
Inaugurazione venerdì 16 dicembre ore 18,0
L’esposizione sarà visitabile fino al 10 gennaio 2012
“4+4”
Quattro opere e quattro poesie d’arte
Personale di
Roberto Sanchez
+
Presentazione del libro di Marco di Mauro
“In viaggio. La Campania”
Paparo Edizioni

L’esposizione sarà visitabile dal 21 ottobre al fino al 21novembre 2011
L’enigma numerico del
titolo è presto svelato: quattro opere pittoriche e quattro poesie dello
stesso autore, Roberto Sanchez. Un piccolo numero di tele di medie
dimensioni ma che, come è successo altre volte, corrisponde alla
vocazione del Museo Minimo di presentare poche o pochissime opere di
un’artista selezionate sapientemente per dare al pubblico il meglio di
una produzione. Le poesie, tutte nell’ambito della metafora arte-vita,
sono state presentate al “Poesy Pavilion”, evento collaterale
dell’ultima Biennale di Venezia e inserito nella “My Biennale Guide Art
2011”. Queste poesie sono state lette in pubblico dall’attore Gianni
Moi il 4 e 5 giugno insieme a quelle di altri artisti internazionali e
documentate in video al Vernissage della mostra al M.M.
Tornando alla produzione
di Sanchez, come incisivamente ha scritto Ada Patrizia Fiorillo, anni
fa, nella presentazione alla monografia dell’artista: “…Nel vortice
ruotante di simultanee visioni scomposte nella riduzione analitica degli
effetti cromatici, Roberto Sanchez dà libero sfogo ai sentimenti,
ricalcando il campo, teatro del quotidiano, di pause temporali, frazioni
di suoni, attimi di vita, E’ il profondo senso dell’esistere, segnale di
una passionalità vibrante, di un’emotività accecante che egli stempera
nella magia luministica di queste trame”.
Avere di fronte le opere e
le poesie comunica certamente emozioni forti per l’effetto volano dei
rimandi reciproci e una lettura intima di quello che è il lavoro,
difficile ma appassionante, dell’artista.
Carolina Mantellini

Artisti (a) Fuori-Grotta
Inaugurazione martedì 26 luglio 2011, ore 19
L’esposizione sarà visitabile fino al 8 ottobre 2011
Catalogo
disponibile in galleria
Per chi ha
memoria, invito ad andare a quel 1992 in cui si inaugurò la mostra
“Fuori dall’ombra” al Castel dell’Ovo . La rassegna costituì una vetrina
per gli artisti, riconosciuti come i più significativi, che operarono
tra il 1945 e il 1965.
Ora le loro opere dimorano
a Castel Sant’elmo o presso la Pinacoteca dell’Accademia di Belle Arti
in pianta stabile. Sono sfuggiti al destino storico causato dagli
amministratori napoletani e dagli arruolati curatori dimentichi dei
talenti nostri a favore di un’esterofilia che, invece di evitare il
provincialismo, lo accresce per deficit di spirito critico.
Come molti sanno il Museo
Minimo, pur coltivando contatti stabili con artisti di tutto il mondo,
ha come vocazione un’attenzione particolare al quartiere e, per
estensione, a tutta l’area Flegrea. Infatti il titolo della mostra che
il Minimo apre al pubblico tra la fine della stagione espositiva
2010-2011 e l’inizio di quella 2011-2012 ha in sé una relazione
simbolica con la mostra del ’92.
Fatte salve le ovvie
differenze, con il termine Fuori-Grotta si intende un “fuori dall’ombra”
che si sposa sia con l’intenzione di creare un cono di luce su artisti
‘del territorio’ che operano da svariati decenni, sia con il dato
orografico e caratteristico del quartiere parzialmente isolato dalla
densità di iniziative sia pubbliche che private del centro città. Gli
artisti sono: Stefano Borriello, Salvatore De Curtis, Veronica Longo,
Roberto Mantellini, Roberto Sanchez, Lucio Statti ed Ernani Utech.
Per le note biografiche e
critiche rimando alle pagine personali che, seppure sinteticamente,
contribuiscono con le immagini di alcune opere a formare una base di
approccio al loro lavoro. Ci si accorge, così, di quanta attenzione essi
hanno rivolto ai luoghi o alle suggestioni di un’ambiente fisico,
culturale ed umano.
Carolina
Mantellini
“Squarci
meccanici”
Personale di
Giuseppe Autiero (Pautiero)
A cura di Roberto Sanchez
Inaugurazione venerdì 8 aprile 2011, ore 18
L’esposizione sarà
visitabile fino al 7 maggio 2011

Squarci Meccanici
”L’arte, dall’intuizione della prospettiva fino ai giorni nostri, sembra
essere attraversata dalla necessità di confrontarsi con la realtà, o per
mimesis (modello e imitazione) o per poiesis (fare artistico).
Nella serie squarci meccanici, iniziata nel 1996, alla realtà che
prescinde da ogni estetica, morale, religione, Pautiero unisce un
desiderio di verità e una buona dose d’ironia: la tela, superficie
pronta ad accogliere forme e colori, si anima di tagli, squarci, dai
quali fuoriescono asettici circuiti elettrici che sembrano voler
evidenziare la natura ormai standardizzata della realtà.
L’artista sembra voler strappare il “tessuto d’inganno” nel quale i
media ci avvolgono, non per urlare la sua verità, ma solo per
distruggere una menzogna.”

FLUXUS MUSEO MINIMO
Mostra internazionale a cura di Giancarlo Da Lio e Roberto Sanchez
Artisti partecipanti:
ITALIA:
Tiziana Baracchi - Patrizia Battaglia - Cecilia Bossi - Laura Cristin -
ego_tek - Walter Festuccia - Oronzo Liuzzi - Serse Luigetti - Tinamaria
Marongiu - Silvano Pertone - Giuseppe Riccetti - Roberto Sanchez
BRASILE:
Roberto Keppler
CANADA:
R.F. Côté - La Toan
Vinh
COLOMBIA:
Tulio Restrepo
FRANCIA:
Daniel Daligand - Michel Della Vedova - Christine Le Roy
GERMANIA:
Ingo Cesaro - Peter Küstermann
GRECIA: Katerina
Nikoltsou - Evmorfia Rachouti
GIAPPONE:
Keiichi Nakamura
OLANDA:
René Bouws - Raymond Hirs
RUSSIA:
Juri Gik
SVIZZERA:
Peter Kaufmann
U.S.A.:
Keith Buchholz
FLUXUS MUSEO MINIMO
George Maciunas aveva chiesto anche all’amica Yoko Ono di pensare ad un
nome per definire il nuovo movimento artistico. Ma all'improvviso si
rese conto di aver trovato la soluzione in un nome latino, fluxus.
Un nome sintetico e dal significato dinamico come doveva essere un
movimento. Un flusso che continua nel tempo. Un continuare che non deve
essere una semplice ripetizione modulare ma soprattutto un’adesione ad
un’idea estetico comportamentale. Un’adesione estetica per quanto
riguarda la realizzazione descrittiva e un’adesione comportamentale come
modo di essere e di vivere l’attimo artistico e quindi di saper fare
scelte per una linea di operatività. Un’adesione ad un’idea che per sua
essenza non deve mai essere statica ma dinamica. Un dinamismo
rappresentato molto bene dal sostantivo latino e che rappresenta con
chiarezza anche le caratteristiche della vita dove ogni intelligenza è
un caso statistico unico ma anche elemento di un insieme. Un insieme che
vede nel flusso il dinamismo spazio temporale di momenti unici.
Giancarlo DA LIO
C'è un postino veramente insistente che bussa
trenta volte alle porte del Museo Minimo di Fuorigrotta. Con la sua
pettorina gialla non sa di essere promotore di una collettiva, che
raccoglie le opere inviate par avion da artisti provenienti da tutto
il mondo e chiamati all'appello da Giancarlo Da Lio e Roberto
Sanchez, per il nuovo allestimento ispirato a Fluxus e alla mail
art. Il mezzo è il messaggio e il messaggio diventa un'opera d'arte.
Che puoi scartocciare e toccare con le tue mani, adesso che ti è
giunta da lontano come un trucco d'altri tempi. Un anacronismo
artistico che continua a vivere nel nome di un sogno senza epoca,
quello dell'arte libera da committenti e compratori.
articolo di Daniela
Scotto
“Un nido
di vespe”
Foto di
Roberto Sanchez
A cura di
Carolina Mantellini
Inaugurazione
venerdì 28 gennaio 2011,ore 18
L’esposizione sarà
visitabile fino al 16 febbraio

Progetto muniXweb-ART, redazione Namir e X Municipio del Comune di Roma
Tratto
dall’intervista di Massimo d’Andrea a Roberto Sanchez
Roberto
Sanchez , un fotografo, io direi stranissimo. Lei costruisce oggetti in
piccolo e poi li rifotografa creando questa fotografia ‘surrealista’,
giusto?
Si, come
un piccolo teatro in cui muovo gli oggetto come fossero personaggi, e
ogni oggetto è caricato di significati che cambiano in funzione delle
relazioni tra gli stessi. Tra i vari elementi ci sono anche i miei
quadri perché io nasco pittore. I miei quadri compaiono come il monolite
di Kubrik, una specie di presenza, anche attiva, che interagisce nel
contesto. In questo spazio teatrale ogni oggetto significante si
relaziona agli altri in uno schema che, seppure da me preordinato,
permette allo spettatore, al fruitore, l’ interpretazione della
rappresentazione in modo diverso, come un rebus a soluzione multipla."
Certo, la cosa che ci coinvolge è il fatto che siano fotografie
tipicamente surrealiste, o sbaglio?
Diciamo... Ma c’è anche la realtà in molte di queste. Non in presa
diretta come nella foto tradizionale ma seppure mediata, la realtà
irrompe in un’atmosfera comunque onirica. E’ presente anche la vita
vissuta, la rappresentazioni dei luoghi in cui esprimo le mie
esperienze, le mie inquietudini.
Quindi lei fa anche dei modellini, tutto…
E’ vero,
sono un vecchio appassionato di modellismo. La manualità che ho
acquisito la utilizzo nella costruzione di questi spazi ambigui: cose
che dovrebbero essere piccole sono grandi e viceversa.
Esatto, è a questo mi riferivo con surrealismo.
E poi
non utilizzo granchè il digitale. Nel senso che l’apparato di ripresa è
digitale, però non ho inserito effetti particolarmente sofisticati.
Tutto è in presa diretta, la luce è naturale perché altrimenti risulta
fredda, strana.
Quindi lei illumina queste scene, no?
Si, come
nel teatro: ci sono degli spot, dei faretti e raramente intervengo col
digitale. La fotografia, come si sa, è luce. L’illuminazione può rendere
drammatica o meno una scena, può mettere l’accento su qualcosa ed in
ombra un’altra…
Volevo sapere cosa la spinge a realizzare un’opera.
Come ho già detto,
nasco pittore, per decenni ho portato avanti una pittura astratta a
piani geometrici ma calda. Ad un dato momento è sorta l’esigenza di
esprimermi in maniera più ampia, anche recuperando la pittura, ma
rifotografandola in un rapporto passato-presente. La fotografia mi
permette di esplorare la figurazione senza entrare in immediata
contraddizione col mio passato di ricerca pittorica: una nuova avventura
con un mezzo diverso. "
Lei
ha fatto esposizioni con questi lavori?
Qui a
Napoli al Museo Minimo di Fuorigrotta, al Garage n°3 Gallery di Mestre,
ancora a Napoli all’Ipogeo dell’Annunziata che è uno spazio del Comune.
In oltre ho partecipato ad ‘Artissima’ a Torino con lo stand del PAN di
Napoli che poi ha acquisito un’opera per il suo centro di
documentazione.
Quanto tempo ci mette per realizzare una scena?
Devo
costruirla piano piano: inizio con uno schizzo e poi vado a realizzarla
col cartoncino; cerco le immagini di fondo che mi servono, miniaturizzo
degli elementi, in special modo i quadri, divento una sorta di
cercarobe. Se mi serve una clessidra cerco dove recuperare questo
oggetto, animali impagliati e via così. Fino a costruire l’ambiente che
avevo in mente, mediando comunque con gli elementi reali che ho trovato.
Per
quanto riguarda il messaggio che intende lasciare?"
Forse
sono ripetitivo…cercare il senso delle cose. Spesso nelle mie immagini
compaiono i dadi o il giochino dei numeri ad incastro…non esiste il caso
ma neanche un preordinamento assoluto, come se tutto fosse già scritto.
E’ tutta una dinamica di relazioni, di incontri, di fatti piccoli e
grandi; ‘come in alto così in basso’ dicevano gli alchimisti. Una
rete in cui anche la casualità rientra in un flusso. Cerco, in primis
con me stesso, di fugare l’angoscia del vuoto. Ed ai giovani, che spesso
hanno timore della vita e che vedo mancare spesso di forti riferimenti -
per la mia generazione erano la politica, l’impegno- di ricercare cose
nuove, oppure di rinnovare quelle considerate vecchie se sono valide
veramente".
Napoli. Museo Minimo, martedì 26 novembre 2010
"FRONTIERA
DI CARTA”
Personale
di Reid Wood
A
cura di Roberto Sanchez
Presentazione di Giancarlo Da
Lio
Inaugurazione
venerdì 26 novembre 2010, ore 18,30
L’esposizione sarà
visitabile fino al 21 dicembre 2010

Testo
Critico:
FRONTIERA DI CARTA
Da
sempre gli Stati Uniti d’America hanno puntato il loro essere sul
dinamismo e sul fare. Molte volte il mondo industriale ha preceduto il
cambiamento artistico culturale. L’ inverso di ciò che è accaduto nella
vecchia Europa dove i sogni degli artisti spesso sono stati considerati
solo visioni. Quindi le due parti del mondo si rincorrono frequentemente
su stereotipi che poco hanno a che fare con il buon senso. E l’avventura
culturale umana di Reid Wood ce lo conferma. Una conferma che trova
ampio spazio nella creativa grande provincia italiana. Per fortuna che
gli uomini si muovono e il Museo Minimo sempre all’ avanguardia ospita
una mostra che testimonia come i musei debbano essere centri di
aggregazione e realtà dovute per prima cosa agli artisti stessi e non
alle assurde regole del mercato. Se c’ è bisogno di etica nell’ economia
secondo le teorie del Miglior Fabbro c’ è bisogno di coraggio in campo
artistico. Una mostra che non è una semplice esposizione di opere ma un
incontro di idee. Una sintesi tra la carta veicolo principe della
diffusione culturale e la nuova frontiera del computer. Una frontiera
ancora di carta.
Giancarlo Da
LIO
Biografia
Reid Wood è
nato negli USA nel 1948. Usa lo pseudonimo di State of Being. E’
entrato nel network della Mail Art nel 1981. Ha insegnato per molti
anni.
Crea Collage
realizzati con tecniche e strumenti diversi, Libri d’Artista,
Francobolli d’Artista, Carte di Credito d’Artista, Immaginario
digitale, e Performance.
(testo
italiano e sintesi di Tiziana Baracchi, da materiale fornito
direttamente dall’artista
Reid
Wood - State of Being
Un nome
d'arte che ci riporta a stati, nazioni fantastiche di sapore orientale.
Forse è il suo modo di essere, di voler essere, meno americano e più
artista. E per esserlo oltre al nome ha scelto quel settore
dell'alternativa che ormai è ufficialità. Purtroppo un'ufficialità
ancora non riconosciuta/conosciuta dai molti. Ma
State of Being
appartiene ad un mondo globalizzato dell'arte no profit. Un grande
esempio di arte globale positiva. La forza del credere nei sogni.
Giancarlo Da Lio
Indirizzo:
271 Elm St. Oberlin, OH 44074 - USA
Links:
www.guzzardi.it/arte/archiviomailart/artistimailart/wood.html
“Ubi Fluxus Ibi Motus”
Personale di
Renato Sclaunich
A
cura di Roberto Sanchez
Presentazione di Giancarlo Da Lio
Testo
Critico:
Napoli capitale culturale d’Europa ospita al Museo Minimo un’
interessante mostra di Renato Sclaunich poeta artista di area
Mitteleuropea con la quale si dimostra una realtà attiva nel campo
della poesia visiva. Realtà che molto spesso i poeti visivi di area
spagnola hanno tentato di negare all’ Italia. Una negazione basata
soprattutto sulla frammentarietà e non continuità che avrebbe
caratterizzato gli artisti della nostra penisola. Ma Renato
Sclaunich è come l’ anticiclone delle Azzorre. Egli porta un’ondata
di positività in questo settore riuscendo ad andare con opere di
recycling di notevole finezza compositiva e di contenuto oltre i
limiti rappresentati troppo spesso solo dal collage. Sviluppano
un’idea di critica sottile e in qualche caso di umorismo sui vari
aspetti contraddittori di un ieri mai finito. Non a caso per
dimostrarlo ha scelto anche Napoli, una città che è stata
particolarmente a cuore agli artisti di lingua e cultura spagnola
dimostrando che nella Napoli di oggi si può incontrare la poesia
visiva italiana non solo come momento di un singolo percorso ma come
una realtà matura e cosciente.
Giancarlo DA LIO

Chiusura mostra: 12 novembre 2010


“La Cartolina di Napoli”
Dalla gouache al merchandising
A
cura di Roberto Sanchez
Presentazione di Carolina Mantellini
Inaugurazione martedì 25 maggio 2010, ore 18,30
L’esposizione sarà
visitabile dal 25 maggio al 9 ottobre 2010
Spazio
espositivo: Museo Minimo – Via detta San Vincenzo 3 angolo Via Leopardi
47- Fuorigrotta – 80125 Napoli – 081.621170
Web
www.museominimo.it
- Email
museominimo@virgilio.it
Continua la consuetudine del Museo Minimo di
presentare saltuariamente una mostra atipica in rapporto alla linea
prevalente che favorisce la ricerca non figurativa. Un momento, cioè, in
cui irrompe quella che veniva definita una volta “arte commerciale” con
la a minuscola dai soliti noti dal naso che si arriccia laddove
individuano il privilegiare, a loro dire eccessivo, della ricerca
estetica in una tematica localistica. In realtà la pittura’da
cartolina’affonda le sue radici nelle gouaches del sette-ottocento che
annoveravano artisti di grande spessore, costituiendo un patrimonio
iconografico immenso in relazione all’immagine di Napoli. Basti citare
Saverio Della Gatta, PietroFabris, Salvatore Fergola, Antonio Joli,
J.Philipp Hackert, Giovan Batista Lusieri, i vari Carelli, Senape e
tantissimi altri allo stesso livello che non cito per mere ragiono di
spazio. Senza questa pittura che analizzava paesaggi, personaggi e
costumi, non avremmo oggi idea dei tesori tramandati e persi, della
fisionomia ambientale fino alla moda e al costume degli ultimi secoli.
Oggi esiste ancora la pittura di riflessione e
documentazione e, soprattutto, serve ancora?
Io credo proprio di sì, seppure non nelle forme
tradizionali e nelle gallerie ma distribuita nei veri luoghi di
incontro come le grandi librerie, oppure nei negozi di accessori per
l’arredamento di buon livello, di merchandising museale o, ancora,
utilizzata nella pubblicità. Il più delle volte sotto forma di poster,
oggettistica, cartoline, magliette. Da ricordare l’iniziativa dei primi
anni novanta dal titolo”Colore e Calore”per una Napoli vista da artisti,
grafici e designer su t-shirt e cartoline che pure fu patrocinata da
Comune, Provincia e Istitut Francaise de Naples (i francesi la sanno
lunga!).
Il Museo Minimo presenta una mostra che, pur nei
limitatissimi spazi di cui dispone, illustra un breve escursus che
prende le mosse proprio dalla gouache antica, non in originale ma
attraverso qualche esempio seppur raffinato di epigoni che rispondono a
richieste attuali di mercato. Cioè al desiderio di molti che, attraverso
una spece di ‘falso d’autore’, desiderano rivivere un mito.
Accanto, immagini di paesaggi e particolari urbani
studiati non solo per un uso tradizionale come il quadro, ma anche come
pannellature decorative, accessori per arredamento, calendari,
packaging ecc. realizzati in gran parte da Roberto Sanchez per la ditta
MACRI’impegnata, quasi filantropicamente, nelle valorizzazione dei dati
cultural-visivi di Napoli.
Tutto questo costituisce un modo virtuoso di
sfruttare l’immagine migliore del nostro territorio che crea un circuito
di valorizzazione reciproca in un momento in cui solo il Cielo sa di
quanto ce ne sia bisogno!
Carolina Mantellini
Vernissage
“La materia in divenire”
Giovanni Cuofano
Data vernissage: martedì 13 aprile 2010 - ore 18,30 - Chiusura
mostra: 8 maggio 2010
È un’interessante prospettiva creativa quella di Giovanni Cuofano e vale
ad istituire un intrigante processo di analisi del reale del quale non
vengono proposte le immediate istanze di una raffigurazione restituiva
dell’oggetto, ma le imprese talvolta drammatiche del passaggio della
storia.
Il punto di partenza di Cuofano è quello,infatti,di un indagine sul dato
materico; ma esso non è inteso come referente logico-estetizzante di una
dimensione astrattamente intellettuale e di una proiezione eidetica del
fare, ma si istituisce come proprio analitico di una oggettività
pregnante ed invadente, quella più significativamente ingombrante e
preoccupante del rifiuto, di ciò che,insomma, la società contemporanea
rigetta da sé,spesso,senza averne addirittura esaurito fino in fondo
l’utilizzo funzionale.
Da qui parte Giovanni Cuofano e nelle sue sculture,come nella sua
pittura,eleva il rifiuto a spessore materico, a costituente primario
dell’ordito espressivo,per farne non certamente la metafora di un mondo,
ma l’espressione tangibile dei contenuti alienanti di una civiltà che si
vergogna – o che sembra farlo – di ciò che riduce nel contesto invadente
del suo surplus di consumo. L’informale non poteva essere, quindi,che il
logico alveo stilistico,per Cuofano, quello entro il quale poter
esprimere con pienezza il
dato del suo prodotto creativo; e le colorazioni stesse abbrunate e
annerite delle sue opere contengono il massimo della pregnanza
significativa che la negazione della luce
può ingenerare nell’oggetto che ha smesso per sempre d’essere seducente
e splendente per ridursi a mero ammasso d’incongrua definizione
funzionale.
L’arte
restituisce non solo per dignità alla materia, ma mostra che il processo
evolutivo non s’arresta laddove l’esigenza di conferire l’oggetto a
rifiuto attesta la resa incondizionata del mondo economico di fronte
all’evenienza dei tempi.
L’arte, con l’opera di Cuofano,mostra di sapere e di potere andare di
là,oltre gli stessi confini di un riciclo opportunistico dell’oggetto,
cui il rifiuto è chiamato per suggerne l’estrema stilla di fonte
energetica o d’ulteriore fonte di approvvigionamento di materia prima.
L’estetica non riscopre in opere come quelle di Cuofano la mitica del
bello, ma crea il passo decisivo per l’appropriazione o, se meglio può
dirsi, della ri-appropriazione significativa del nucleo centrale della
sua datità pre-baumgarteniana che le appartiene. Questo, tutto ciò, a
nostro avviso, è una conquista.
Rosario Pinto
Artbahnkreuz
Tiziana Baracchi(Ita), Fiorenzo Barindelli(Ita), Horst Baur(Ger),
Mariano Bellarosa(Ita), Lamberto Caravita(Ita), Yolaine Carlier(Fra),
Bruno Cassaglia(Ita), Pino Conestabile(Ita), Carmela Corsitto(Ita),
Francesco Cucci(Ita), Maurizio Follin(Ita), Mauro Gentile(Ita), Karl F.
Hacker(Ger), Cesare Iezzi(Ita), Giosuè Marongiu(Ita), Henning Mittendorf(Ger),
Lynn jr Palmiter(U.S.A.), Rémy Pénard(Fra), Walter Pennacchi(Ita), Paola
Rivabene(Ita), Claudio Romeo(Ita), Roberto Sanchez(Ita), Renato
Sclaunich(Ita), Pete Spence(Australia), Salvatore Starace(Ita), Reid
Wood(U.S.A.).
A cura di Giancarlo Da Lio e Roberto Sanchez
Presentazione di Giancarlo Da Lio
INCROCI
Nuova tappa al Museo Minimo con gli artisti di Artbahnkreuz. Non
una semplice partecipazione ma un punto di riferimento lungo
l’autostrada dell’arte. E non poteva che essere così da quando Roberto
Sanchez ha creato e animato il suo spazio dedicato agli artisti
indipendenti di tutto il mondo. Una situazione museale aperta, viva, in
chiara opposizione ad un concetto statico e manierista. Uniche regole
sono la libertà creativa e la qualità che potrebbero non essere sempre
immediatamente comprese ma questo è il destino obbligato di chi vuole
essere artista nel più vero senso del termine. Noi siamo stati sin dagli
inizi favorevoli al suo modo di essere e la nostra presenza ne è stata e
continua ad essere testimonianza in una città che vede nonostante le
problematiche economiche sociali un modo di creare vorticoso e
affascinante. Un continuo terremoto nel distruggere e nel creare. Il
coraggio dell’arte e nell’arte non deve lasciarsi vincere dal
convenzionale.
Venezia 3 febbraio 2010
GIANCARLO DA LIO
Inaugurazione martedì 2 marzo 2010, ore 18,00
L’esposizione sarà
visitabile dal 2 marzo al 2 aprile 2010

Un’altra Napoli
Stefano Borriello,
Salvatore De
Curtis, Paolo La Motta, Roberto Mantellini, Roberto Sanchez, Mario
Sangiovanni e Lucio Statti
Presentazione
di Carolina Mantellini
Inaugurazione
martedì 26 gennaio 2010, ore 18,00
L’esposizione sarà visitabile dal 26 gennaio al 19 febbraio 2010
Un’altra
Napoli
Seppur tra mille difficoltà, la
Napoli compresa tra la collina di Posillipo, Vomero, Centro Direzionale
e mare ci fa sperare nel superamento del calo di immagine, determinato
sia da eventi di cattiva amministrazione che di scarsissimo civismo.
Oltre queste virtuali mura, pare che della periferia e della provincia a
nessuno importi più niente. Il Museo Minimo, operando nella
semi-periferia di Fuorigrotta, ha scelto di collocarsi in un territorio
mediano di comprensione dell’una e dell’altra Napoli. Seppure l’area
Flegrea sia diversa dall’entroterra, l’area Est da quella Vesuviana, il
convivere della bellezza col degrado sono le caratteristiche costanti di
questi territori. Se un tesoro è ricoperto di sporcizia chi lo riconosce
come tale? Gli artisti, diamone atto, riconoscono l’oro dove gli altri
non lo vedono. In questa mostra Stefano Borriello, Salvatore De Curtis,
Paolo La Motta, Roberto Mantellini, Roberto Sanchez, Mario Sangiovanni e
Lucio Statti interagiscono con luoghi altrimenti ‘di scarto’
riscattandoli almeno nelle loro personale visione di una realtà mai da
buttare ma da ricreare. Non dimentichiamo, infine, che proprio le
periferie sono state palestra di grandi talenti, come se un principio
metafisico volesse colmare l’horror vacui del vuoto culturale.
Carolina
Mantellini


manuel olivares
“PULPAINTINGS”
A cura di Roberto Sanchez
Inaugurazione martedì 17 novembre 2009, ore 18,00
L’esposizione sarà visitabile dal 17 novembre al 12 dicembre 2009
Il FUTURISMO
1909 / 2009
Mostra espositiva
Inaugurazione 15 novembre 2009 ore 10,30
A cura di Rosario Pinto e Domenico Ducci
Con la collaborazione del Museo Minimo di Napoli
Pinacoteca
Comunale d’Arte Contemporanea
“Massimo Stanzione”
Palazzo
Ducale”Sanchez De Luna d’Aragona”
Sant’Arpino (CE)
Partimentazione cronologica in quattro fasce temporali: Prefuturismo,
Futurismo, Postfuturismo, Neofuturismo. In quest’ultima sezione si
inserisce la mostra “FUTURFUTURISMI”ospitata recentemente dal Museo
Minimo di Napoli, curata da Giancarlo Da Lio e Roberto Sanchez. Nel
catalogo sono presenti i seguenti artisti internazionali con le
opere esposte, brevi note biografiche e testo di Giancarlo Da Lio:
Tiziana Baracchi – Italia
Pino Conestabile – Italia
Carmela Corsitto – Italia
Mauro Gentile – Italia
Giosuè Marongiu - Italia
Carlo Pecorelli – Italia
Claudio Romeo – Italia
Roberto Sanchez – Italia
Salvatore Starace – Italia
Pete Spence – Australia
Cornelis Vleeskens – Australia
Ed Varney – Canada
Alberto Ferretti – Finlandia
Christian Alle – Francia
Françoise Soupel – Francia
Michael Fox – Germania
Klaus Groh – Germania
Henning Mittendorf – Germania
Jürgen Olbrich – Germania
Schoko Casana Rosso – Germania
Antoni Miró – Spagna
Lothar Trott – Svizzera
Christine Tarantino– USA
Vernissage
“NAPOLI VISIONARIA”…sedici anni dopo
Personale di Roberto Sanchez
martedì 6 ottobre h 18
dal 6
ottobre al 6 novembre 2009

“Napoli Visionaria”
…16 anni dopo
Il progetto di Roberto Sanchez , nel 1993, era quello di aggiornare
in chiave contemporanea la tradizionale gouaches napoletana. Questo
( siamo poco prima del G7 a Napoli e quindi dell’amministrazione
comunale di Bassolino) in un momento estremamente basso del livello
di immagine della città. L’obiettivo era proporre delle vedute di
Napoli da utilizzare nella pubblicità e nell’editoria di tipo
turistico, in alternativa all’oleografia stantia che ancora
imperava. Quindi furono prodotte stampe, cartoline, immagini di
copertina per periodici, perfino magliette con le proposte di una
diversa angolazione degli scorci della città. Un atto di amore per
una Napoli che, diciamolo, non è mai stata prodiga di attenzioni nei
confronti dei suoi artisti. Si badi bene che il lavoro di ricerca di
Sanchez, sia allora che ancora oggi, si sviluppa prevalentemente in
ambito non figurativo: la necessità e il desiderio di una immediata
comunicazione lo spinsero a quest’ampia deroga. Infatti proprio nel
’93 l’artista compare con le sue illustrazioni nel libro “Il piccolo
vagabondo” di Chiara Fontana per le edizioni Lectorium di Milano
(collana per ragazzi ‘La scintilla’) inaugurando questa avventura in
un ambito per lui nuovo.
A
distanza di sedici anni Roberto Sanchez vuole ricordare con una
mostra al Museo Minimo quell’esperienza, riprendendola con nuovi
approcci figurativi studiati recentemente, in un momento non
positivo della città che ha ripreso l’immagine sgualcita dopo una
parentesi valida ma transitoria. Certamente ci vuole altro, con i
problemi che ci sono, dell’opera di un artista che riproponga il
mito della bellezza non soppressa di Napoli, ma i cittadini di buona
volontà devono pur appigliarsi a qualcosa per ripartire, in una
città che sa essere miserabile e ‘nobilissima’ nello stesso tempo.
Per rimarcare l’effetto ieri-oggi la mostra è corredata di un video
che, oltre a riproporre un servizio ed una intervista di due
televisioni private a Roberto Sanchez nel 1994, documenta le
speranze della città all’epoca del G7 di quell’anno, quando nella
personale a Palazzo Reale furono esposte appunto le opere della
serie “Napoli Visionaria” con uno scritto di presentazione di
Arcangelo Izzo.
Napoli
2009
Carolina Mantellini
Vernissage
martedì 16 giugno h 18
dal 16
giugno al 3 ottobre 2009

“ La cospirazione figurativa”
Rosa
Cassino, Salvatore De Curtis, Paolo La Motta, Roberto Mantellini,
Roberto Sanchez, Mario Sangiovanni, Lucio Statti
“L’equivoco comune e permanente che riguarda l’arte contemporanea fatta
con tele, pennelli, colori e per di più figurativa, è proprio di non
considerarla attuale. Dal momento che, agli albori del secolo scorso,
l’arte si affrancava dalla rappresentazione della fisicità di ciò che ci
circonda, la pittura legata alle figure, ai paesaggi e agli oggetti ha
perso sempre più terreno nel testimoniare la ‘modernità’ e la
‘contemporaneità’. Ma, anche se la parentesi della ’Transavanguardia’,
seppur nel suo limite di attingere sovente all’arte arcaica , ha fatto
superare molti pregiudizi, non sempre risulta chiaro a critici ed
appassionati che così come l’arte non è legata aprioristicamente ad una
tecnica e ad un medium così non esiste un dogma che condanni la
‘pittura figurativa’ ad un esercizio sterile. Credo, infatti, che nello
spazio limitato di una tela e nell’uso di pigmenti colorati esiste
tutt’oggi la possibilità di realizzare la grande alchimia dell’opus:
creare il ‘mondo in piccolo’, fissare in quello spazio
reale e virtuale l’umano altrettanto reale e virtuale. In altri termini
dobbiamo ricordarci che un ritratto, un paesaggio, una natura morta non
sono un tentativo di riproduzione verosimigliante o una semplice
rappresentazione più o meno
personalizzata, ma un mondo grande e complesso. Nel momento che
percepiamo nell’opera il mistero e la forza creativa ogni dubbio tace e
resta una sola domanda: cosa spinge l’artista ad abbandonarsi, per così
dire, all’estasi del demiurgo dalle mani sporche di colore? Così questo
gruppo di artisti, molti dei quali con una lunga esperienza di vari
astrattismi, oggi rivendicano con forza e a gran voce non semplicemente
il diritto ad esistere della loro pittura come ‘riserva indiana’
ma la sua potenziale supremazia, primato che si fonda non sulla rottura
ma sulla continuità. Tutto ciò, riflettiamo, si accorda con la tendenza
attuale nella società occidentale del recupero dei valori maldestramente
e frettolosamente accantonati. Infine, se vogliamo dirla tutta,
l’intento non secondario di questi sette artisti è di contribuire a far
vedere” il re nudo” dove il re è lo spocchioso regime del brutto
contemporaneo”.
Carolina Mantellini
a cura di Roberto Sanchez
Presentazione di Carolina
Mantellini
Inaugurazione martedì 12 maggio 2009, ore 18,30
L’esposizione sarà visitabile dal 12 maggio al 6 giugno 2009

Il
Museo Minimo, nelle recenti proposte espositive, manifesta la volontà di
privilegiare la formula della doppia personale contando su di un
particolare ‘effetto volano’. Infatti l’accostamento tra due
artisti innesca nell’attenzione del pubblico uno stimolo alla lettura
delle singole personalità e sulle affinità che hanno invogliato ad un
allestimento comune. Mentre una seppur limitata collettiva a tema ,
disperde comunque le singole cifre in un difficile accostamento, i
confronti come quello che oggi viene proposto al Museo Minimo tra Lello
Bavenni e Salvatore Starace permettono il dispiegamento della loro
proposta ma anche l’incentivo ai visitatori per delle riflessioni in
parallelo. Seppur artisti con cifre marcatamente personali, sono
accomunali dalla rivendicazione di una visione dell’arte che propone
quei valori di ricerca compositiva, diciamo pure di bellezza
dell’immagine, come mezzo e fine dell’atto creativo in un rapporto
inestricabile tra significato e segno. In altri termini nella cultura di
Bavenni e Starace, imperniata sul primato dell’opera, non c’è posto per
quella visione dell’arte che in un recentissimo libro di Piroschka
Dossi, “Art Mania”, si esprime così:”quello che provoca la nostra
ammirazione e la nostra disponibilità a pagare prezzi alti non è tanto
l’opera, quanto piuttosto l’aura del suo creatore”. Lello Bavenni mi
colpisce per la sapiente attitudine ‘nomade’ all’interno dei ‘generi’
che elabora creando opere stilisticamente curate e nel contempo
provocatorie nel ribadire la superiorità dell’immagine sapientemente
costruita in confronto con la dittatura del nichilismo estetico del
brutto contemporaneo. Condividendo gli stessi valori Salvatore Starace,
noto per il motivo stilistico locale–globale del ponte di Seiano, oggi
analizza la leggerezza della geometria, la sua valenza liberatoria in un
rapporto simbiotico e non oppositivo alla natura come, per altri versi,
ci suggerisce la geometria dei frattali.
Carolina Mantellini

Napoli. Museo Minimo, domenica 15 marzo
inaugurazione della duplice personale

Intervento critico: Marco di
Mauro
Artisti: Anna Pozzuoli, Livio Marino Atellano
Testo Critico: “Espressioni a Confronto”
La solida fermezza di Livio Marino Atellano e la poetica leggerezza di
Anna Pozzuoli si incontrano al Museo Minimo di Napoli, in una duplice
personale che mette in risalto le specifiche qualità dei due scultori,
in grado di stabilire un dialogo che va oltre le opere, coinvolgendo lo
spirito e i sensi.
Livio Marino Atellano presenta dodici busti di terracotta, nei quali
ritrae se stesso, in atteggiamento fermo e autorevole, con impietosa
descrizione dei propri difetti, dalle rughe che incidono la fronte ai
capillari spezzati nella zona orbitale. Sono i segni del tempo, della
fatica, della passione, che l’artista ha voluto registrare fedelmente,
senza nulla concedere alle lusinghe di un’appagante idealizzazione. Il
verismo della resa ci riporta ai capolavori della ritrattistica romana,
come il rude Ritratto di Patrizio di collezione Torlonia, che vuole
testimoniare, nelle profonde rughe e nell’espressione ferma degli occhi,
l’orgoglio di aver ottenuto la stima sociale attraverso una dura vita di
servizio alla repubblica. Ma l’autoritratto di Livio Marino Atellano,
moltiplicato come un prodotto seriale e ossessivamente riproposto in
rigorose composizioni geometriche, sembra perdere la sua identità,
suscitando una drammatica riflessione sulla negazione dell’io nel
contesto alienante e omologante della società globalizzata. Ogni
autoritratto è inserito in una gabbia di ferro senza chiavi né
serrature, che sembra evocare quelle prigioni, come lo Spielberg o
Guantanamo, da cui non si esce se non dopo la morte. Ma anche la società
in cui viviamo, nonostante lo spettro deformante dei mass-media, appare
all’artista come una prigione trasparente, che offende l’individuo e la
sua creatività.
Anna Pozzuoli afferma, mediante una sapiente lavorazione dei metalli,
trattati come esili membrane che si lasciano permeare dalla luce e dallo
sguardo, una ‘sostenibile’ leggerezza dell’essere. I graffi e le
fenditure che segnano le superfici metalliche non hanno la tragica
evidenza dei cretti di Burri, ma la serena consistenza dei tagli di
Fontana, liriche aperture sulla dimensione dello spirito, che vuole
affrancarsi dal peso della materia e invadere lo spazio, per
ricongiungere l’immanente al trascendente. C’è una voglia di assoluto
nelle opere di Anna Pozzuoli, che intende l’arte come strumento
iniziatico, per evadere dalla mediocrità e dal caos del vivere
quotidiano e per ascendere verso una dimensione superiore, ormai del
tutto libera dai legami con il corpo.
Altra componente essenziale delle sue opere è la luce, che ora si
riflette nelle superfici di metallo, generando un fascio di colori
iridescenti, ora penetra nel buio delle fenditure, come una sonda che
rivela profondità inaspettate e dimensioni ignote. L’intervento
pittorico, appena percepibile, è un alone che asseconda i riflessi del
metallo, senza alterarne le qualità. Per l’artista capuana, infatti, è
nella forma che si esprime il significato dell’opera, mentre la pittura,
lungi dall’essere una decorazione o sovrapposizione di senso, è usata
per esaltare le proprietà intrinseche della materia.
Marco di Mauro
Anna Pozzuoli
nata negli (USA), si è formata in Italia presso l'Accademia Belle Arti
di Napoli, ha lavorato come restauratrice in Campania e ha realizzato
importanti lavori grafici e rilievi per alcune ditte di restauro di Roma
e Caserta. Vive e lavora a Capua (Caserta) dove svolge l'attività di
pittrice e scultrice utilizzando ferro e metalli vari.
Livio Marino Atellano
è nato ad Atella di Napoli nel 1946 e risiede a Capua (Caserta) dove
vive e lavora. Diplomato al Liceo Artistico di Napoli, completa gli
studi all’Accademia di Belle Arti (scultura) della stessa città. E’
stato fra i promotori del gruppo “Studio P66” di Terra di Lavoro, della
Comune 2, del Collettivo Lineacontinua di Terra di Lavoro, e del Livio
Marino & Antonello Tagliafierro srl.

FUTURFUTURISMI
artisti partecipanti:
ITALIA Tiziana Baracchi
- Pino Conestabile - Carmela Corsitto - Mauro Gentile - Giosuè Marongiu
- Carlo Pecorelli - Claudio Romeo - Roberto Sanchez
- Salvatore Starace
AUSTRALIA Pete Spence - Cornelis Vleeskens
CANADA Ed Varney
FINLANDIA Alberto Ferretti
FRANCIA Christian Alle - Françoise
Soupel
GERMANIA Michael Fox - Klaus Groh - Henning Mittendorf - Jürgen
Olbrich - Schoko Casana Rosso -
SPAGNA Antoni Miró
SVIZZERA Lothar Trott
USA Christine Tarantino
introduzione critica: Giancarlo DA LIO
dal 10 febbraio al 10 marzo 2009
inaugurazione dalle 18.00
20 febbraio
1909 sulla prima pagina del quotidiano Le Figaro compare il
Manifesto Futurista. Filippo Tommaso Marinetti ne è l’ideatore
solitario. Il manifesto viene letto e discusso in tutta Europa ma
Marinetti deve aspettare il 1910 per trovare alleati in Umberto
Boccioni, Carlo Carrà e Luigi Russolo che aderiscono al movimento. E’
insieme a loro che iniziano le serate futuriste che spesso finiscono in
rissa. L’8 luglio 1910 il famoso lancio in piazza san Marco di 800000
volantini Contro Venezia Passatista. E’ passato un secolo e Venezia,
nemica del modernismo, ha saputo solo realizzare il ponte di “Cascatrava”.
E’ anche per questi motivi che questa nostra azione abbiamo preferito
realizzarla a Napoli presso lo spazio del Museo Minimo. Uno spazio che
ha dimostrato da sempre coraggio e vitalità e Noi gli siamo sempre stati
vicini. Noi non siamo soliti restare alla finestra a guardare, a
lamentarci su ciò che non ci viene offerto da un sistema dell’arte
obsoleto. Il futuro è nelle mani degli artisti. Basta crederci.
Mostra dei disegni originali di
Maria Anna Barretta
realizzati per la pubblicazione:
“Guida alla basilica di Santa Maria della Sanità”
a cura del prof. Vincenzo Pacelli,
edito a Napoli da “ L’Isola dei Ragazzi”
Vernissage e presentazione:
Martedì 20 gennaio 2009 ore 19,00
La mostra chiuderà il 31 gennaio


Sarà anche l’occasione per discutere del libro, che descrive
la basilica della Sanità con linguaggio semplice e accattivante, ma al
contempo adotta un’appropriata metodologia di ricerca e di analisi
storico-artistica, al fine di educare all’arte gli alunni delle scuole
medie inferiori e superiori.
Le illustrazioni di Maria Anna Barretta sono sei disegni ad inchiostro
che raffigurano suggestivi scorci della basilica napoletana,
evidenziando, con tratto sottile e incisivo, le partiture
architettoniche o gli intarsi marmorei. Accanto ai disegni sarà
esposto un dipinto astratto in tecnica mista, che l’artista ha voluto
donare alla parrocchia di Santa Maria della Sanità quale omaggio alla
vivace ed operosa comunità dei fedeli che la frequenta. Il dipinto,
ispirato a "La grande onda" di Hokusai, traduce lo spirito esuberante
e passionale del popolo della Sanità nel veloce trapasso degli azzurri
e nella fuga turbinosa delle pennellate.
Interverrà all’inaugurazione il prof. Vincenzo Pacelli, ordinario
di Storia dell’Arte moderna presso l’Università Federico II di Napoli.
KARL FRIEDRICH HACKER
“SUBSTANTIA NIGRA”
a cura di Roberto Sanchez
Presentazione di Giancarlo
Da Lio
inaugurazione martedì 11
novembre 2008 ore 18
L’esposizione sarà visitabile sino al 11 dicembre 2008

Il Museo Minimo diventa sempre meno Minimo e sempre più
Internazionale con la presenza di opere su carta di Karl F. Hacker.
Per la precisione di Linoleumgrafie. Un’incisione che sa di passato
e che sembra in contrasto con le nuove tecniche serigrafiche
digitali. Ma viaggiando per il nostro continente si scopre che non è
poi così rara, che molti artisti del Nord Europa continuano ad
essere interessati a questa tecnica e genere. Dicevo un sapore
antico che ci fa gustare le matrici lignee, di antica memoria, ora
sostituite dal più moderno linoleum. Un materiale che in origine
significava edilizia, restauri a basso costo. Ma spesso una scoperta
ed il suo utilizzo viene affiancato da altri usi a cui, in origine,
non si era pensato. Così la tecnica si modernizza a causa della
matrice. Ma riesce sempre ad esprimere un segno forte, essenziale,
corposo come la mano e il pensiero di chi opera. Quindi non un segno
dolce, sottile che ci possa donare l’idea dell’ombreggiatura. Non un
qualche cosa di estremamente finito ma nello stesso tempo un
messaggio che non lascia dubbi. E la carta ne diventa il supporto
ideale su cui lasciarlo come con gli antichi caratteri di
composizione quando i tipografi componevano manualmente. Tutto
questo Noi lo assaporiamo, in un percorso che non vuole essere
malinconia per l’ieri ma giusto riconoscimento per poter capire
l’oggi.
GIANCARLO DA LIO
“INSTALLAZIONI DA PARETE”
Personale
di Carmela Corsitto
Inaugurazione martedì 7 ottobre 2008 ore 19,00
L’esposizione sarà visitabile dal 7 al 30 ottobre 2008
E’ necessario creare
ancora un neologismo per poter parlare dell’opera di Carmela Corsitto.
Altrimenti non sarebbe possibile. Sembra una contraddizione ma
l’avarizia dello spazio messo a disposizione dalla nuova edilizia
speculativa ci impone delle scelte ai limiti che qualcuno, per fortuna,
si rifiuta di accettare. Carmela è riuscita ad ottenere risultati
eccellenti riuscendo a mantenere anche nelle piccole dimensioni l’idea e
lo stile che la differenzia e la evidenzia. Un risultato che la fa
riconoscere nel panorama del contemporaneo. La forma di cui si serve
non è mai realizzata, esposta in modo barocco ma in un tutto leggero
come il battito delle ali di una farfalla. Anche la scelta dei colori
tendono a caratterizzarla. Come i materiali. L’oggetto-tema ricorrente
mi riporta alla mente montagne di oggetti più o meno consumati ed
abbandonati con fastidio dal popolo dei consumatori. Recuperati da
Carmela che ci dice come tale oggetto possa ritornare a nuova vita
attraverso l’ambiguità della forma sottolineata dalla luce, nuova
catarsi per accettare un domani che è già oggi. L’oggetto tende ad
essere una emanazione della luce, come vita, come causa scatenante e la
forza centrifuga espressa nell’idea di labirinto è un’idea di espansione
sempre legata all’idea di conoscenza.
Venezia 11.9.2008
GIANCARLO DA LIO
MUSEO MINIMO
aderisce
alla
GIORNATA DEL CONTEMPORANEO
4 OTTOBRE 2008
Promossa da Associazione dei Musei d’Arte
Contemporanea Italiani
Con
l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica
con la mostra:
"Genius loci"
23 settembre al 4 ottobre 2008
Vernissage
martedì 23 settembre ore 18,30
Opere di
Marianna
Barretta, Gennaro Cilento, Salvatore De Curtis, Roberto Mantellini,
Vincenzo Montella, Roberto Sanchez e Mario Sangiovanni.
“Il fatto
stesso di vivere in un territorio, col quale interagiamo
quotidianamente, crea fatalmente il rapporto con un ‘quid’ che gli
antichi chiamavano genius loci. Le tante variabili umane, fisiche,
estetiche, culturali e anche storiche del territorio ci danno il senso
di una personalità insita nel posto che abbiamo scelto o ci è toccato.
Secondo
Servio, infatti, nullus locus sine Genio (nessun luogo è senza un
Genio)
Già quando
visitiamo, anche fugacemente, quei concentrati di suggestioni che sono
le città, ci accorgiamo di percepirle come personaggi e non come cose.
Ma si può estendere il discorso alla valle, al quartiere, al condominio,
alla casa in cui abitiamo.
In
sintesi, oggi genius loci vuole indicare il "carattere" di un posto, le
suggestioni, l'aria che vi si respira. E questo deriva , per un
quartiere, dalla gente che lo abita, dai colori delle case, da quanto
cielo si riesce a vedere, dai profumi.
Partendo
da queste considerazioni sette artisti ci mostrano la loro percezione
ed esperienza dell’anima dei luoghi, di cui più hanno subito o ricercato
le suggestioni”
Carolina Mantellini
Apertura
straordinaria il 4 ottobre - Dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 18.00 alle
20.00.
Nello
stesso giorno sarà presentato il video
“Relazioni pericolose” realizzato da Ernani Utech su immagini
di Roberto Sanchez, acquisito nel 2006 dal PAN (Palazzo delle
Arti di Napoli) per il PAN.archive[d]
La caratteristica dell’opera è di essere concepita come un susseguirsi
di rebus a soluzione multipla con coinvolgimento del pubblico.
Ikon- the synthesis
personale di
Roberto Sanchez

Inaugurazione martedì 24 giugno 2008 ore 19,00
L’esposizione sarà visitabile dal 24 giugno al 1 settembre
2008
Dopo quasi due decenni di riflessione sulla geometria, resa ‘calda’ con
il gesto rapido della tessitura a pastello, oggi Sanchez si affaccia ad
un nuovo livello: la sintesi.
Nei recentissimi lavori egli transita dal discorso all’aforisma o,
addirittura, ad una parola singola . Per questo Sanchez ha scelto, in
occasione della mostra al Museo Minimo, il titolo inglese “Ikon” che non
indica, in questo caso, l’icona come immagine-simbolo della tradizione,
ma l’immagine-segnale che tutti vediamo sul desktop del computer.
Ogni opera ha la caratteristica, appunto, di rimandare sempre a
qualcosa, crea un collegamento diverso in rapporto a chi la guarda.
Sanchez così coinvolge il pubblico al gioco della fantasia, della
suggestione, non proponendo un percorso preconfezionato. Se il
riferimento al gruppo napoletano di ”Geometria e ricerca” degli anni
settanta con Barisani, De Tora, Di Ruggiero, Riccini, Tatafiore , Testa
e Trapani era inevitabile fino ad oggi, in questi nuovi lavori dalla
pennellata decisa, quasi violenta, su fondi neri che ‘sparano’le trame
luminose, Sanchez realizza una sorta di espressionismo geometrico
essenziale. Pur restando appieno nel campo dell’aniconico, le immagini
tuttavia posseggono una carica allusiva, un’impronta emozionale
pienamente umana.
La mostra si divide in due momenti: i’bozzetti’a pastello di piccolo
formato presentati nel dicembre dello scorso anno alla Galleria” La
Mediterranea Arte” nella collettiva intitolata al formato” 18x24” e le
grandi tele 120x80cm. in acrilico realizzate per l’occasione. Si ha così
l’opportunità non comune di vedere come tra lavoro preparatorio ed
opera finale ci sia continuità ma anche un grande salto espressivo.
Questo scatto è dato sia dalla differente tecnica ma soprattutto dalla
dilatazione dell’immagine che coinvolge ed impatta in modi affatto
diversi. Siamo ormai all’ideogramma astratto nei piccoli lavori
preparatori. Essi si sviluppano poi, al limite di una sorta di graffito
a vocazione monumentale, nelle tele maggiori.
Carolina Mantellini
“ Oltre le parole”
Personale di Tonia Copertino
a cura di
Roberto Sanchez
Presentazione di Giorgio Segato

INTRA VEDERE
Tonia Copertino mi comunica subito, con la voce, con le mani, con lo
sguardo, la tensione dei sensitivi: si avverte, accanto a lei, una
quieta apparenza e una carica interna satura, prossima al punto critico
di esplosione, che però non avviene mai, che non avverrà mai.
Forse perchè Tonia si ritrae e si rifugia nel suo mondo di sinestesie
delicate, di voci, di colori, di contatti, materie, lacerazioni,
velature, parole lette e pronunciate, intraviste e riascoltate nell'eco
intimo di una memoria ricca e feconda. Opera in una condizione di
costante ascolto, quasi sognante; parla con toni bassi e dolci, con un
soffio di voce, come se stentasse a rompere il silenzio che la
trattiene, che la " vela": silenzi, spazi, scritture, pagine, libri,
libri composti, dipinti, costruiti, proiettati in una dimensione di
piccolo cabotaggio archeologico, di "disvelamento" di un testo tenuto
sepolto con tutti i suoi riverberi, le eco, le suggestioni visive e
sonore, gli affondi e le emergenze, le risonanze. E accompagna tutto
con una manualità piena di discrezione, senza mai sfoggio di
particolari abilità tecniche o invenzioni stilistiche, ma con l'amore
"sensitivo" (e sensuale) di chi esplora, "tasta il testo" velandolo e
svelandolo, ricordandolo e intravedendolo, richiamando alla memoria
altri testi, e cancellazioni, smarrimenti, svegliando e distendendo i
sensi sui ritmi, sui significati, sui segni che complica con interventi
a colore, con lacerazioni, sovrapposizioni, stratificazioni, coperture
ed aperture. Il suo testo, così, appartiene compiutamente e sempre di
più si dilata a un "contesto" ricco di modulazioni diverse che liberano
la sensibilità, la percezione, la fantasia, la conoscenza e
l'immaginazione, la facoltà di prefigurazione, di presentimento e di
previsione, in virtù non della lettura ma dell'adesione a una scrittura
che diventa codice magico di empatia. In questo senso, Tonia Copertino
non và "oltre" la parola, ma ritrova ed esalta la parola "dentro" le
cose, in una sorta di scavo dei giacimenti intimi, dei tesoretti del
dire e dello scrivere, dei depositi, anche occasionali e casuali, ma
soprattutto di quelli fortemente cercati, a volte vagliati e
selezionati nelle risonanze della memoria, tra le pieghe di
un'emotività calda, generosa, ricca di slanci, di abbandoni e di
attenzioni percettive, che rendono le sue "letture" e le sue
particolarissime "tessiture" di materie e di riverberi di suoni, di
scritture, di visioni, ricordi di immaginazioni e di sogni, eventi,
momenti larghi e campi, luoghi di ascolto delle più alte risonanze
poetiche.
Giorgio Segato
“ Mi ritorna in mente…”
Personale
di Stefano Borriello
a cura di
Roberto Sanchez
Presentazione di Ugo Piscopo
Vedi altre
opere dell'artista

La ricerca recente di Borriello si è indirizzata verso l’analisi della
percezione dell’immagine, la cui forma precostituita, geometricamente e
cromaticamente definita sulla superficie dell’opera, viene gradatamente
destrutturata e quasi totalmente cancellata da progressivi interventi di
accumulo o sottrazione di materiali (pittura, collage, assemblaggi,
gesso, legno, immagini computerizzate).
inaugurazione
martedì 08 aprile 2008 ore 19
L’esposizione sarà visitabile dal 08 aprile 2008 al 30
aprile 2008
Umberto Canfora
a cura di
Roberto Sanchez
inaugurazione martedì 12 febbraio 2008 ore 18
L’esposizione sarà visitabile dal 12 febbraio 2008 al 8
marzo 2008

MATERICO SI’, MA CON ORDINE
Per una lettura dell’opera di Umberto
Canfora
di Rosario Pinto
Una
sorta di malintesa prospettiva d’approccio all’informale vorrebbe
consigliare un accostamento a tale specifico orientamento stilistico
considerando ‘pregiudizialmente’ che l’opzione ‘gestuale’ debba
comportare ipso facto la rinuncia a qualsiasi possibilità di
governo della materia determinando, in tal modo, la praticabilità, senza
ulteriore delibazione critica, dell’equazione ‘informale = aformale’,
dalla quale discende l’aporia semantica dell’informale inteso come
sinonimo di creatività casuale.
Sul
piano epistemologico appare consigliabile la prospettiva cautelativa di
una valutazione della casualità come condizione entro la quale si
esplica la dimensione relativa e transeunte dell’esistere, al riparo da
ogni intervento demiurgico o provvidenziale. Su tale tema, comunque,
che è motivo di riflessione profonda, in cui le ragioni estetiche si
saldano, nel segno dell’interpretazione delle cose, col tema stesso
della riflessione della loro giustificazione, ponendo anche l’istanza
della relazione tra casualità e determinismo, ci riserviamo di ritornare
per uno studio più ampio e dilatato, osservando il problema sub
specie aesthetica.
Potrà essere utile, intanto, individuare nelle scaturigini stesse
dell’opzione informale una linea d’intervento e d’azione che rifiuta,
evidentemente, una lettura meramente ‘anarchica’ del gesto.
Poste queste premesse, osserviamo d’abbrivio che ci pare di potere
additare quanto suggerisce la pittura di Umberto Canfora come un
gradiente di grande spessore per accostarci ad una osservazione
dell’informale stesso che rifiuti la praticabilità dell’equazione
suddetta ‘informale-aformale’ dimostrando l’inconsistenza epistemologica
d’una lettura della processualità casuale entro cui si pretenda che ‘un’
intervento ordinatore esterno allinei senza flessioni l’essere ed il
dover essere delle cose secondo una linea aprioristica in virtù della
quale il reale non può che essere razionale, imponendo il reciproco
della realtà del razionale.
Le
tragedie storiche scaturite da questi assunti sono sotto gli occhi di
tutti e i secoli dell’Ottocento e del Novecento, figli del peggiore
hegelismo, testimoniano quanto gravoso sia stato il carico delle
violenze e dei soprusi commessi nel nome d’una razionalità di cui,
evidentemente, ben altre istanze avevano distorto il senso e le
dinamiche processuali.
Il
tema della razionalità delle cose è di più ampio spessore ed impone,
peraltro, che ci si interroghi sulla legittimità stessa della
proponibilità dell’assunto.
Il
primo dato che si propone alla nostra attenzione è proprio quello che ci
giunge dall’osservazione della natura, all’interno della quale, ad
esempio, la dimensione frattale sembrerebbe suggerire la possibilità
d’una scansione ordinatrice che presiede ciò che appare il libero darsi
delle cose. Quale è, insomma, il rapporto tra le cose ed il loro darsi
organico? E’ la razionalità che precede ed informa il processo, come
suggeriscono le prospettive aprioristiche o non è, piuttosto, la mente
umana che, conoscendo, ordina?
Non
ci sfugge che dietro questa nostra prospettiva s’annida un intento ben
netto e dichiarato: quello di allontanarsi dalla possibilità di
considerare all’interno delle cose una prospettiva d’entelechia
che presieda metafisicamente il progetto dell’universo, fondandone le
ragioni logiche ed ontologiche, proponendosene come scaturigine e,
peggio ancora, come fine. Se così fosse, saremmo letteralmente perduti
ed avrebbero ragione quanti predicano una ‘eterogenesi dei fini’ e, in
sostanza, una dimensione transitoria e diminuita della mente umana, resa
creatura e sottomessa, quindi, ad un revelatum imperscrutabile e
misterico.
La
pittura di Umberto Canfora ci dispone ad osservare un’altra sintesi di
pensiero: la materia che si dà ‘autonomamente’ il suo ordine o, almeno,
quello che a noi appare tale e che costituisce l’ordito sistematico (e
non sistemico) entro il quale, ‘provvisoriamente’ enunciamo le formule
asseverative d’una verità che non smette mai – filia temporis –
di relativizzarsi nel suo darsi in attualità percorribile e mai
assoluta.
Il
dato sostanziale, insomma, che suggerisce la pittura di Umberto Canfora,
che è un artista di rara sensibilità filosofica, nutrito di studi
profondissimi ed intensi, è quello di muovere alla ricerca d’un bandolo
della matassa, disponendosi, con il profilo del paziente ricercatore, a
saldare i pezzi d’un processo più ampio e diffuso, all’interno del quale
si dà certamente un reticolo – che allude al sistema delle
referenzialità ortogonali – ma non per questo si dà anche una dimensione
dell’assoluto entro cui pretendere proditoriamente di asseverare e
giudicare.
In
tempi in cui la ragione rischia d’essere umiliata ed asservita, la
pittura di Umberto Canfora, lungi dal proporsi nei termini anch’essa
d’una lectio magistralis, sia pure d’altro segno rispetto ad
altre diffuse ed amplificate, induce ad osservare, con la pacatezza e la
sensibilità dell’onestà creativa dell’artista, la dimensione complessa
ed articolata dell’esistente, considerandone le possibilità ordinative
della mente e la resistenza che la natura offre nel suo rifiuto
d’accettazione d’ogni forma di costrizione aliena e nell’affermazione
della sua processualità juxta propria principia ed al riparo da
ogni slittamento metafisico.
Umberto Canfora e la sua pittura sono all’interno di queste cose, parti
di un processo in fieri e momento di specchiamento dell’esistere
delle cose entro se stesse, secondo un ordinamento che non è eteronomo,
ma intrinseco e progressivamente autopromosso.
Romualdo Schiano
“Il viaggio”
a cura di Marco di
Mauro
inaugurazione martedì 27 novembre 2007 ore 18
L’esposizione sarà visitabile dal 27 novembre 2007 al 21 dicembre 2007
Un
viaggio nell’anima, nelle sue opacità e nelle sue trasparenze, nelle sue
pulsioni e nei suoi tormenti, tradotti in esili membrane che si agitano
dolcemente nello spazio. È il recente video di Romualdo Schiano, dal
titolo “Il viaggio”, che sarà presentato a novembre presso il Museo
Minimo di Fuorigrotta, a Napoli. Come in una danza classica, il video
alterna tensioni e abbandoni lungo un sottile e impercettibile fil
rouge, costituito dall’ordine celeste che governa il mutevole farsi
della natura. Oltre il valzer delle linee che si annodano, si
distendono, si allacciano e poi svaniscono, suggerendo corpi eterei in
perenne mutazione, si rileva una sintesi armonica che stempera i
contrasti, lima gli spigoli e le asprezze, accanto al sussurro di una
modulazione di intesa. Il movimento liquido e sensuale dei corpi, che si
nutre di tenere passioni e di lirici abbandoni, ci conduce nella pace di
un silenzio irrequieto, il silenzio dell’anima che vibra dentro di noi.
Adagiati in questa pace come un fanciullo nella sua culla, siamo avvolti
in atmosfere impalpabili, eppure dense di energia, attraversate da un
fremito di vita che aspira a invadere lo spazio. Quel fremito ci
rammenta che dobbiamo vivere per poter godere della pienezza
dell’essere, che si manifesta nel momento più alto dell’esperienza
umana, quando si respingono le lusinghe dei beni materiali per accedere
all’assoluto, all’etereo, all’ineffabile. È questa la dimensione che
Romualdo Schiano vuole rappresentare, conferendo alle forme del pensiero
una sottile parvenza di fisicità, per quanto fragile e trasparente. Le
immagini visive e quelle sonore dialogano e si fondono in uno spettacolo
fulgido, perenne nella memoria, istantaneo nella visione. Un ruolo
chiave in questo processo è giocato dalle scelte cromatiche: il giallo,
il rosso, il verde, i colori della calma e della presenza, dell’amore e
della speranza.
L’artista napoletano, con acutezza di indagine e sapienza tecnica, ha
inteso liberare l’anima dai freni inibitori e dalle barriere fisiche del
corpo, affinché potesse dispiegare la propria energia nei territori
infiniti dell’essere.
Marco di Mauro
Museo Minimo
Via Detta San Vincenzo 3
(80125) museominimo@virgilio.it
· www.museominimo.it
Tel. 39 081621170 lunedì e mercoledì 15/18 -martedì,giovedì e venerdì
9/12
AMBASCIATA DI VENEZIA
Vernissage:
ore 18.00 di martedì 2 ottobre 2007
fino al 31 ottobre 2007
Artisti partecipanti:
Italia Tiziana Baracchi - Fiorenzo Barindelli - Lello Bavenni - Mariano
Bellarosa - Lamberto Caravita - Pino Conestabile - Carmela Corsitto -
Francesco Cucci - Marcello Diotallevi - Claudio Grandinetti -
Valentino Montanari - Gianni Noli - Roberto Sanchez - Luigi Starace
- Salvatore Starace - Loretta Todescato
Belgio
Bernd Reichert
Francia
Yolaine Carlier - Rémy Pénard
Germania Karl Friedrich Hacker
Stati Uniti d'America
Reid Wood
Il Museo
Minimo tende a vivere il passaggio a una nuova maturità. Per
sottolineare questo momento ecco presenti gli artisti dell’Ambasciata di
Venezia. Un’internazionalità non fine a se stessa ma reale come è stata
la loro presenza in varie mostre. Infatti pur dichiarandosi minimo per
spazio non lo è stato mai per la qualità delle opere e degli artisti. E
con entusiasmo hanno risposto alla proposta di Roberto Sanchez fondatore
ed animatore di questo spazio che si inserisce a pieno titolo nel
network e soprattutto nell’affermare il suo concetto di cultura in una
città che nonostante sia capitale culturale d’Europa mostra ampie zone
di degrado. Un destino che stupisce da sempre gli estimatori della
città. Ecco quindi ancora più significativa l’opera del Museo Minimo.
Ecco il perchè siamo presenti in questo spazio. L’Ambasciata di Venezia
è una finestra aperta sul mondo della cultura, dell’arte. E avendo fin
dai primi momenti creduto nel Museo Minimo siamo nuovamente presenti
per riaffermarlo.
Giancarlo Da Lio
Curatori:
Giancarlo Da Lio e Roberto Sanchez





ABBASSO LA TV!
Di
Roberto Sanchez
La
verifica della validità di una tematica artistico-civile, come la
vignetta satirica, è possibile solo alla distanza temporale. Sanchez,
dopo quasi vent’anni dalla loro realizzazione, propone una serie di
grafiche inedite in cui riflette sui perversi effetti dell’ipertelevisione
e ne denuncia soprattutto a sé stesso i pericoli per un’autovaccinazione.
Oggi invita il suo pubblico a giudicare dell’attualità di quell’esperienza.
"Eikonographia"
opere di:
Iva Canepa, Roberto Mantellini e Roberto
Sanchez


Dal 22 maggio al 16 giugno 2007
“Paesaggi segreti”
opere di:
Salvatore De
Curtis
Vernice: giovedì 12 aprile
h.18,30
Dal 12 al 30 aprile 2007

La
pittura di Salvatore De Curtis è in bilico tra una dimensione
gestuale-informale ed una figurativa. Con una gestualità larga e
ritmata, una ricerca di sintesi lineare e coloristica, l’artista
traduce in forme liriche le cupe atmosfere della periferia. Una
periferia addolcita, che giace immobile nel suo torpore e comunica
una sensazione di assoluta quiete. I paesaggi di De Curtis vivono in
una dimensione interiore ed evocativa, dove le superfici tonali si
stemperano e si frantumano generando una molteplicità di toni.
Questi dipinti non vivono solo di forme, ma anche di rapporti e
modulazioni tonali, in cui si esplicita un senso profondo della
natura.
Marco
di Mauro

" A CONTRO”
opere di
Fabio
e Sergio Spataro

Si sa che Cartesio
elaborò il suo famosissimo “Metodo” a seguito di un sogno. La faccenda
non riguarda solo lui. L’incontro tra Fabio e Sergio Spataro, in un
museo che “espone” q.b., ci conferma la dinamica cartesiana e la sua
trigonometria onirica. Fabio è Sergio e Sergio è Fabio , l’uno è veglia
e battito di ciglia dell’altro, uguale a e diverso da l’altro come due
gocce d’acqua. Non si tratta di scontro ma di incontro nell’altro,
questo famigerato altro-altrove che si tira fuori in genere dal
cilindro poetologico quando si vuole confondere lo starnazzo col verso.
L’incontro avviene sui
traslati di significato e, dunque, più profondamente, sul senso.
Fabio ha prodotto molto
e con tecniche versatili (sì, lettore, puoi collegare “versatili” col
citato “verso”). Qui presenta, quasi omaggio allo spazio museale minimo,
alcune sinopie che quasi assumono la funzione di citazioni ai lavori di
Sergio e viceversa.
La sinopia è la fase
dell’affresco consistente nel disegnare con terra rossa (proveniente da
Sinope, sul Mar Nero) un abbozzo preparatorio per l’affresco eseguito
subito dopo l’arriccio.Completata questa fase il disegno viene ricoperto
con strati di intonaco. E’ evidente come questa sia una tecnica del
“sottostrato” e rinvii a una percezione dell’ “essere che appare
comparendo dispare” negli specchi ustori del pensiero. La
“sinopicità” di Fabio è dunque funzionale a un impulso esistenziale,
alla “pathicità” indagata da Aldo Masullo. So che Fabio ha avuto
esperienza (es-per-ienza: il tema del viaggio nelle cose è un dato in
lui quasi domestico e quotidiano) delle aree più ignote del vivente ma
non renderemmo giustizia alla sua e nostra intelligenza se
individuassimo in questo il cardine della sua poetica. Il koma non si
trasforma in furioso amok. E’ piuttosto “Il partito preso delle cose”
(Ponge), il saper-sentire una situazione diffusamente stuporosa. Sulla
stessa storia, sul vissuto, vengono messi vari strati di intonaco perché
la sinopia dell’essere è intollerabile. In Fabio l’intensità del carico
di materia cromatica e il contrasto che ne deriva hanno come sinopia
l’assenza proprio come le sfumature nascondono la presenza.
Le cose che appartengono
alla nostra esperienza e il loro significato “appaiono” come le figure
sulle pareti delle grotte prima del prima storico. Vegliambulo, il sogno
si alza e scrive gli arcaismi del suo stesso sognare. Le sedie, così,
servono per deporre gli oggetti (e deporre rinvia a una specie di
deposizione cristologica degli oggetti), i cavalli sono figure che
nitriscono in un magma al galoppo (il magma, non i cavalli) , appaiono
anch’essi come quando guardi le nubi e cerchi forme conosciute; le
ballerine sono modellini della danza dei colori (tra l’altro, si tratta
di acquerelli –e anche questo è un dato tecnico metasignificante).
Dichiariamo dunque che
la poetica di Fabio è il nascosto.
Ciò che Fabio lascia
indeterminato e quasi non-terminato (si intenda l’espressione
pensando ai “termini” di un campo visivo e di significati – e suppongo
che quando dipinge in qualche posto
dell’udito tintinnino
bicchieri di vetro) in Sergio appartiene ai dati dell’evidenza, all’
enkykleos dell’essere. Ha una sua precisa tangibilità o, meglio,
tattilità, prensilità (leggi::esteriorità, un “venir fuori)..Fabio
lascia le cose in dormiveglia, Sergio le scuote, le afferra. L’engreifen
di Canetti è evidente nelle molte forme arcuate, spinose, nelle unghiate
dei segni. Sergio non lascia il mondo
né le cose “lasciano il
segno”; le trascina verso il loro significato (tu,lettore) e non narra
né sussurra:
dice, ostenta, manifesta:
è questo, è quello se…se tu, lettore, ne apprehendi la sintonia.
Fabio è obbediente all’ob-audire.
Sergio parla a voce alta, vuole che tu ascolti, più che ciò che dice, il
senso del suo gridare. Questo grido si estende con vocalizzi, acuti e
toni gravi, in una dinamica che, pittoricamente, vede accostati oggetti
eteronei. Penso adesso al fabbro di Heaney (Una porta sul buio),
al ciclope che sosta un attimo fuori la porta dell’officina e ritorna ai
mantici.
Ricorrendo a una
metafora immediatamente riconoscibile,dirò che Fabio è eleatico, Sergio
democriteo Le cose nei suoi lavori “accadono” a seguito di
clinamina, si trovano lì per caso e inducono a trovarne il significato
nel “da dove” sono scese urtadosi nell’iperuranio.
Un esempio? I suoi Golem
sono fatti di paglia di ferro (spaventapasseri? E, se sì, di che razza
di passeri si tratta, sotto quali cieli sono sentinelle e quali campi
sorvegliano?). La loro forza (loro, inerti per definizione) è inoltre
trattenuta da un filo di ferro, quasi imprigionati da Sergio nella loro
stessa idea, come se potessero animarsi e turbare il nostro quitidiano.
Ripenso al ciclope e al fabbro. Se, lettore, ti riconosci in loro, dimmi
chi è la madre di questi fantocci., da quale costellazione sono caduti..
Qualcuno parla della mater matuta, mattutina, e già la stella Diana mi
appare ora terribile.Ed è chiaro che il padre è un dio affaccendato a
impastare non l’argilla ma il ferro, a sputarci sopra saliva e ossido di
stelle.
Dichiariamo dunque che
la poetica di Sergio è l’evidente.
Con queste premesse
possiamo elaborare un chiasma:
evidente nascosto
nascosto evidente
per poi elaborare vari
percorsi di identità-differenza e, volendo, giocare alle tavolette della
verità di Cartesio e ai tipi logici di Russell.
Mimmo Grasso
Evento Italia / Inghilterra
Museo Minimo - Napoli, 22 febbraio 2007
Performance di
-Enzo Marino (marinoenzo@yahoo.it)"Cronaca
di una
performance".
-Jill Rock (jillrockjillrock9@yahoo.co.uk)"Edipo".
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Event Italy / England
Museo Minimo - Naples, February 22 nd 2007
Performance by
-Enzo Marino (marinoenzo@yahoo.it)
"Chronicle of a
performance."
-Jill Rock (jillrockjillrock9@yahoo.co.uk)"Oedipus

"IL FANCIULLINO DI LUCIO STATTI"
A cura di Roberto Sanchez
Come ci insegna Pascoli, esiste in
ognuno di noi un fanciullino che, finché siamo in tenera età, piange e
gode con noi, confonde la sua voce con la nostra, di modo che si sente
un solo palpito, uno solo strillare, un solo guaire. Ma dopo il
sopravvento della maturità, mentre noi ingrossiamo la voce e volgiamo
l´anima verso nuovi interessi, il fanciullino non cresce e continua a
far sentire la sua voce ingenua e primigenia, il suo "tinnulo squillo",
suggerendoci quelle emozioni e sensazioni che solo un bimbo può vivere.
Spesso, però, l´adulto non ode l´acuto gemito del fanciullino e lo
emargina nell´angolo più remoto dello spirito, dove giace inascoltato
come un´anfora antica sul fondo del mare.
Lucio Statti, invece, è capace di
ascoltare e dare voce al fanciullino che è in sé, di ammirare il mondo
esterno col suo sguardo puro ed incantato, provando quelle sensazioni di
stupore e di meraviglia che sono proprie dei bambini. La sua pittura,
animata da un´intensa vena poetica, esprime sensazioni che sfuggono alla
ragione e rinviano al campo semantico del sogno, della visione,
dell´astrazione, in cui la realtà e la fantasia sono fuse in un magma
indistinto. I protagonisti delle sue opere sono bambini intenti al
gioco, oppure ninnoli che coinvolgono lo spettatore come soggetto
"esterno" dell´opera, perché accendono in lui lo spirito dell´infanzia e
il suo inesausto desiderio di giocare.
Sorprende, nell´opera di Lucio Statti, lo stridente
contrasto tra la figura iperrealista, pienamente riconoscibile nella sua
identità, e lo scenario onirico, che evoca il mondo interiore del
bambino, attraversato da segni leggeri e sfumati che non trovano alcuna
rispondenza nella realtà.
Una delle opere più rappresentative della sua poetica
è "Il burattino ieratico", che raffigura una marionetta all´interno di
un´edicola sacra. In un intrigante gioco delle parti, il burattino
assume un´aura di santità, mentre l´edicola che lo accoglie perde la
sacralità che noi adulti le attribuiamo per diventare ciò che realmente
è: una cornice che valorizza il suo contenuto. L´artista, suggerendo che
non dovremmo prendere tutto sul serio, ci fa riflettere sul reale
significato delle cose, che spesso non coincide con quello che noi
riteniamo tale.
La casa delle bambole, il trenino, la paletta e il
secchiello, soggetti ricorrenti nelle opere di Lucio Statti, sono
giocattoli che rinviano a luoghi di vita e strumenti di lavoro degli
adulti, suggerendo un trait d´union tra il mondo infantile e
quello della maturità. Se la vita è gioco e noi siamo i giocatori,
potremmo forse concepire la nostra casa e i nostri arnesi da lavoro come
"giocattoli per adulti", in grado di stupirci e farci sognare ancora.
Lucio Statti si comporta come Adamo che
dà i nomi alle cose e scopre tra esse relazioni e somiglianze ingegnose,
che nulla hanno a che vedere con la logica della razionalità. Il nuovo
si scopre, non si inventa, la poesia è nelle cose, anche nelle più
piccole.
Marco di Mauro

"Ancora catrame"
personale
di
Roberto Mantellini
a cura di Roberto Sanchez

I PAESAGGI METAFISICI DI MANTELLINI
Nelle recenti pitture di Roberto
Mantellini, che recupera il suo vissuto in una dimensione memoriale, si
legge una progressiva riduzione del paesaggio ai suoi termini
essenziali. Gli sfondi grigi, spesso solcati da una vampata di colore,
esprimono la decadenza di un quartiere industriale, Bagnoli, lacerato da
insanabili ferite sociali; i segmenti orizzontali e verticali alludono,
in modo sintetico ma incisivo, ai pontili ed alle ciminiere
dell´Italsider, ormai integrati nel paesaggio urbano come le palme sulle
spiagge di Miami. Il brutto perde ogni connotazione negativa e, alla
luce di una nuova estetica, assume una dimensione lirica che lo colloca
a pieno titolo nei territori del bello.
L´artista vive il paesaggio urbano come
luogo interiore e adopera il dato oggettivo per evocare i tempi
dell´adolescenza, quando l´Italsider era l´immagine del futuro e la
speranza di un posto fisso. Il richiamo al territorio è evidente nella "terrosità"
della materia pittorica, spessa e grumosa come il catrame versato dalle
industrie, che tinge di nero l´arenile di Bagnoli.
Il percorso artistico di Mantellini non è affatto
lineare, è un sentiero accidentato in cui non mancano fughe in avanti,
che sfiorano l´astrazione nella prospettiva aerea di una strada, e
ritorni ad una tradizione figurativa che affonda le sue radici nella
pittura napoletana dell´Ottocento. Non il paesaggio oleografico delle
gouaches, con la visione o l´impressione panoramica fine a se
stessa, ma il paesaggio brullo e sintetico di un Federico Rossano, che
riduce gli alberi a segmenti verticali e le nuvole a schegge celesti.
Marco di Mauro
LA MEMORIA DI BAGNOLI NELLA PITTURA DI MANTELLINI
La
pittura di Roberto Mantellini tiene vivo il ricordo dei "ragazzi"di
Bagnoli, come lui li chiama, sia quelli vissuti tra i fischi delle
locomotive ed i richiami delle sirene dell´Italsider, sia quelli delle
nuove generazioni, nati dopo la chiusura dell´impianto industriale. Per
i primi l´Italsider rappresentava la certezza di un´esistenza legata
alla dignità del lavoro, ora preclusa dalle decisioni demagogiche e
dagli interessi privati di chi non conosce la pena del vivere, la
necessità del sostentamento. Roberto tuttavia sogna ancora, finge di
credere nella rinascita di un quartiere che si riappropria delle sue
risorse: il mare, le spiagge, la vegetazione di un tempo, la vivacità di
un territorio tra i più felici della terra.
Nelle opere di Mantellini c´è tutto questo, ma anche
il suo mondo spirituale, la sua interpretazione del fare arte per
esprimere il suo pensiero, le sue idee nella forma che gli è più
congeniale. La materia colorata è protagonista delle sue opere, segnate
da un brulichio di lacche luminose, di segni che scavano come solchi il
terreno giallo e sabbioso, o quello nero del catrame depositato sul
fondo del mare. Segni che forse rimandano ai binari su cui correvano i
carrelli e che intersecano le ciminiere dei forni, da cui vengono fuori
calde vampate di fuoco che squarciano il buio della notte. Sono opere in
cui la presenza umana è stata rimossa, come a indicare il presagio di un
destino ineluttabile di solitudine, desolazione, sfiducia nel recupero
di quel quartiere che neppure la speranza, il sogno riesce più ad
alimentare. Se poi ci sarà una riconversione dell´area, sarà legata alla
più bieca speculazione e sarà motivo di una delusione ancora più
cogente.
Vincenzo
Pacelli

Durante la mostra, sarà in visione CD video
realizzato da Ernani Utech avente per tema elaborazioni delle
opere esposte.
Gli “orizzonti astratti” di Maria Anna
Barretta
a cura di Marco di Mauro
Le vie per approdare all’astrazione sono varie e
molteplici. Maria Anna Barretta vi è pervenuta attraverso una ricerca
interiore, che la induce a disciogliere nello smalto liquido le figure
appena dipinte, nel tentativo estremo di scavare oltre le immagini, fino
a coglierne lo spirito, che fluttua sotto la pelle come magma
incandescente. La sua tavola diventa lo spazio di una proiezione
psicologica, riflesso di uno spirito insicuro e contemplativo, che
ricerca il dialogo con l’assoluto per evadere dalla condizione
immanente. L’artista dapprima ricostruisce le immagini del suo passato e
poi le rimuove, consapevole che il suo presente è altro, i legami con il
passato sono stati bruscamente recisi, un avvenire luminoso e sereno si
profila all’orizzonte. I volti, gli oggetti, i luoghi sedimentati nella
sua memoria non hanno più valore, ma nel suo inconscio resta un filo
rosso che congiunge il passato, il presente e il futuro in una
dimensione unica: la dimensione assoluta dello spirito, dell’Essere che
presiede alle manifestazioni effimere del mondo fenomenico.
La pittura di Maria Anna Barretta si caratterizza
per i riflessi metallici su fondo blu oltremare o rosso carminio. Le
lingue d’argento che fluttuano sulla superficie pittorica nascono dallo
scioglimento delle figure che l’artista ha voluto rimuovere dallo spazio
fisico/ideale della tavola, sincera proiezione degli umori e delle ansie
che affollano la sua mente.

“Il colore della Poesia”
a cura di Roberto
Sanchez
Non capita spesso,
oggi, di assistere a un dialogo tra pittura e poesia, anche se molti
artisti si sono cimentati con quest’ultima cogliendo risultati di
pregio. Un tempo si diceva che questi mezzi espressivi avessero in
comune un elemento chiave: l’ispirazione. Ma il termine ed il
concetto sembrano essere ormai démodé nel contemporaneo
artistico, anche se è tornato in auge tra i cultori della fisica teorica
o della matematica: serve a descrivere uno stato di grazia in cui si
giunge ad una sorta di illuminazione, uno scatto nella mente che
fa nascere qualcosa che prima non c’era. Eppure pittura e poesia sono
debitrici a questa specie di “trance” produttiva nella creazione. La
poesia riesce, talvolta, a costituire un detonatore per
l’esplosione creativa in pittura, ma anche viceversa, o raggiunge
l’incontro a metà strada nella “poesia visiva”.
La mostra presenta
sette artisti,
Stefano Borriello, Enzo
Buttino, Salvatore De
Curtis, Roberto Mantellini,
Salvatore Morra Supino, Roberto
Sanchez e Mario Sangiovanni
. Ognuno con due opere ed una poesia, propria o in
prestito, a cui i lavori si collegano in un modo forte ed intimo ,
tale da costituire un “trittico” organico. Opere che sperimentano una
forma di multimedialità forse anacronistica, ma ancora inconsueta
e da rilanciare nell’epoca delle contaminazioni tecnologiche.
Carolina Mantellini

Gianni Noli
"Neuroland"

E’ usuale scambiare la satira con le banali battute da
avanspettacolo. Ma la satira non deve dimenticare di andare oltre
alla banalità, al convenzionale e deve essere immediata. Come una
lama di luce che entra in una stanza buia. Così è il titolo della serie
di mostre che Gianni Noli ha programmato in tempi e spazi
diversi, un titolo che dice e in modo immediato. Titolo sintetico che ci
riporta alle sue tematiche e alla critica di un valore monetario che
ha livellato, in nome del valore economico, i sentimenti e l’umanità
dei popoli del vecchio continente. Mai tanti hanno contribuito in favore
dei pochi e i sofisti ad esaltare il valore dei pochi e spacciarlo per
un valore universale. La falce dentata è una bocca famelica che
divora senza pietà. Ma per ortuna la toppa della serratura,
uno dei simboli ricorrenti nelle opere di Gianni Noli, è un monumento
alla fiducia. La speranza della soluzione deve
accompagnare il nostro credo. La serratura con la relativa
chiave è la possibilità di uscire da un campo da gioco dove un arbitro,
a priori, ha assegnato la vittoria. Forse una piccola serratura può
scardinare il Goliapaladino della divina economia. Forse Noli ci vuole
aiutare a credere nell’esistenza della chiave, basta a noi
realizzare il suo messaggio
Giancarlo Da Lio
La mostra resterà aperta sino al 30 maggio 2006

Sarà inaugurata giovedì 27 aprile 2006, alle ore 18, la mostra dal
titolo “Appuntamento fuori-grotta” nello spazio del MUSEO MINIMO in via
detta San Vincenzo, 3 - angolo via Leopardi, 47 a Fuorigrotta. Sono
presenti opere di:
Enrico Cajati, Salvatore De Curtis, Lucio Del Pezzo, Paolo La Motta,
Raffaele Lippi, Roberto Mantellini, Emilio Notte, Roberto Sanchez, Mario
Sangiovanni, Sandro Viglione, Elio Waschimps.
SCHEDA
DELLA MOSTRA
Il titolo
della mostra, nella sua ambiguità lessicale, cela il senso dell’evento:
appuntamento – è la prima volta che le opere degli undici artisti
si ritrovano insieme in una mostra a Fuorigrotta.
Fuori-grotta
– non solo indica, appunto, il luogo dell’incontro ma anche il trovarsi
oltre il buio di una scarsa visibilità in un’area di Napoli poco
coltivata dalla promozione culturale di area pubblica.
La mostra resterà aperta sino a lunedì 15 maggio 2006

"Eyes wide shut"
LORENZO
PARI
Il
titolo della mostra, ispirato all'ultimo film di Kubrick, allude
all'irriducibile opposizione tra l'oggettività propria del mezzo
fotografico e la sensibilità del fotografo, che vuol vedere il soggetto
con gli occhi
dell'anima.
Come "l'uomo dal fiore in bocca", nato dalla fertile penna di Pirandello,
così Lorenzo Pari si tuffa con avidità nei dimessi luoghi del quotidiano
per indagare il mistero della vita e penetrarne l'essenza. È una sorta
di percorso iniziatico, che muove dall'analisi interiore e procede per
gradi, fino ad approdare ad una rinnovata e ottimistica visione della
vita. Attraverso l'obiettivo della sua fotocamera, l'artista assapora la
banalità di ogni cosa, anche la più comune, e ne rivela l'intima
bellezza. L'inno alla vita è il significato profondo delle sue
fotografie, che rappresentano uno strumento per indagare il mondo
esterno, per bloccare l'emozione suscitata da un volto, un'espressione,
un gesto.
Nelle intriganti fotografie dedicate all'amica Tea, Lorenzo Pari imposta
la propria indagine sulla donna, nella sua indeterminatezza e
inconoscibilità, nel fascino segreto delle sue contraddizioni.
Nonostante il luminismo "caravaggesco", le sue foto si collocano agli
antipodi del naturalismo ed esprimono una ricercata sublimazione, quasi
un modo nuovo di concepire la donna. La nudità è qui sottile espressione
di una condizione d'isolamento e di purezza, una dimensione che conduce
all'anima, già lontana da ogni legame con il corpo.
Marco di Mauro

evento del 24 gennaio 2006

ROBERTO SANCHEZ
fotografie
LE “RELAZIONI PERICOLOSE” DI ROBERTO SANCHEZ
Ambientare un’opera
d’arte in una rete di segni è un’esperienza spiazzante, che mostra
quanto sia relativo e incidentale il significato di un’opera d’arte. In
“Relazioni pericolose”, Roberto Sanchez fotografa i suo dipinti in un
contesto metafisico, popolato di oggetti semplici, quotidiani, che
assumono un alto valore simbolico in relazione al contesto. L’artista
diventa, così, l’autore di un rebus a soluzione multipla o il regista di
un’opera incompiuta, alla quale ciascuno può dare la conclusione che
ritiene opportuna. In “Relazioni n. 4”, la presenza di uno “strummolo”
sul golfo di Pozzuoli può evocare un vortice che travolge la costa e
determina il caos, prefigurato dalla fuga di piani obliqui nel dipinto a
destra. In “Relazioni n. 5”, invece, la folla di uomini che appaiono
sullo sfondo entra in relazione con i dadi in primo piano, suggerendo
che il destino dell’umanità è determinato da semplici giochi di potere.
In un sistema brutale che annulla l’individuo e la sua sensibilità, la
molteplicità di persone si riduce a un organismo neutrale, una
composizione astratta come il dipinto che appare a sinistra.
Se in pittura Roberto
Sanchez scompone la realtà e la ricompone in complesse trame di luce,
nel recente lavoro fotografico delega allo spettatore il compito di
comporre gli elementi per giungere a una sintesi e individuare i
possibili significati.
In realtà, non è la
prima volta che Sanchez fa interagire i suoi dipinti con oggetti
esterni, ordinati nello spazio secondo un piano razionale: sin
dall’infanzia l’artista si diletta nella costruzione di plastici, dove i
muri delle case, i segnali stradali, i manifesti pubblicitari recano
l’impronta leggera ed elegante del suo pennello. Una passione ereditata
dal padre, che gli regalò il primo treno elettrico, e coltivata sino ad
oggi nello spazio gremito del suo laboratorio. Uno spazio affascinante,
che riflette lo spirito semplice e puro di Roberto Sanchez, in grado di
stupirsi come un fanciullo al passaggio di un trenino tra le case e i
monti.
Marco di Mauro
Durante la mostra, a supporto delle opere sarà in visione CD video
realizzato da Ernani Utech avente per tema elaborazioni digitali delle
foto esposte.
MUSEO MINIMO –
Via detta San Vincenzo,3
(angolo via
Leopardi, 47) Fuorigrotta- Napoli
Dal
24 gennaio al 10 febbraio 2006
A cura di
Roberto Sanchez
Orari di visita: lunedì e mercoledì, ore 16-19
martedì, giovedì e
venerdì, ore 10-12
per appuntamenti, tel./fax
081-621170
Info:
www.museominimo.it
|
Dal 22 novembre al 30 dicembre 2005
MINIMALIA |
|
Stefano
Borriello
il percorso artistico di Stefano Borriello muove dalla lezione di Augusto Perez ed Emilio Greco,
passa attraverso l’esperienza delle avanguardie napoletane, dal Gruppo
58 a Geometria e Ricerca, per approdare infine all’analisi della
percezione. L’artista traduce l’immagine percepita in elaborazione
digitale, che viene successivamente destrutturata da progressivi
interventi di accumulo o sottrazione di materiali cromatici (pittura,
collage, assemblaggi). Ne risultano calibrate composizioni astratte, in
cui l’intervento manuale appare come la prosecuzione di un’elaborazione
digitale soggiacente. I segni grafici o pittorici giungono alla
percezione per vie misteriose ed attivano sepolti codici di
riconoscimento, meccanismi di empatia che entrano in consonanza con il
riguardante per i ritmi di volta in volta concitati o distesi, lineari o
ondulatori. Oltre le addizioni e le sottrazioni di materia, che
esprimono la ricerca di un potenziale equilibrio per uscire dal caos,
s’intuisce uno sguardo in cerca del vero, di quel nocciolo esistenziale
che sfugge alla percezione. L’opera di Stefano Borriello sollecita il
pubblico a scomporre gli strati sovrapposti per individuarne la
distribuzione e le reciproche relazioni, finché l’opera avrà rivelato il
suo percorso di formazione.
Marco di Mauro
TIZIANA BARACCHI

note
biografiche
Tiziana BARACCHI è nata a Venezia nel 1952, dove vive e lavora. E’
medico ospedaliero.
Già alla fine degli anni sessanta è attratta dall’Arte Gestuale ed
Optical. Pratica l’arte postale per istinto, senza conoscere ancora
l’esistenza del Network. Entrerà a farne parte negli anni ottanta.
Negli anni ottanta collabora con
Giancarlo Da Lio per la concretizzazione del Movimento ITINERARI 80,
nella filosofia post-Fluxus e after-Gutai, con la partecipazione o
realizzazione in pochi anni di un centinaio di manifestazioni
artistiche, in genere simbiosi tra arti plastiche e poesia nello spirito
di Apollinaire.
Artista multimediale, il suo lavoro
risente sempre dell’influsso della musica dei The Beatles. Verso la
fine degli anni 80 nasce anche il progetto internazionale di Mail Art
“The Beatles forever”.
Nel 1996 firma il Manifesto del
Movimento Iperspazialista, storico ed europeo.
Nel 2003 è nominata Ambasciatore della
Repubblica degli Artisti, nata in Francia nel 1999: fonda con Giancarlo
Da Lio l’Ambasciata di Venezia.
Partecipa a mostre in Italia ed all’estero, sia in spazi ufficiali che
alternativi. Ha opere in alcuni musei e collezioni private in tutto il
mondo. E’ stata invitata alla Biennale di Venezia 2003, sezione Extra
50. Nel 2005 partecipa ancora alla Biennale di Venezia nel progetto
Isola Virtuale e nel progetto parallelo Padiglione Italia.
"FARE IL MONDO PICCOLO"
Un titolo di una
mostra che ci fa riflettere sul significato del grande e del piccolo
relativo naturalmente alle dimensioni e non alla qualità. Anzi una
riflessione su di un mondo dove i super, gli extra, gli iper sono sempre
di più simbolo di un qualche cosa a cui tutti dobbiamo tendere. Ma per
quale motivo pochi lo sanno o forse credono di saperlo. Basta osservare
il cielo stellato e riflettere su ciò che ci appare più evidente come
Orione nel cielo di febbraio. Ma non è la più grande è solo la più
evidente in quel momento. Tutto questo dovrebbe farci riflettere che le
dimensioni spesso sono solo un’apparenza della realtà. Come spesso le
opere più belle sono di piccole dimensioni come gli Strumenti della
Crocifissione del padre del divino Raffaello. Soltanto bisogna possedere
la capacità dello scoprire. Anche per questo motivo Roberto Sanchez ha
definito Minimo il suo spazio espositivo ma non come valore del suo
discorso che sin dall’inizio è stato personale e significante.
Bisogna continuamente saper vedere in modo diverso, non allinearsi
stancamente al convenzionale. Non è il nostro operare. Non è stata la
nostra scelta.
Giancarlo Da Lio
Questi gli artisti
presenti:
Carlo Alfano (I), Renato Barisani (I), Tiziana Baracchi (I),
Ciro Barbaro Calducci (I), Maurizio Bonolis (I), Enrico Bugli (I),
Vincenzo Buttino (I), Yolaine Carlier (F), Maria Pia Daidone (I),
Salvatore De Curtis (I), Carmine Di Ruggero (I), Bartolomé Ferrando
(E), Helmut King (A), Carlo Alberto Longaretti (I), Roberto Mantellini
(I), Salvatore Morra Supino (I), Sergio Spataro (I), Salvatore Starace
(I), Lucio Statti (I).

Nell’ambito della rassegna
“Fare il mondo piccolo”
“Il
canto della terra”
videopera di
Antonio Gatto
La
proposta espositiva di “Fare il mondo piccolo”si caratterizza per la
selezione di piccole opere che, a dispetto delle dimensioni,
rappresentano la sintesi del lavoro di un’autore. Come in questi
lavori immaginiamo l’universo degli artisti ridotto al minimo, ma con
la potenza espansiva del Big-beng, così la videopera di Antonio Gatto
esprime di fatto la capacità di rivelarci il mondo attraverso il
microcosmo dell’artista: la ricerca del multum in parvo di cui
parla Borges nella novella “L’Aleph”, e altro non è che
quella scintilla divina chiamata “creatività”.
A cura di Roberto Sanchez
Per
informazioni sull’attività artistica di Antonio Gatto: web.tiscali.it/antonio_18
Evento del 7 giugno al
29 luglio '05 ROBERTO
SANCHEZ
" IL
SEGNO: LA CROCE"
Confesso
di aver esitato a lungo prima di affrontare un tema così impegnativo:
ho in mente quel detto della Chiesa orientale per cui non ci sono
pittori di icone che diventano santi ma santi che dipingono icone, e non
è il mio caso. Tuttavia, pur vivendo la realtà dell’arte
contemporanea tesa più alla dissacrazione che alla penetrazione del
Mistero con i mezzi dell’arte, con
questa mostra vorrei contribuire a
richiamare l’attenzione di altri artisti sulla tematica del sacro. La
Croce, simbolo ricchissimo, dischiude un universo di riflessioni ed
interrogativi alla contemporaneità coinvolgendo anche la cronaca
recente.
Elemento
di contraddizione, pietra d’inciampo: a Parigi il Simbolo Cristiano in
una piazza è stato giudicato scandalo, ma non si batte ciglio su ciò
che si vede a Pigalle . La Croce ricorda, col braccio orizzontale, che
siamo uguali e fratelli se
ci colleghiamo con la verticale a quella fonte dell’Amore di cui si
vuol fare a meno, oggi, in un delirio di autolesionismo orgoglioso.
Naturalmente le interpretazioni della Croce che propongo, non da teologo
ma da semplice
contemplatore, vogliono solo essere un richiamo a considerare il sacro
come urgenza ispiratrice, forma di testimonianza in un tempo che abbonda
di segni concreti. Chi ha occhi per vedere…
La
mostra si articola in quattro croci, due di figurazione essenziale e due
costruite con elementi componibili dipinti a piani geometrici. La prima,
semplice con grigi smorzati, evidenzia la figura di Cristo con segmenti
costruttivi elementari sottolineando la iconografia classica ma
estremamente stilizzata. Il secondo lavoro, pur sull’impianto
semplice, sottolinea con piani pittorici geometrizzanti e colori più
luminosi un momento che
prefigura la Resurrezione ; la marcatura sulle orizzontali e sulla
verticale con i triangoli dorati richiama le direzioni dell’Amore.
Invece la terza croce sottolinea ancor di più i triangoli di luce su un
corpo di elementi ascensionali suggerendo la croce tramite queste linee
di forza:quindi una croce virtuale. Infine il grande tau che, seppur
preesistente al cristianesimo, ne è stato inglobato per merito
soprattutto di San Francesco. Anche qui la dimensione orizzontale
rappresenta l’immanente e la verticale il trascendente: la sintesi è
questo simbolo dell’umano che armonizza gli opposti, corpo e anima
nella dimensione della conversione.
Roberto Sanchez




evento aprile
2005
"I luoghi del paesaggio"
M. Cortiello
A. B. Terracina

N. De Corsi

R. Mantellini

S. Morra Supino
S. De Curtis

E. Buttino

R. Sanchez
I LUOGHI DEL PAESAGGIO
In
deroga ad un certo rigore che il Museo Minimo ha perseguito nel presentare
esclusivamente opere contemporanee, in questa mostra proponiamo una
“storia minima” del paesaggio partenopeo coinvolgendo autori che
hanno operato prevalentemente nella prima metà del secolo scorso
ed artisti che, seppur non giovanissimi, rappresentano un approccio
attuale e problematico al tema. Quindi sono presenti da un lato quadri
di Mario Cortiello, Nicolas De Corsi e Arturo Bacio Terracina che,
seppur con itinerari di sviluppo pittorico assai diversi, rispecchiano
la visione media del paesaggio come ispirazione, dall’altro
Enzo Buttino, Salvatore De Curtis, Roberto Mantellini, Salvatore Morra
Supino e Roberto Sanchez che, con le loro specifiche angolazioni, si
confrontano col territorio nostrano ponendo nuovi interrogativi. Infatti
il titolo “I luoghi del paesaggio” indica la veduta che nasce
dal luogo concettuale di un modo di porsi e con questa mostra si
sintetizza, in poche opere ed in poco spazio, un escursus di più di un
secolo.
Carolina Mantellini
dal 14 Febbraio al 11
Marzo
Aurèlie
Nemours e Roberto Sanchez
“Combinazioni”
Scheda della mostra
“Combinazioni”
è il titolo di una mostra singolare: non solo per l’accostamento di
due artisti che appartengono a generazioni diverse, (la Nemours è del
1910, Sanchez del 1953) ma con differenze notevoli nell’approccio
all’astrattismo geometrico. Aurèlie Nemours si è formata in uno dei
centri principali in cui si è sviluppata l’Avanguardia Storica,
Parigi, ritagliandosi una nicchia minimalista ante litteram.
Roberto Sanchez invece, lungi da un’asciugatura dei dati spaziali,
tende ad arricchire le suggestioni geometriche con accostamenti di
piani-colore a trama e inserisce il principio di
scomposizione-ricomposizione tipici dell’anagramma, sostituendo alla
parola l’immagine. Quindi la Nemours ci suggerisce il certo di
una geometria definita che tende a lasciarci fuori perché ostenta
autosufficienza, Sanchez invece cavalca l’incerto, il provvisorio,
cerca di coinvolgere il fruitore. L’una e l’altro però giocano
sulla combinazione, evocano il “tangram”, antico gioco cinese
basato su assenblaggi geometrici. La Nemours, nelle acquetinte in
mostra, combina il rettangolo dispiegandolo in virtuali incastri, dando
la sensazione di piani in cerca di significati e contraddicendo una
iniziale staticità; Sanchez, d’altro canto, guarda alla base
geometrica scatolare semplice come elemento combinante non definitivo,
ma come veicolo di aperture poetico-spaziali.
Rosalba
Esposito
Dirett. Museo minimo
Aurèlie
Nemours
Roberto
Sanchez
Evento in programma dal 14/12 al 31/12/2004
Marco
Sodaro
“Tsukiji”
Marco Sodaro è nato a Torino il 2 agosto 1971.
Laureato in Architettura al Politecnico di Torino, approfondisce lo
studio della fotografia frequentando workshop con fotogiornalisti
americani, quali Charles Harbutt, Antonin Kratochvil e Micheal Ackerman.
Perfeziona le conoscenze della stampa in bianco e nero con Jim Megargee.
Lavora come assistente e fotografo per l'artista lussemburghese Doris
Drescher, e collabora come fotografo con i musicisti jazz Carlo Actis
Dato e Federico Marchesano. Nel 2003 espone a Torino in due mostre
personali. Dal 2003 risiede a Tokyo, dove insegna italiano e cura un
progetto fotografico sui senzatetto della capitale nipponica.
“Tsukiji”
In un microcosmo
variegato e in continua evoluzione come Tokyo, completamente votata al
modello americano, sorprende scoprire un luogo di tradizionale bellezza
come Tsukiji, il mercato del pesce. Visitare Tsukiji è come
assistere ad una rappresentazione di teatro kabuki, dove
l’esilità della trama è compensata dalla varietà dei costumi, degli
artifici, dei giochi di scena. Dall’alba al tramonto, migliaia di
pescivendoli girano con i loro carretti in un vasto magazzino dove, su
enormi blocchi di ghiaccio tagliati a mano, posano tonnellate di pesce
fresco. Alle 6 del mattino, i maggiori chef di Tokyo si aggirano per i
banchi alla ricerca del pesce pregiato, mentre i pescatori appena
approdati si affannano a scaricare le merci. Anguille e polpi si
contorcono nei cesti, infinite specie di pesci e molluschi si muovono
dietro i vetri appannati delle vasche. “Tutto ciò m’è apparso
– dichiara Marco Sodaro – come il malinconico catalogo di un
bestiario marino, l’immagine fossile di un mondo depositario di
segreti ormai sconosciuti, o forse da sempre ignorati.”
Con acuto spirito da reporter che vuole
indagare e conoscere la cultura giapponese, Marco Sodaro ha
rappresentato Tsukiji in 25 scatti, che riprendono scene di mercato
o singole merci. L’autore non ha bisogno di allontanare l’obiettivo
per cogliere il mercato nella sua interezza: il totale è già insito
nel particolare, reso in bianconero con sapiente uso delle tecniche
fotografiche. Attraverso il sistema zonale, Marco Sodaro pre-visualizza
il campo tonale della stampa e riesce a rendere le sfumature più
sottili. Il taglio fotogiornalistico è ispirato ai reporter americani,
come Charles Harbutt, Antonin Kratochvil e Micheal Ackerman, dei quali
è stato allievo. Da Ackerman deriva anche la scelta del fondo scuro,
solcato da raggi luminosi che rilevano gli oggetti.
Marco
di Mauro
Mostre precedenti
Evento in programma dal 26/10 al 26/11/2004 "Stelle
d'€uropa" Ideata
e curata da Giancarlo Da Lio e Roberto Sanchez Introduzione
critica di Giancarlo Da Lio Note sugli autori Opere
di:
Tiziana Baracchi
Carmela Corsitto
Bartolomé Ferrando
Rémy Pénard
Paul Tiilila
Karl Friedrich Hacker
Helmut King
Gianni Noli
Stelle
d’€uropa
Un
titolo che potrebbe far discutere sul suo significato magari scambiato
con la semplice presunzione. In realtà la mostra vuol sottolineare una
presenza maggioritaria di artisti di varie nazioni d’ Europa
rispetto alle presenze italiane. E’ questo lo spirito giusto che
dovrebbe seguire una certa operosità. Malati di esterofilia? No! Siamo
nel terzo Millennio e non dobbiamo restare abbarbicati ad un operare che
non porta da nessuna parte. Apollinaire dovrebbe insegnarci qualcosa ma
non sempre siamo buoni conoscitori della storia. Allora il fare diventa
predominante in una visione
pragmatica che uno spazio espositivo particolare sottolinea con
decisione. Un coraggio che spesso non troviamo nei sostenitori del
pensiero debole. Ma essere significa soprattutto fare senza aspettare
alla finestra a guardare. In attesa di che cosa? Forse per avere una
possibilità in più di piangere sulla propria sorte e sfortuna. Gli
artisti di questa mostra sono
presenti da tempo nel circuito di Itinerari 80 e la maggior parte
hanno partecipato nella sezione Extra 50 alla 50ma Biennale di
Venezia. Oggi con la loro presenza al Museo Minimo vogliono
sottolineare positivamente gli sforzi degli ideatori di questo nuovo
spazio che sta dimostrando come a Napoli i miracoli siano sempre attuali
Giancarlo
Da Lio
L’ARTE INTERNAZIONALE
APPRODA AL MUSEO MINIMO DI NAPOLI
Otto artisti di sei diverse nazionalità,
reduci dall’ultima Biennale di Venezia, hanno scelto di esporre
nella periferia di Napoli, in uno spazio libero e alternativo come il
Museo Minimo di Fuorigrotta. La mostra collettiva, a cura di Giancarlo
Da Lio e Roberto Sanchez, presenta opere di: Tiziana Baracchi, Carmela
Corsitto, Bartolomè Ferrando, Karl Friedrich
Hacker, Helmut King, Gianni Noli, Remy Penare e Paul Tiilila. La
veneziana Tiziana Baracchi continua la sua ricerca sui miti di una
generazione, quella del ’68, che sognava la fuga dalla civiltà
capitalista. L’inserimento di nuovi materiali ci ricorda, al
contempo, che siamo proiettati verso nuovi orizzonti. La siciliana
Carmela Corsitto occulta elementi del quotidiano in una gabbia di
plastica. Tale espediente permette all’artista di focalizzare
l’attenzione del pubblico su oggetti banali, ai quali comunemente
non si presta attenzione. Lo spagnolo Bartolomè Ferrando spazia con
disinvoltura dalla pittura alla performance. Nella tavola esposta al
Museo Minimo, l’artista ha impresso una sequenza casuale di lettere,
che idealmente può continuare all’infinito, come il pensiero umano.
Il tedesco Karl Friedrich Hacker è solito accompagnare le sue
esposizioni con improvvisazioni musicali al sax. A Napoli presenta
un’incisione dal sapore espressionista, raffigurante una giovane
donna dal volto ammiccante. L’austriaco Helmut King è un esponente
delle Fantastic United Nations, organo indipendente che aspira alla
deglobalizzazione creativa delle culture. Attraverso le banconote
d’arte, FUN intende stimolare la cooperazione tra nazioni
immaginarie. Gianni Noli sa decidere, coraggiosamente, quando
un percorso è finito per iniziarne un altro, con tutta l’esperienza
di un passato che non deve costituire un limite. Il francese Rémy Pénard,
residente a Limoges, è fondatore della Repubblica degli Artisti.
Mediante la figura di un uomo col fucile, l’artista condanna la
politica dell’Unione Europea, tesa a difendere i propri interessi
contro i possibili antagonisti. Il finlandese Paul Tiilila, che
combina la pittura tradizionale con la computer art, traduce nelle sue
opere quel senso d’infinitezza che pervade la natura scandinava. Le
sue opere recenti, in bilico tra il figurativo e l’astratto,
dialogano con l’ignoto e l’assoluto.
Marco di Mauro
vedi note sugli autori
1^ Mostra
Roberto Sanchez
"Opere mobili"
La
personale si è svolta da martedì 23 marzo al 2 aprile 2004.
Testo
di presentazione di Giancarlo Da Lio, critico veneziano, co-fondatore del
Movimento
Iperspazialista, intitolato:
"Roberto
Sanchez: contro
l’immobilismo"
In archivio
note ed
articoli ripresi dalla stampa e da internet.
Seguono
i testi critici di Maurizio Vitiello e Giancarlo Da
Lio.

Fonte: www.ilbrigante.com
NAPOLI:
''CONTRO L'IMMOBILISMO''
APRE IL “MUSEO MINIMO” |
|
La nuova struttura posizionata
nella zona di Fuorigrotta
presentata con l’inaugurazione
della mostra di Roberto Sanchez
E’ stata inaugurata martedì 23 marzo e resterà aperta sino a
venerdì 2 aprile 2004 la mostra di Roberto Sanchez, intitolata
“Contro l’immobilismo”, al Museo “Museo Minimo”, in
Via detta San Vincenzo n. 3 (collegata a Via Renato Caccioppoli),
nella zona di Fuorigrotta, che finalmente vede uno spazio
dedicato alle arti visive contemporanee.
L’esposizione è stata presentata dal critico veneziano
Giancarlo Da Lio, che nel contributo scritto, tra l’altro,
segnala:
“E’ già passato un secolo dalla presentazione del
manifesto del futurismo e non sempre i movimenti successivi ne
sono stati all’altezza. Un limite difficilmente, estremamente
difficile da superare. E’ in questo contesto che riconosco in
Roberto Sanchez questa capacità, onestà mentale.”
L’artista napoletano, attivo dagli anni Settanta, ha aderito
al “Movimento Iperspazialista”, curato da Giancarlo Da Lio.
Tra i presenti all’inaugurazione gli artisti Antonio
Perrottelli e Renato Milo del “Gruppo Madi”, Vittorio
Fortunati, Enzo Buttino, Salvatore De Curtis e l’immancabile
simpatica visitatrice Lidia Migliozzi.
Conosco da molti anni l’operatore partenopeo Roberto Sanchez
ed ho scritto contributi ed interventi critici per alcune mostre
che ha allestito.
Napoli è una terra di fortissima creatività, si pone come zona
emblematica di nutritissime accelerazioni e di riepilogative
trasgressioni e Roberto Sanchez controllando periscopicamente un
ambiente, tra i più sorgivi, interessanti e stimolanti, ha
tentato e tenta di sintetizzare umori ed aggettazioni
antropologiche in corsive formulazioni neo-geometriche, in cui
si rincorrono tenute acriliche e stesure ad olio.
Andamenti ritmici, con arrotondamenti di tempi frenetici e spazi
di pausa, e spiccati cromatismi, con colori d’inclinazione
cangiante e favoriti da una coltivata espressione mediterranea,
nonché andamenti segmentati, con tratti ovattati e spicchi
pungenti, puntano insieme a reggere equilibri dinamici,
insaporiti da sbriciolamenti ed evaporazioni dei caratteri delle
imprimiture delle tinte, e ad innervare impaginazioni in cui
fluiscono mobilità e temperamento.
Roberto Sanchez cerca d’istruire una rete di segnacoli e un
reticolo di segnature in uno schema raffinato di segni, la cui
predominanza è versata ad accogliere una vettorialità,
conseguente e susseguente ad una volontà, seppur, in parte,
descrittiva, ma, fondamentalmente, aperta a sostenere una
pluralità di messaggi visivi, declinati a rielaborare
dimensioni metropolitane.
Dinnanzi alle ultime opere di Roberto Sanchez, tra cui pastelli
a cera e tecniche miste, disposte a dimensionare l’uomo, che
s’interroga sulle varianti del suo status, oggi più che mai
"glocal", si afferrano architetture del fare, in un
linguaggio cantato, disteso, aperto, scattante e poliedricamente
cadenzato a sezionare possibili strutture future.
L’artista, che prosegue nel suo lavoro, sempre con serietà
operativa, ha ultimamente prodotto lavori composti da singoli
rettangoli di legno su cui dipinge valutazioni
geometrico-astratte, che, poi, conserva in comuni scatole. Così,
i fruitori potranno divertirsi a montare un quadro sulle proprie
pareti domestiche.
Maurizio Vitiello
|
|
ROBERTO SANCHEZ
Mobilità/Movimento
Roberto Sanchez riesce sempre a stupirmi e ad entusiasmarmi. Cosa rara nel
panorama delle arti visive dove il conformismo inaridisce gli animi.
Sanchez mi conferma la sua originalità nell’essere artista. Infatti è
riuscito a creare opere personali, chiaramente riconoscibili nel panorama
delle arti e continua a sperimentare la sua poetica su vari supporti e con
modalità diverse. Ricordiamoci le sue Opere da Viaggio con cui entra nel
movimento Iperspazialista ed ora le Opere Mobili. Opere accurate che
lasciano una fase di operatività anche all’usufruitore. Una libertà
non indice di pigrizia ma una possibilità offerta di intervenire sulla
dislocazione spazio-formale. Quale sarà il numero delle possibilità
offerte? Penso un numero infinito come il movimento e le sue frazioni di
movimento, frazioni di respiro di un universo che nel valore semantico del
nome dovrebbe dirci tutto. Sanchez con le sue opere mobili continua il
viaggio. Un viaggio che nulla ha in comune con l’immobilismo tanto caro
ai passatisti.
Venezia, Febbraio 2004 Giancarlo Da Lio
2^ Mostra
"Transiti per Fuorigrotta"
a cura di
Maurizio Vitiello
Opere di
Ciro Barbaro
Balducci
Maurizio
Bonolis
Maria Pia
Daidone
Francesco Iuliano
Roberto Sanchez
Salvatore
Starace
martedì 4
maggio a mercoledì 30 giugno 2004
In archivio
note ed articoli ripresi dalla stampa e da internet.

Il critico d'arte Maurizio Vitiello
commenta le
opere.
Transiti per Fuorigrotta
E' stata inaugurata martedì 4 maggio 2004 e resterà
aperta sino a mercoledì 30 giugno 2004 al "Museo Minimo", la
mostra, curata da Maurizio Vitiello, intitolata "Transiti per
Fuorigrotta", con opere di Ciro Barbaro Balducci, Maria Pia Daidone,
Maurizo Bonolis, Francesco Iuliano, Roberto Sanchez e Salvatore Starace.
Questi artisti di qualità, da molti anni sulla scena artistica campana
e nazionale, differenti per stili e caratteri, offrono un serio
ventaglio di misurate declinazioni del linguaggio plastico e pittorico
contemporaneo.
Nella rassegna "Transiti per Fuorigrotta", ospitata nel nuovo
spazio del "Museo Minimo", espongono artisti che propongono
"profili mediterranei" nelle loro produzioni.
Si potranno apprezzare lavori ultimi di Ciro Barbaro Balducci, Maurizio
Bonolis, Maria Pia Daidone, Francesco Iuliano, Roberto Sanchez e
Salvatore Starace, che sicuramente interesseranno e felicemente
intrigheranno.
Tensioni, istanze, esiti, palpiti e risultati di ricerche vivono la
necessità di confrontarsi.
Questi artisti di qualità, da molti anni sulla scena artistica campana
e nazionale, differenti per stili e caratteri, offrono un serio
ventaglio di misurate declinazioni del linguaggio plastico e pittorico
contemporaneo.
Attuali direttive di molteplici modalità espressive convergono per
manifestare attendibili presenze e per determinare una possibile
misurata ricognizione.
Lavori di ricerca e notazioni, seriamente conosciuti ed ampiamente
riconosciuti, che sostengono un contemporaneo visivo di forte carattere
euro-mediterraneo, attivano oggi una prova espositiva per alimentare, in
fondo, una solida apertura futura.
Bisogna sottolineare che la creatività nel Mezzogiorno risulta sempre
in crescita ed i risultati delle varie indagini in campo hanno bisogno
di luoghi di confronto per eventuali dibattiti.
Questo nuovo spazio permette di corroborare la conoscenza di percorsi
artistici di seri operatori e di fissare l’attenzione sulle loro
fattive ricerche.
Maurizio Vitiello
3^ Mostra
"Variazioni Mediterranee"
a cura di
Maurizio Vitiello
Opere di
Ciro Barbaro
Balducci
Maurizio
Bonolis
Lucia Buono
Enzo Buttino
Tonia
Cupertino
Franco Cortese
Carlo Cottone
Maria Pia
Daidone
Salvatore
Curtis
Francesco Iuliano
Alberto
Lombardi
Roberto
Mantellini
Luciana Mascia
Nuccia Pulpo
Roberto Sanchez
de Luna
Ilaria
Simonetti
Salvatore
Starace
martedì
29 giugno a giovedì 30 settembre 2004
In archivio
note ed articoli ripresi dalla stampa e da internet.


Nella rassegna "Variazioni Mediterranee", allestita nello spazio
del “Museo Minimo” di Napoli, espongono artisti pugliesi, campani e
laziali che propongono "accezioni mediterranee" nelle loro
ultimissime opere.
Aperture, istanze, tensioni, lieviti, esiti, palpiti e risultati di
ricerche vivono la necessità di confrontarsi.
Questi artisti di tono e qualità, da molti anni sulla scena artistica
nazionale, differenti per caratteri, offrono un panoramico e serio
ventaglio di misurate declinazioni del linguaggio plastico e pittorico
contemporaneo.
Attuali direttive di molteplici modalità espressive convergono per
manifestare attendibili presenze e per determinare una possibile misurata
ricognizione.
Lavori di ricerca e notazioni, seriamente conosciuti ed ampiamente
riconosciuti, che sostengono un contemporaneo visivo di forte umore
euro-mediterraneo, attivano oggi una prova espositiva per alimentare, in
fondo, una solida apertura futura.
Bisogna sottolineare che la creatività nel Mezzogiorno risulta sempre in
crescita ed i risultati delle varie indagini in campo hanno bisogno di
luoghi di confronto per eventuali dibattiti. Questo nuovo ed attivo spazio
permette di corroborare la conoscenza di percorsi artistici di seri e
qualificatissimi operatori e di fissare l’attenzione sulle loro fattive,
interessanti indagini linguistiche.
La filosofia di quest’incontro, improntato al confronto di stili,
permette alla zona di Fuorigrotta di Napoli di poter recepire un momento
culturale, mentre all’orizzonte si profilano ulteriori spunti per scambi
aggreganti di nuovi progetti.
Maurizio Vitiello
-
UNA
NUOVA SEDE PER L’ARTE CONTEMPORANEA A FUORIGROTTA
Ogni luogo può essere permeato dall’arte, può
proporsi come spazio d’aggregazione e laboratorio culturale. Ne è
consapevole il pittore Roberto Sanchez, attivo nel campo dell’astrazione
geometrica, che ha convertito in sede espositiva la sala d’attesa di uno
studio medico. Il “Museo Minimo” ha sede in Via detta San Vincenzo, a
Fuorigrotta, un quartiere che non offre spazi adeguati alla fruizione
dell’arte contemporanea. Pertanto la conversione della sala rappresenta
un’operazione culturale di ampio respiro, che richiama analoghe esperienze
francesi e inglesi.
Il Museo Minimo presenta stasera un’inedita
collettiva curata dal critico Maurizio Vitiello, con opere di Ciro Barbaro,
Maurizio Bonolis, Lucia Buono, Enzo Buttino, Tonia Copertino, Franco
Cortese, Carlo Cottone, Maria Pia Daidone, Salvatore De Curtis, Francesco
Iuliano, Alberto Lombardi, Roberto Mantellini, Luciana Mascia, Nuccia Pulpo,
Roberto Sanchez, Ilaria Simonetti, Sergio Spataro, Salvatore Starace. Sono
artisti di varia età, provenienza e formazione, che offrono un ventaglio
attendibile delle tendenze artistiche – astratte e figurative, geometriche
e informali – che attraversano l’Italia. In una serrata esposizione si
dispongono fugaci le opere di pittura, grafica e scultura, in
un’esplosione di linguaggi che avvolge e travolge il pubblico.
La folta rassegna, visitabile dal lunedì al venerdì,
si concluderà giovedì 30 settembre.
Marco di Mauro
Articolo pubblicato su Dossier Magazine il 29/06/2004
Evento in programma dal
5/10 al 20/10/2004
Roberto Mantellini
"Le macchie di catrame"
Vedi mostra completa
sito
a cura di Ernani utech
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Rassegna stampa
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