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“La Cartolina di Napoli” Dalla gouache al merchandising A cura di Roberto Sanchez Presentazione di Carolina Mantellini Inaugurazione martedì 25 maggio 2010, ore 18,30 L’esposizione sarà visitabile dal 25 maggio al 9 ottobre 2010 Spazio espositivo: Museo Minimo – Via detta San Vincenzo 3 angolo Via Leopardi 47- Fuorigrotta – 80125 Napoli – 081.621170 Web www.museominimo.it - Email museominimo@virgilio.it Continua la consuetudine del Museo Minimo di presentare saltuariamente una mostra atipica in rapporto alla linea prevalente che favorisce la ricerca non figurativa. Un momento, cioè, in cui irrompe quella che veniva definita una volta “arte commerciale” con la a minuscola dai soliti noti dal naso che si arriccia laddove individuano il privilegiare, a loro dire eccessivo, della ricerca estetica in una tematica localistica. In realtà la pittura’da cartolina’affonda le sue radici nelle gouaches del sette-ottocento che annoveravano artisti di grande spessore, costituiendo un patrimonio iconografico immenso in relazione all’immagine di Napoli. Basti citare Saverio Della Gatta, PietroFabris, Salvatore Fergola, Antonio Joli, J.Philipp Hackert, Giovan Batista Lusieri, i vari Carelli, Senape e tantissimi altri allo stesso livello che non cito per mere ragiono di spazio. Senza questa pittura che analizzava paesaggi, personaggi e costumi, non avremmo oggi idea dei tesori tramandati e persi, della fisionomia ambientale fino alla moda e al costume degli ultimi secoli. Oggi esiste ancora la pittura di riflessione e documentazione e, soprattutto, serve ancora? Io credo proprio di sì, seppure non nelle forme tradizionali e nelle gallerie ma distribuita nei veri luoghi di incontro come le grandi librerie, oppure nei negozi di accessori per l’arredamento di buon livello, di merchandising museale o, ancora, utilizzata nella pubblicità. Il più delle volte sotto forma di poster, oggettistica, cartoline, magliette. Da ricordare l’iniziativa dei primi anni novanta dal titolo”Colore e Calore”per una Napoli vista da artisti, grafici e designer su t-shirt e cartoline che pure fu patrocinata da Comune, Provincia e Istitut Francaise de Naples (i francesi la sanno lunga!). Il Museo Minimo presenta una mostra che, pur nei limitatissimi spazi di cui dispone, illustra un breve escursus che prende le mosse proprio dalla gouache antica, non in originale ma attraverso qualche esempio seppur raffinato di epigoni che rispondono a richieste attuali di mercato. Cioè al desiderio di molti che, attraverso una spece di ‘falso d’autore’, desiderano rivivere un mito. Accanto, immagini di paesaggi e particolari urbani studiati non solo per un uso tradizionale come il quadro, ma anche come pannellature decorative, accessori per arredamento, calendari, packaging ecc. realizzati in gran parte da Roberto Sanchez per la ditta MACRI’impegnata, quasi filantropicamente, nelle valorizzazione dei dati cultural-visivi di Napoli. Tutto questo costituisce un modo virtuoso di sfruttare l’immagine migliore del nostro territorio che crea un circuito di valorizzazione reciproca in un momento in cui solo il Cielo sa di quanto ce ne sia bisogno! Carolina Mantellini
Vernissage “La materia in divenire” Giovanni Cuofano Data vernissage: martedì 13 aprile 2010 - ore 18,30 - Chiusura mostra: 8 maggio 2010 È un’interessante prospettiva creativa quella di Giovanni Cuofano e vale ad istituire un intrigante processo di analisi del reale del quale non vengono proposte le immediate istanze di una raffigurazione restituiva dell’oggetto, ma le imprese talvolta drammatiche del passaggio della storia. Il punto di partenza di Cuofano è quello,infatti,di un indagine sul dato materico; ma esso non è inteso come referente logico-estetizzante di una dimensione astrattamente intellettuale e di una proiezione eidetica del fare, ma si istituisce come proprio analitico di una oggettività pregnante ed invadente, quella più significativamente ingombrante e preoccupante del rifiuto, di ciò che,insomma, la società contemporanea rigetta da sé,spesso,senza averne addirittura esaurito fino in fondo l’utilizzo funzionale. Da qui parte Giovanni Cuofano e nelle sue sculture,come nella sua pittura,eleva il rifiuto a spessore materico, a costituente primario dell’ordito espressivo,per farne non certamente la metafora di un mondo, ma l’espressione tangibile dei contenuti alienanti di una civiltà che si vergogna – o che sembra farlo – di ciò che riduce nel contesto invadente del suo surplus di consumo. L’informale non poteva essere, quindi,che il logico alveo stilistico,per Cuofano, quello entro il quale poter esprimere con pienezza il dato del suo prodotto creativo; e le colorazioni stesse abbrunate e annerite delle sue opere contengono il massimo della pregnanza significativa che la negazione della luce può ingenerare nell’oggetto che ha smesso per sempre d’essere seducente e splendente per ridursi a mero ammasso d’incongrua definizione funzionale. L’arte restituisce non solo per dignità alla materia, ma mostra che il processo evolutivo non s’arresta laddove l’esigenza di conferire l’oggetto a rifiuto attesta la resa incondizionata del mondo economico di fronte all’evenienza dei tempi. L’arte, con l’opera di Cuofano,mostra di sapere e di potere andare di là,oltre gli stessi confini di un riciclo opportunistico dell’oggetto, cui il rifiuto è chiamato per suggerne l’estrema stilla di fonte energetica o d’ulteriore fonte di approvvigionamento di materia prima. L’estetica non riscopre in opere come quelle di Cuofano la mitica del bello, ma crea il passo decisivo per l’appropriazione o, se meglio può dirsi, della ri-appropriazione significativa del nucleo centrale della sua datità pre-baumgarteniana che le appartiene. Questo, tutto ciò, a nostro avviso, è una conquista. Rosario Pinto
Artbahnkreuz
Tiziana Baracchi(Ita), Fiorenzo Barindelli(Ita), Horst Baur(Ger), Mariano Bellarosa(Ita), Lamberto Caravita(Ita), Yolaine Carlier(Fra), Bruno Cassaglia(Ita), Pino Conestabile(Ita), Carmela Corsitto(Ita), Francesco Cucci(Ita), Maurizio Follin(Ita), Mauro Gentile(Ita), Karl F. Hacker(Ger), Cesare Iezzi(Ita), Giosuè Marongiu(Ita), Henning Mittendorf(Ger), Lynn jr Palmiter(U.S.A.), Rémy Pénard(Fra), Walter Pennacchi(Ita), Paola Rivabene(Ita), Claudio Romeo(Ita), Roberto Sanchez(Ita), Renato Sclaunich(Ita), Pete Spence(Australia), Salvatore Starace(Ita), Reid Wood(U.S.A.). A cura di Giancarlo Da Lio e Roberto Sanchez Presentazione di Giancarlo Da Lio INCROCI Nuova tappa al Museo Minimo con gli artisti di Artbahnkreuz. Non una semplice partecipazione ma un punto di riferimento lungo l’autostrada dell’arte. E non poteva che essere così da quando Roberto Sanchez ha creato e animato il suo spazio dedicato agli artisti indipendenti di tutto il mondo. Una situazione museale aperta, viva, in chiara opposizione ad un concetto statico e manierista. Uniche regole sono la libertà creativa e la qualità che potrebbero non essere sempre immediatamente comprese ma questo è il destino obbligato di chi vuole essere artista nel più vero senso del termine. Noi siamo stati sin dagli inizi favorevoli al suo modo di essere e la nostra presenza ne è stata e continua ad essere testimonianza in una città che vede nonostante le problematiche economiche sociali un modo di creare vorticoso e affascinante. Un continuo terremoto nel distruggere e nel creare. Il coraggio dell’arte e nell’arte non deve lasciarsi vincere dal convenzionale.
Venezia 3 febbraio 2010 GIANCARLO DA LIO
Inaugurazione martedì 2 marzo 2010, ore 18,00 L’esposizione sarà visitabile dal 2 marzo al 2 aprile 2010
Un’altra Napoli
Stefano Borriello, Salvatore De Curtis, Paolo La Motta, Roberto Mantellini, Roberto Sanchez, Mario Sangiovanni e Lucio Statti
Presentazione di Carolina Mantellini Inaugurazione martedì 26 gennaio 2010, ore 18,00 L’esposizione sarà visitabile dal 26 gennaio al 19 febbraio 2010 Un’altra Napoli Seppur tra mille difficoltà, la Napoli compresa tra la collina di Posillipo, Vomero, Centro Direzionale e mare ci fa sperare nel superamento del calo di immagine, determinato sia da eventi di cattiva amministrazione che di scarsissimo civismo. Oltre queste virtuali mura, pare che della periferia e della provincia a nessuno importi più niente. Il Museo Minimo, operando nella semi-periferia di Fuorigrotta, ha scelto di collocarsi in un territorio mediano di comprensione dell’una e dell’altra Napoli. Seppure l’area Flegrea sia diversa dall’entroterra, l’area Est da quella Vesuviana, il convivere della bellezza col degrado sono le caratteristiche costanti di questi territori. Se un tesoro è ricoperto di sporcizia chi lo riconosce come tale? Gli artisti, diamone atto, riconoscono l’oro dove gli altri non lo vedono. In questa mostra Stefano Borriello, Salvatore De Curtis, Paolo La Motta, Roberto Mantellini, Roberto Sanchez, Mario Sangiovanni e Lucio Statti interagiscono con luoghi altrimenti ‘di scarto’ riscattandoli almeno nelle loro personale visione di una realtà mai da buttare ma da ricreare. Non dimentichiamo, infine, che proprio le periferie sono state palestra di grandi talenti, come se un principio metafisico volesse colmare l’horror vacui del vuoto culturale.
Carolina Mantellini
manuel olivares “PULPAINTINGS” A cura di Roberto Sanchez Inaugurazione martedì 17 novembre 2009, ore 18,00 L’esposizione sarà visitabile dal 17 novembre al 12 dicembre 2009
Il FUTURISMO 1909 / 2009 Mostra espositiva Inaugurazione 15 novembre 2009 ore 10,30 A cura di Rosario Pinto e Domenico Ducci Con la collaborazione del Museo Minimo di Napoli Pinacoteca Comunale d’Arte Contemporanea “Massimo Stanzione” Palazzo Ducale”Sanchez De Luna d’Aragona” Sant’Arpino (CE)
Partimentazione cronologica in quattro fasce temporali: Prefuturismo, Futurismo, Postfuturismo, Neofuturismo. In quest’ultima sezione si inserisce la mostra “FUTURFUTURISMI”ospitata recentemente dal Museo Minimo di Napoli, curata da Giancarlo Da Lio e Roberto Sanchez. Nel catalogo sono presenti i seguenti artisti internazionali con le opere esposte, brevi note biografiche e testo di Giancarlo Da Lio:
Tiziana Baracchi – Italia Pino Conestabile – Italia Carmela Corsitto – Italia Mauro Gentile – Italia Giosuè Marongiu - Italia Carlo Pecorelli – Italia Claudio Romeo – Italia Roberto Sanchez – Italia Salvatore Starace – Italia Pete Spence – Australia Cornelis Vleeskens – Australia Ed Varney – Canada Alberto Ferretti – Finlandia Christian Alle – Francia Françoise Soupel – Francia Michael Fox – Germania Klaus Groh – Germania Henning Mittendorf – Germania Jürgen Olbrich – Germania Schoko Casana Rosso – Germania Antoni Miró – Spagna Lothar Trott – Svizzera Christine Tarantino– USA
Vernissage “NAPOLI VISIONARIA”…sedici anni dopo Personale di Roberto Sanchez martedì 6 ottobre h 18 dal 6 ottobre al 6 novembre 2009
“Napoli Visionaria” …16 anni dopo
Il progetto di Roberto Sanchez , nel 1993, era quello di aggiornare in chiave contemporanea la tradizionale gouaches napoletana. Questo ( siamo poco prima del G7 a Napoli e quindi dell’amministrazione comunale di Bassolino) in un momento estremamente basso del livello di immagine della città. L’obiettivo era proporre delle vedute di Napoli da utilizzare nella pubblicità e nell’editoria di tipo turistico, in alternativa all’oleografia stantia che ancora imperava. Quindi furono prodotte stampe, cartoline, immagini di copertina per periodici, perfino magliette con le proposte di una diversa angolazione degli scorci della città. Un atto di amore per una Napoli che, diciamolo, non è mai stata prodiga di attenzioni nei confronti dei suoi artisti. Si badi bene che il lavoro di ricerca di Sanchez, sia allora che ancora oggi, si sviluppa prevalentemente in ambito non figurativo: la necessità e il desiderio di una immediata comunicazione lo spinsero a quest’ampia deroga. Infatti proprio nel ’93 l’artista compare con le sue illustrazioni nel libro “Il piccolo vagabondo” di Chiara Fontana per le edizioni Lectorium di Milano (collana per ragazzi ‘La scintilla’) inaugurando questa avventura in un ambito per lui nuovo. A distanza di sedici anni Roberto Sanchez vuole ricordare con una mostra al Museo Minimo quell’esperienza, riprendendola con nuovi approcci figurativi studiati recentemente, in un momento non positivo della città che ha ripreso l’immagine sgualcita dopo una parentesi valida ma transitoria. Certamente ci vuole altro, con i problemi che ci sono, dell’opera di un artista che riproponga il mito della bellezza non soppressa di Napoli, ma i cittadini di buona volontà devono pur appigliarsi a qualcosa per ripartire, in una città che sa essere miserabile e ‘nobilissima’ nello stesso tempo.
Per rimarcare l’effetto ieri-oggi la mostra è corredata di un video che, oltre a riproporre un servizio ed una intervista di due televisioni private a Roberto Sanchez nel 1994, documenta le speranze della città all’epoca del G7 di quell’anno, quando nella personale a Palazzo Reale furono esposte appunto le opere della serie “Napoli Visionaria” con uno scritto di presentazione di Arcangelo Izzo.
Napoli 2009 Carolina Mantellini
Vernissage martedì 16 giugno h 18 dal 16 giugno al 3 ottobre 2009
“ La cospirazione figurativa” Rosa Cassino, Salvatore De Curtis, Paolo La Motta, Roberto Mantellini, Roberto Sanchez, Mario Sangiovanni, Lucio Statti “L’equivoco comune e permanente che riguarda l’arte contemporanea fatta con tele, pennelli, colori e per di più figurativa, è proprio di non considerarla attuale. Dal momento che, agli albori del secolo scorso, l’arte si affrancava dalla rappresentazione della fisicità di ciò che ci circonda, la pittura legata alle figure, ai paesaggi e agli oggetti ha perso sempre più terreno nel testimoniare la ‘modernità’ e la ‘contemporaneità’. Ma, anche se la parentesi della ’Transavanguardia’, seppur nel suo limite di attingere sovente all’arte arcaica , ha fatto superare molti pregiudizi, non sempre risulta chiaro a critici ed appassionati che così come l’arte non è legata aprioristicamente ad una tecnica e ad un medium così non esiste un dogma che condanni la ‘pittura figurativa’ ad un esercizio sterile. Credo, infatti, che nello spazio limitato di una tela e nell’uso di pigmenti colorati esiste tutt’oggi la possibilità di realizzare la grande alchimia dell’opus: creare il ‘mondo in piccolo’, fissare in quello spazio reale e virtuale l’umano altrettanto reale e virtuale. In altri termini dobbiamo ricordarci che un ritratto, un paesaggio, una natura morta non sono un tentativo di riproduzione verosimigliante o una semplice rappresentazione più o meno personalizzata, ma un mondo grande e complesso. Nel momento che percepiamo nell’opera il mistero e la forza creativa ogni dubbio tace e resta una sola domanda: cosa spinge l’artista ad abbandonarsi, per così dire, all’estasi del demiurgo dalle mani sporche di colore? Così questo gruppo di artisti, molti dei quali con una lunga esperienza di vari astrattismi, oggi rivendicano con forza e a gran voce non semplicemente il diritto ad esistere della loro pittura come ‘riserva indiana’ ma la sua potenziale supremazia, primato che si fonda non sulla rottura ma sulla continuità. Tutto ciò, riflettiamo, si accorda con la tendenza attuale nella società occidentale del recupero dei valori maldestramente e frettolosamente accantonati. Infine, se vogliamo dirla tutta, l’intento non secondario di questi sette artisti è di contribuire a far vedere” il re nudo” dove il re è lo spocchioso regime del brutto contemporaneo”. Carolina Mantellini
a cura di Roberto Sanchez Presentazione di Carolina Mantellini Inaugurazione martedì 12 maggio 2009, ore 18,30 L’esposizione sarà visitabile dal 12 maggio al 6 giugno 2009
Il Museo Minimo, nelle recenti proposte espositive, manifesta la volontà di privilegiare la formula della doppia personale contando su di un particolare ‘effetto volano’. Infatti l’accostamento tra due artisti innesca nell’attenzione del pubblico uno stimolo alla lettura delle singole personalità e sulle affinità che hanno invogliato ad un allestimento comune. Mentre una seppur limitata collettiva a tema , disperde comunque le singole cifre in un difficile accostamento, i confronti come quello che oggi viene proposto al Museo Minimo tra Lello Bavenni e Salvatore Starace permettono il dispiegamento della loro proposta ma anche l’incentivo ai visitatori per delle riflessioni in parallelo. Seppur artisti con cifre marcatamente personali, sono accomunali dalla rivendicazione di una visione dell’arte che propone quei valori di ricerca compositiva, diciamo pure di bellezza dell’immagine, come mezzo e fine dell’atto creativo in un rapporto inestricabile tra significato e segno. In altri termini nella cultura di Bavenni e Starace, imperniata sul primato dell’opera, non c’è posto per quella visione dell’arte che in un recentissimo libro di Piroschka Dossi, “Art Mania”, si esprime così:”quello che provoca la nostra ammirazione e la nostra disponibilità a pagare prezzi alti non è tanto l’opera, quanto piuttosto l’aura del suo creatore”. Lello Bavenni mi colpisce per la sapiente attitudine ‘nomade’ all’interno dei ‘generi’ che elabora creando opere stilisticamente curate e nel contempo provocatorie nel ribadire la superiorità dell’immagine sapientemente costruita in confronto con la dittatura del nichilismo estetico del brutto contemporaneo. Condividendo gli stessi valori Salvatore Starace, noto per il motivo stilistico locale–globale del ponte di Seiano, oggi analizza la leggerezza della geometria, la sua valenza liberatoria in un rapporto simbiotico e non oppositivo alla natura come, per altri versi, ci suggerisce la geometria dei frattali. Carolina Mantellini
Napoli. Museo Minimo, domenica 15 marzo inaugurazione della duplice personale
Intervento critico: Marco di Mauro Artisti: Anna Pozzuoli, Livio Marino Atellano
Testo Critico: “Espressioni a Confronto” La solida fermezza di Livio Marino Atellano e la poetica leggerezza di Anna Pozzuoli si incontrano al Museo Minimo di Napoli, in una duplice personale che mette in risalto le specifiche qualità dei due scultori, in grado di stabilire un dialogo che va oltre le opere, coinvolgendo lo spirito e i sensi. Livio Marino Atellano presenta dodici busti di terracotta, nei quali ritrae se stesso, in atteggiamento fermo e autorevole, con impietosa descrizione dei propri difetti, dalle rughe che incidono la fronte ai capillari spezzati nella zona orbitale. Sono i segni del tempo, della fatica, della passione, che l’artista ha voluto registrare fedelmente, senza nulla concedere alle lusinghe di un’appagante idealizzazione. Il verismo della resa ci riporta ai capolavori della ritrattistica romana, come il rude Ritratto di Patrizio di collezione Torlonia, che vuole testimoniare, nelle profonde rughe e nell’espressione ferma degli occhi, l’orgoglio di aver ottenuto la stima sociale attraverso una dura vita di servizio alla repubblica. Ma l’autoritratto di Livio Marino Atellano, moltiplicato come un prodotto seriale e ossessivamente riproposto in rigorose composizioni geometriche, sembra perdere la sua identità, suscitando una drammatica riflessione sulla negazione dell’io nel contesto alienante e omologante della società globalizzata. Ogni autoritratto è inserito in una gabbia di ferro senza chiavi né serrature, che sembra evocare quelle prigioni, come lo Spielberg o Guantanamo, da cui non si esce se non dopo la morte. Ma anche la società in cui viviamo, nonostante lo spettro deformante dei mass-media, appare all’artista come una prigione trasparente, che offende l’individuo e la sua creatività. Anna Pozzuoli afferma, mediante una sapiente lavorazione dei metalli, trattati come esili membrane che si lasciano permeare dalla luce e dallo sguardo, una ‘sostenibile’ leggerezza dell’essere. I graffi e le fenditure che segnano le superfici metalliche non hanno la tragica evidenza dei cretti di Burri, ma la serena consistenza dei tagli di Fontana, liriche aperture sulla dimensione dello spirito, che vuole affrancarsi dal peso della materia e invadere lo spazio, per ricongiungere l’immanente al trascendente. C’è una voglia di assoluto nelle opere di Anna Pozzuoli, che intende l’arte come strumento iniziatico, per evadere dalla mediocrità e dal caos del vivere quotidiano e per ascendere verso una dimensione superiore, ormai del tutto libera dai legami con il corpo. Altra componente essenziale delle sue opere è la luce, che ora si riflette nelle superfici di metallo, generando un fascio di colori iridescenti, ora penetra nel buio delle fenditure, come una sonda che rivela profondità inaspettate e dimensioni ignote. L’intervento pittorico, appena percepibile, è un alone che asseconda i riflessi del metallo, senza alterarne le qualità. Per l’artista capuana, infatti, è nella forma che si esprime il significato dell’opera, mentre la pittura, lungi dall’essere una decorazione o sovrapposizione di senso, è usata per esaltare le proprietà intrinseche della materia. Marco di Mauro
Anna Pozzuoli nata negli (USA), si è formata in Italia presso l'Accademia Belle Arti di Napoli, ha lavorato come restauratrice in Campania e ha realizzato importanti lavori grafici e rilievi per alcune ditte di restauro di Roma e Caserta. Vive e lavora a Capua (Caserta) dove svolge l'attività di pittrice e scultrice utilizzando ferro e metalli vari.
Livio Marino Atellano è nato ad Atella di Napoli nel 1946 e risiede a Capua (Caserta) dove vive e lavora. Diplomato al Liceo Artistico di Napoli, completa gli studi all’Accademia di Belle Arti (scultura) della stessa città. E’ stato fra i promotori del gruppo “Studio P66” di Terra di Lavoro, della Comune 2, del Collettivo Lineacontinua di Terra di Lavoro, e del Livio Marino & Antonello Tagliafierro srl.
FUTURFUTURISMI artisti partecipanti:
ITALIA Tiziana Baracchi - Pino Conestabile - Carmela Corsitto - Mauro Gentile - Giosuè Marongiu - Carlo Pecorelli - Claudio Romeo - Roberto Sanchez - Salvatore Starace AUSTRALIA Pete Spence - Cornelis Vleeskens CANADA Ed Varney FINLANDIA Alberto Ferretti FRANCIA Christian Alle - Françoise Soupel GERMANIA Michael Fox - Klaus Groh - Henning Mittendorf - Jürgen Olbrich - Schoko Casana Rosso - SPAGNA Antoni Miró SVIZZERA Lothar Trott USA Christine Tarantino introduzione critica: Giancarlo DA LIO dal 10 febbraio al 10 marzo 2009 inaugurazione dalle 18.00 20 febbraio 1909 sulla prima pagina del quotidiano Le Figaro compare il Manifesto Futurista. Filippo Tommaso Marinetti ne è l’ideatore solitario. Il manifesto viene letto e discusso in tutta Europa ma Marinetti deve aspettare il 1910 per trovare alleati in Umberto Boccioni, Carlo Carrà e Luigi Russolo che aderiscono al movimento. E’ insieme a loro che iniziano le serate futuriste che spesso finiscono in rissa. L’8 luglio 1910 il famoso lancio in piazza san Marco di 800000 volantini Contro Venezia Passatista. E’ passato un secolo e Venezia, nemica del modernismo, ha saputo solo realizzare il ponte di “Cascatrava”. E’ anche per questi motivi che questa nostra azione abbiamo preferito realizzarla a Napoli presso lo spazio del Museo Minimo. Uno spazio che ha dimostrato da sempre coraggio e vitalità e Noi gli siamo sempre stati vicini. Noi non siamo soliti restare alla finestra a guardare, a lamentarci su ciò che non ci viene offerto da un sistema dell’arte obsoleto. Il futuro è nelle mani degli artisti. Basta crederci. Giancarlo Da Lio
Mostra dei disegni originali di Maria Anna Barretta realizzati per la pubblicazione:
“Guida alla basilica di Santa Maria della Sanità” a cura del prof. Vincenzo Pacelli, edito a Napoli da “ L’Isola dei Ragazzi”
Vernissage e presentazione: Martedì 20 gennaio 2009 ore 19,00 La mostra chiuderà il 31 gennaio
Sarà anche l’occasione per discutere del libro, che descrive
Interverrà all’inaugurazione il prof. Vincenzo Pacelli, ordinario di Storia dell’Arte moderna presso l’Università Federico II di Napoli.
KARL FRIEDRICH HACKER “SUBSTANTIA NIGRA” a cura di Roberto Sanchez Presentazione di Giancarlo Da Lio inaugurazione martedì 11 novembre 2008 ore 18 L’esposizione sarà visitabile sino al 11 dicembre 2008
Il Museo Minimo diventa sempre meno Minimo e sempre più Internazionale con la presenza di opere su carta di Karl F. Hacker. Per la precisione di Linoleumgrafie. Un’incisione che sa di passato e che sembra in contrasto con le nuove tecniche serigrafiche digitali. Ma viaggiando per il nostro continente si scopre che non è poi così rara, che molti artisti del Nord Europa continuano ad essere interessati a questa tecnica e genere. Dicevo un sapore antico che ci fa gustare le matrici lignee, di antica memoria, ora sostituite dal più moderno linoleum. Un materiale che in origine significava edilizia, restauri a basso costo. Ma spesso una scoperta ed il suo utilizzo viene affiancato da altri usi a cui, in origine, non si era pensato. Così la tecnica si modernizza a causa della matrice. Ma riesce sempre ad esprimere un segno forte, essenziale, corposo come la mano e il pensiero di chi opera. Quindi non un segno dolce, sottile che ci possa donare l’idea dell’ombreggiatura. Non un qualche cosa di estremamente finito ma nello stesso tempo un messaggio che non lascia dubbi. E la carta ne diventa il supporto ideale su cui lasciarlo come con gli antichi caratteri di composizione quando i tipografi componevano manualmente. Tutto questo Noi lo assaporiamo, in un percorso che non vuole essere malinconia per l’ieri ma giusto riconoscimento per poter capire l’oggi.
GIANCARLO DA LIO
“INSTALLAZIONI DA PARETE” Personale di Carmela Corsitto Inaugurazione martedì 7 ottobre 2008 ore 19,00 L’esposizione sarà visitabile dal 7 al 30 ottobre 2008 E’ necessario creare ancora un neologismo per poter parlare dell’opera di Carmela Corsitto. Altrimenti non sarebbe possibile. Sembra una contraddizione ma l’avarizia dello spazio messo a disposizione dalla nuova edilizia speculativa ci impone delle scelte ai limiti che qualcuno, per fortuna, si rifiuta di accettare. Carmela è riuscita ad ottenere risultati eccellenti riuscendo a mantenere anche nelle piccole dimensioni l’idea e lo stile che la differenzia e la evidenzia. Un risultato che la fa riconoscere nel panorama del contemporaneo. La forma di cui si serve non è mai realizzata, esposta in modo barocco ma in un tutto leggero come il battito delle ali di una farfalla. Anche la scelta dei colori tendono a caratterizzarla. Come i materiali. L’oggetto-tema ricorrente mi riporta alla mente montagne di oggetti più o meno consumati ed abbandonati con fastidio dal popolo dei consumatori. Recuperati da Carmela che ci dice come tale oggetto possa ritornare a nuova vita attraverso l’ambiguità della forma sottolineata dalla luce, nuova catarsi per accettare un domani che è già oggi. L’oggetto tende ad essere una emanazione della luce, come vita, come causa scatenante e la forza centrifuga espressa nell’idea di labirinto è un’idea di espansione sempre legata all’idea di conoscenza.
Venezia 11.9.2008 GIANCARLO DA LIO
MUSEO MINIMO aderisce alla
GIORNATA DEL CONTEMPORANEO Con l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica con la mostra: "Genius loci" 23 settembre al 4 ottobre 2008 Vernissage martedì 23 settembre ore 18,30 Opere di Marianna Barretta, Gennaro Cilento, Salvatore De Curtis, Roberto Mantellini, Vincenzo Montella, Roberto Sanchez e Mario Sangiovanni. “Il fatto stesso di vivere in un territorio, col quale interagiamo quotidianamente, crea fatalmente il rapporto con un ‘quid’ che gli antichi chiamavano genius loci. Le tante variabili umane, fisiche, estetiche, culturali e anche storiche del territorio ci danno il senso di una personalità insita nel posto che abbiamo scelto o ci è toccato. Secondo Servio, infatti, nullus locus sine Genio (nessun luogo è senza un Genio) Già quando visitiamo, anche fugacemente, quei concentrati di suggestioni che sono le città, ci accorgiamo di percepirle come personaggi e non come cose. Ma si può estendere il discorso alla valle, al quartiere, al condominio, alla casa in cui abitiamo. In sintesi, oggi genius loci vuole indicare il "carattere" di un posto, le suggestioni, l'aria che vi si respira. E questo deriva , per un quartiere, dalla gente che lo abita, dai colori delle case, da quanto cielo si riesce a vedere, dai profumi. Partendo da queste considerazioni sette artisti ci mostrano la loro percezione ed esperienza dell’anima dei luoghi, di cui più hanno subito o ricercato le suggestioni” Carolina Mantellini Apertura straordinaria il 4 ottobre - Dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 18.00 alle 20.00. Nello stesso giorno sarà presentato il video “Relazioni pericolose” realizzato da Ernani Utech su immagini di Roberto Sanchez, acquisito nel 2006 dal PAN (Palazzo delle Arti di Napoli) per il PAN.archive[d] La caratteristica dell’opera è di essere concepita come un susseguirsi di rebus a soluzione multipla con coinvolgimento del pubblico.
Ikon- the synthesis personale di Roberto Sanchez
Inaugurazione martedì 24 giugno 2008 ore 19,00 L’esposizione sarà visitabile dal 24 giugno al 1 settembre 2008 Dopo quasi due decenni di riflessione sulla geometria, resa ‘calda’ con il gesto rapido della tessitura a pastello, oggi Sanchez si affaccia ad un nuovo livello: la sintesi. Nei recentissimi lavori egli transita dal discorso all’aforisma o, addirittura, ad una parola singola . Per questo Sanchez ha scelto, in occasione della mostra al Museo Minimo, il titolo inglese “Ikon” che non indica, in questo caso, l’icona come immagine-simbolo della tradizione, ma l’immagine-segnale che tutti vediamo sul desktop del computer. Ogni opera ha la caratteristica, appunto, di rimandare sempre a qualcosa, crea un collegamento diverso in rapporto a chi la guarda. Sanchez così coinvolge il pubblico al gioco della fantasia, della suggestione, non proponendo un percorso preconfezionato. Se il riferimento al gruppo napoletano di ”Geometria e ricerca” degli anni settanta con Barisani, De Tora, Di Ruggiero, Riccini, Tatafiore , Testa e Trapani era inevitabile fino ad oggi, in questi nuovi lavori dalla pennellata decisa, quasi violenta, su fondi neri che ‘sparano’le trame luminose, Sanchez realizza una sorta di espressionismo geometrico essenziale. Pur restando appieno nel campo dell’aniconico, le immagini tuttavia posseggono una carica allusiva, un’impronta emozionale pienamente umana. La mostra si divide in due momenti: i’bozzetti’a pastello di piccolo formato presentati nel dicembre dello scorso anno alla Galleria” La Mediterranea Arte” nella collettiva intitolata al formato” 18x24” e le grandi tele 120x80cm. in acrilico realizzate per l’occasione. Si ha così l’opportunità non comune di vedere come tra lavoro preparatorio ed opera finale ci sia continuità ma anche un grande salto espressivo. Questo scatto è dato sia dalla differente tecnica ma soprattutto dalla dilatazione dell’immagine che coinvolge ed impatta in modi affatto diversi. Siamo ormai all’ideogramma astratto nei piccoli lavori preparatori. Essi si sviluppano poi, al limite di una sorta di graffito a vocazione monumentale, nelle tele maggiori.
Carolina Mantellini
“ Oltre le parole” Personale di Tonia Copertino a cura di Roberto Sanchez Presentazione di Giorgio Segato
INTRA VEDERE Giorgio Segato
“ Mi ritorna in mente…” Personale di Stefano Borriello a cura di Roberto Sanchez Presentazione di Ugo Piscopo
La ricerca recente di Borriello si è indirizzata verso l’analisi della percezione dell’immagine, la cui forma precostituita, geometricamente e cromaticamente definita sulla superficie dell’opera, viene gradatamente destrutturata e quasi totalmente cancellata da progressivi interventi di accumulo o sottrazione di materiali (pittura, collage, assemblaggi, gesso, legno, immagini computerizzate). inaugurazione martedì 08 aprile 2008 ore 19 L’esposizione sarà visitabile dal 08 aprile 2008 al 30 aprile 2008
Umberto Canfora a cura di Roberto Sanchez
inaugurazione martedì 12 febbraio 2008 ore 18 L’esposizione sarà visitabile dal 12 febbraio 2008 al 8 marzo 2008
MATERICO SI’, MA CON ORDINE
Per una lettura dell’opera di Umberto Canfora
di Rosario Pinto
Una sorta di malintesa prospettiva d’approccio all’informale vorrebbe consigliare un accostamento a tale specifico orientamento stilistico considerando ‘pregiudizialmente’ che l’opzione ‘gestuale’ debba comportare ipso facto la rinuncia a qualsiasi possibilità di governo della materia determinando, in tal modo, la praticabilità, senza ulteriore delibazione critica, dell’equazione ‘informale = aformale’, dalla quale discende l’aporia semantica dell’informale inteso come sinonimo di creatività casuale. Sul piano epistemologico appare consigliabile la prospettiva cautelativa di una valutazione della casualità come condizione entro la quale si esplica la dimensione relativa e transeunte dell’esistere, al riparo da ogni intervento demiurgico o provvidenziale. Su tale tema, comunque, che è motivo di riflessione profonda, in cui le ragioni estetiche si saldano, nel segno dell’interpretazione delle cose, col tema stesso della riflessione della loro giustificazione, ponendo anche l’istanza della relazione tra casualità e determinismo, ci riserviamo di ritornare per uno studio più ampio e dilatato, osservando il problema sub specie aesthetica. Potrà essere utile, intanto, individuare nelle scaturigini stesse dell’opzione informale una linea d’intervento e d’azione che rifiuta, evidentemente, una lettura meramente ‘anarchica’ del gesto. Poste queste premesse, osserviamo d’abbrivio che ci pare di potere additare quanto suggerisce la pittura di Umberto Canfora come un gradiente di grande spessore per accostarci ad una osservazione dell’informale stesso che rifiuti la praticabilità dell’equazione suddetta ‘informale-aformale’ dimostrando l’inconsistenza epistemologica d’una lettura della processualità casuale entro cui si pretenda che ‘un’ intervento ordinatore esterno allinei senza flessioni l’essere ed il dover essere delle cose secondo una linea aprioristica in virtù della quale il reale non può che essere razionale, imponendo il reciproco della realtà del razionale. Le tragedie storiche scaturite da questi assunti sono sotto gli occhi di tutti e i secoli dell’Ottocento e del Novecento, figli del peggiore hegelismo, testimoniano quanto gravoso sia stato il carico delle violenze e dei soprusi commessi nel nome d’una razionalità di cui, evidentemente, ben altre istanze avevano distorto il senso e le dinamiche processuali. Il tema della razionalità delle cose è di più ampio spessore ed impone, peraltro, che ci si interroghi sulla legittimità stessa della proponibilità dell’assunto. Il primo dato che si propone alla nostra attenzione è proprio quello che ci giunge dall’osservazione della natura, all’interno della quale, ad esempio, la dimensione frattale sembrerebbe suggerire la possibilità d’una scansione ordinatrice che presiede ciò che appare il libero darsi delle cose. Quale è, insomma, il rapporto tra le cose ed il loro darsi organico? E’ la razionalità che precede ed informa il processo, come suggeriscono le prospettive aprioristiche o non è, piuttosto, la mente umana che, conoscendo, ordina? Non ci sfugge che dietro questa nostra prospettiva s’annida un intento ben netto e dichiarato: quello di allontanarsi dalla possibilità di considerare all’interno delle cose una prospettiva d’entelechia che presieda metafisicamente il progetto dell’universo, fondandone le ragioni logiche ed ontologiche, proponendosene come scaturigine e, peggio ancora, come fine. Se così fosse, saremmo letteralmente perduti ed avrebbero ragione quanti predicano una ‘eterogenesi dei fini’ e, in sostanza, una dimensione transitoria e diminuita della mente umana, resa creatura e sottomessa, quindi, ad un revelatum imperscrutabile e misterico. La pittura di Umberto Canfora ci dispone ad osservare un’altra sintesi di pensiero: la materia che si dà ‘autonomamente’ il suo ordine o, almeno, quello che a noi appare tale e che costituisce l’ordito sistematico (e non sistemico) entro il quale, ‘provvisoriamente’ enunciamo le formule asseverative d’una verità che non smette mai – filia temporis – di relativizzarsi nel suo darsi in attualità percorribile e mai assoluta. Il dato sostanziale, insomma, che suggerisce la pittura di Umberto Canfora, che è un artista di rara sensibilità filosofica, nutrito di studi profondissimi ed intensi, è quello di muovere alla ricerca d’un bandolo della matassa, disponendosi, con il profilo del paziente ricercatore, a saldare i pezzi d’un processo più ampio e diffuso, all’interno del quale si dà certamente un reticolo – che allude al sistema delle referenzialità ortogonali – ma non per questo si dà anche una dimensione dell’assoluto entro cui pretendere proditoriamente di asseverare e giudicare. In tempi in cui la ragione rischia d’essere umiliata ed asservita, la pittura di Umberto Canfora, lungi dal proporsi nei termini anch’essa d’una lectio magistralis, sia pure d’altro segno rispetto ad altre diffuse ed amplificate, induce ad osservare, con la pacatezza e la sensibilità dell’onestà creativa dell’artista, la dimensione complessa ed articolata dell’esistente, considerandone le possibilità ordinative della mente e la resistenza che la natura offre nel suo rifiuto d’accettazione d’ogni forma di costrizione aliena e nell’affermazione della sua processualità juxta propria principia ed al riparo da ogni slittamento metafisico. Umberto Canfora e la sua pittura sono all’interno di queste cose, parti di un processo in fieri e momento di specchiamento dell’esistere delle cose entro se stesse, secondo un ordinamento che non è eteronomo, ma intrinseco e progressivamente autopromosso.
Romualdo Schiano “Il viaggio”
a cura di Marco di Mauro
inaugurazione martedì 27 novembre 2007 ore 18 L’esposizione sarà visitabile dal 27 novembre 2007 al 21 dicembre 2007 Un viaggio nell’anima, nelle sue opacità e nelle sue trasparenze, nelle sue pulsioni e nei suoi tormenti, tradotti in esili membrane che si agitano dolcemente nello spazio. È il recente video di Romualdo Schiano, dal titolo “Il viaggio”, che sarà presentato a novembre presso il Museo Minimo di Fuorigrotta, a Napoli. Come in una danza classica, il video alterna tensioni e abbandoni lungo un sottile e impercettibile fil rouge, costituito dall’ordine celeste che governa il mutevole farsi della natura. Oltre il valzer delle linee che si annodano, si distendono, si allacciano e poi svaniscono, suggerendo corpi eterei in perenne mutazione, si rileva una sintesi armonica che stempera i contrasti, lima gli spigoli e le asprezze, accanto al sussurro di una modulazione di intesa. Il movimento liquido e sensuale dei corpi, che si nutre di tenere passioni e di lirici abbandoni, ci conduce nella pace di un silenzio irrequieto, il silenzio dell’anima che vibra dentro di noi. Adagiati in questa pace come un fanciullo nella sua culla, siamo avvolti in atmosfere impalpabili, eppure dense di energia, attraversate da un fremito di vita che aspira a invadere lo spazio. Quel fremito ci rammenta che dobbiamo vivere per poter godere della pienezza dell’essere, che si manifesta nel momento più alto dell’esperienza umana, quando si respingono le lusinghe dei beni materiali per accedere all’assoluto, all’etereo, all’ineffabile. È questa la dimensione che Romualdo Schiano vuole rappresentare, conferendo alle forme del pensiero una sottile parvenza di fisicità, per quanto fragile e trasparente. Le immagini visive e quelle sonore dialogano e si fondono in uno spettacolo fulgido, perenne nella memoria, istantaneo nella visione. Un ruolo chiave in questo processo è giocato dalle scelte cromatiche: il giallo, il rosso, il verde, i colori della calma e della presenza, dell’amore e della speranza. L’artista napoletano, con acutezza di indagine e sapienza tecnica, ha inteso liberare l’anima dai freni inibitori e dalle barriere fisiche del corpo, affinché potesse dispiegare la propria energia nei territori infiniti dell’essere.
Marco di Mauro
Museo Minimo Via Detta San Vincenzo 3 (80125) museominimo@virgilio.it · www.museominimo.it Tel. 39 081621170 lunedì e mercoledì 15/18 -martedì,giovedì e venerdì 9/12
AMBASCIATA DI VENEZIA Vernissage: ore 18.00 di martedì 2 ottobre 2007 fino al 31 ottobre 2007 Artisti partecipanti:
Italia Tiziana Baracchi - Fiorenzo Barindelli - Lello Bavenni - Mariano Bellarosa - Lamberto Caravita - Pino Conestabile - Carmela Corsitto - Francesco Cucci - Marcello Diotallevi - Claudio Grandinetti - Valentino Montanari - Gianni Noli - Roberto Sanchez - Luigi Starace - Salvatore Starace - Loretta Todescato Belgio Bernd Reichert Francia Yolaine Carlier - Rémy Pénard Germania Karl Friedrich Hacker Stati Uniti d'America Reid Wood Il Museo Minimo tende a vivere il passaggio a una nuova maturità. Per sottolineare questo momento ecco presenti gli artisti dell’Ambasciata di Venezia. Un’internazionalità non fine a se stessa ma reale come è stata la loro presenza in varie mostre. Infatti pur dichiarandosi minimo per spazio non lo è stato mai per la qualità delle opere e degli artisti. E con entusiasmo hanno risposto alla proposta di Roberto Sanchez fondatore ed animatore di questo spazio che si inserisce a pieno titolo nel network e soprattutto nell’affermare il suo concetto di cultura in una città che nonostante sia capitale culturale d’Europa mostra ampie zone di degrado. Un destino che stupisce da sempre gli estimatori della città. Ecco quindi ancora più significativa l’opera del Museo Minimo. Ecco il perchè siamo presenti in questo spazio. L’Ambasciata di Venezia è una finestra aperta sul mondo della cultura, dell’arte. E avendo fin dai primi momenti creduto nel Museo Minimo siamo nuovamente presenti per riaffermarlo. Giancarlo Da Lio
Curatori: Giancarlo Da Lio e Roberto Sanchez
ABBASSO LA TV! Di Roberto Sanchez
La verifica della validità di una tematica artistico-civile, come la vignetta satirica, è possibile solo alla distanza temporale. Sanchez, dopo quasi vent’anni dalla loro realizzazione, propone una serie di grafiche inedite in cui riflette sui perversi effetti dell’ipertelevisione e ne denuncia soprattutto a sé stesso i pericoli per un’autovaccinazione. Oggi invita il suo pubblico a giudicare dell’attualità di quell’esperienza.
"Eikonographia" opere di: Iva Canepa, Roberto Mantellini e Roberto Sanchez
Dal 22 maggio al 16 giugno 2007
“Paesaggi segreti” opere di: Salvatore De CurtisVernice: giovedì 12 aprile h.18,30 Dal 12 al 30 aprile 2007 La pittura di Salvatore De Curtis è in bilico tra una dimensione gestuale-informale ed una figurativa. Con una gestualità larga e ritmata, una ricerca di sintesi lineare e coloristica, l’artista traduce in forme liriche le cupe atmosfere della periferia. Una periferia addolcita, che giace immobile nel suo torpore e comunica una sensazione di assoluta quiete. I paesaggi di De Curtis vivono in una dimensione interiore ed evocativa, dove le superfici tonali si stemperano e si frantumano generando una molteplicità di toni. Questi dipinti non vivono solo di forme, ma anche di rapporti e modulazioni tonali, in cui si esplicita un senso profondo della natura. Marco di Mauro
" A CONTRO”opere diFabio e Sergio SpataroSi sa che Cartesio elaborò il suo famosissimo “Metodo” a seguito di un sogno. La faccenda non riguarda solo lui. L’incontro tra Fabio e Sergio Spataro, in un museo che “espone” q.b., ci conferma la dinamica cartesiana e la sua trigonometria onirica. Fabio è Sergio e Sergio è Fabio , l’uno è veglia e battito di ciglia dell’altro, uguale a e diverso da l’altro come due gocce d’acqua. Non si tratta di scontro ma di incontro nell’altro, questo famigerato altro-altrove che si tira fuori in genere dal cilindro poetologico quando si vuole confondere lo starnazzo col verso. L’incontro avviene sui traslati di significato e, dunque, più profondamente, sul senso. Fabio ha prodotto molto e con tecniche versatili (sì, lettore, puoi collegare “versatili” col citato “verso”). Qui presenta, quasi omaggio allo spazio museale minimo, alcune sinopie che quasi assumono la funzione di citazioni ai lavori di Sergio e viceversa. La sinopia è la fase dell’affresco consistente nel disegnare con terra rossa (proveniente da Sinope, sul Mar Nero) un abbozzo preparatorio per l’affresco eseguito subito dopo l’arriccio.Completata questa fase il disegno viene ricoperto con strati di intonaco. E’ evidente come questa sia una tecnica del “sottostrato” e rinvii a una percezione dell’ “essere che appare comparendo dispare” negli specchi ustori del pensiero. La “sinopicità” di Fabio è dunque funzionale a un impulso esistenziale, alla “pathicità” indagata da Aldo Masullo. So che Fabio ha avuto esperienza (es-per-ienza: il tema del viaggio nelle cose è un dato in lui quasi domestico e quotidiano) delle aree più ignote del vivente ma non renderemmo giustizia alla sua e nostra intelligenza se individuassimo in questo il cardine della sua poetica. Il koma non si trasforma in furioso amok. E’ piuttosto “Il partito preso delle cose” (Ponge), il saper-sentire una situazione diffusamente stuporosa. Sulla stessa storia, sul vissuto, vengono messi vari strati di intonaco perché la sinopia dell’essere è intollerabile. In Fabio l’intensità del carico di materia cromatica e il contrasto che ne deriva hanno come sinopia l’assenza proprio come le sfumature nascondono la presenza. Le cose che appartengono alla nostra esperienza e il loro significato “appaiono” come le figure sulle pareti delle grotte prima del prima storico. Vegliambulo, il sogno si alza e scrive gli arcaismi del suo stesso sognare. Le sedie, così, servono per deporre gli oggetti (e deporre rinvia a una specie di deposizione cristologica degli oggetti), i cavalli sono figure che nitriscono in un magma al galoppo (il magma, non i cavalli) , appaiono anch’essi come quando guardi le nubi e cerchi forme conosciute; le ballerine sono modellini della danza dei colori (tra l’altro, si tratta di acquerelli –e anche questo è un dato tecnico metasignificante). Dichiariamo dunque che la poetica di Fabio è il nascosto. Ciò che Fabio lascia indeterminato e quasi non-terminato (si intenda l’espressione pensando ai “termini” di un campo visivo e di significati – e suppongo che quando dipinge in qualche posto dell’udito tintinnino bicchieri di vetro) in Sergio appartiene ai dati dell’evidenza, all’ enkykleos dell’essere. Ha una sua precisa tangibilità o, meglio, tattilità, prensilità (leggi::esteriorità, un “venir fuori)..Fabio lascia le cose in dormiveglia, Sergio le scuote, le afferra. L’engreifen di Canetti è evidente nelle molte forme arcuate, spinose, nelle unghiate dei segni. Sergio non lascia il mondo né le cose “lasciano il segno”; le trascina verso il loro significato (tu,lettore) e non narra né sussurra: dice, ostenta, manifesta: è questo, è quello se…se tu, lettore, ne apprehendi la sintonia. Fabio è obbediente all’ob-audire. Sergio parla a voce alta, vuole che tu ascolti, più che ciò che dice, il senso del suo gridare. Questo grido si estende con vocalizzi, acuti e toni gravi, in una dinamica che, pittoricamente, vede accostati oggetti eteronei. Penso adesso al fabbro di Heaney (Una porta sul buio), al ciclope che sosta un attimo fuori la porta dell’officina e ritorna ai mantici. Ricorrendo a una metafora immediatamente riconoscibile,dirò che Fabio è eleatico, Sergio democriteo Le cose nei suoi lavori “accadono” a seguito di clinamina, si trovano lì per caso e inducono a trovarne il significato nel “da dove” sono scese urtadosi nell’iperuranio. Un esempio? I suoi Golem sono fatti di paglia di ferro (spaventapasseri? E, se sì, di che razza di passeri si tratta, sotto quali cieli sono sentinelle e quali campi sorvegliano?). La loro forza (loro, inerti per definizione) è inoltre trattenuta da un filo di ferro, quasi imprigionati da Sergio nella loro stessa idea, come se potessero animarsi e turbare il nostro quitidiano. Ripenso al ciclope e al fabbro. Se, lettore, ti riconosci in loro, dimmi chi è la madre di questi fantocci., da quale costellazione sono caduti.. Qualcuno parla della mater matuta, mattutina, e già la stella Diana mi appare ora terribile.Ed è chiaro che il padre è un dio affaccendato a impastare non l’argilla ma il ferro, a sputarci sopra saliva e ossido di stelle. Dichiariamo dunque che la poetica di Sergio è l’evidente.
Con queste premesse possiamo elaborare un chiasma:
evidente nascosto
nascosto evidente
per poi elaborare vari percorsi di identità-differenza e, volendo, giocare alle tavolette della verità di Cartesio e ai tipi logici di Russell. Mimmo Grasso
Evento Italia / Inghilterra
"IL FANCIULLINO DI LUCIO STATTI" A cura di Roberto Sanchez Come ci insegna Pascoli, esiste in ognuno di noi un fanciullino che, finché siamo in tenera età, piange e gode con noi, confonde la sua voce con la nostra, di modo che si sente un solo palpito, uno solo strillare, un solo guaire. Ma dopo il sopravvento della maturità, mentre noi ingrossiamo la voce e volgiamo l´anima verso nuovi interessi, il fanciullino non cresce e continua a far sentire la sua voce ingenua e primigenia, il suo "tinnulo squillo", suggerendoci quelle emozioni e sensazioni che solo un bimbo può vivere. Spesso, però, l´adulto non ode l´acuto gemito del fanciullino e lo emargina nell´angolo più remoto dello spirito, dove giace inascoltato come un´anfora antica sul fondo del mare. Lucio Statti, invece, è capace di ascoltare e dare voce al fanciullino che è in sé, di ammirare il mondo esterno col suo sguardo puro ed incantato, provando quelle sensazioni di stupore e di meraviglia che sono proprie dei bambini. La sua pittura, animata da un´intensa vena poetica, esprime sensazioni che sfuggono alla ragione e rinviano al campo semantico del sogno, della visione, dell´astrazione, in cui la realtà e la fantasia sono fuse in un magma indistinto. I protagonisti delle sue opere sono bambini intenti al gioco, oppure ninnoli che coinvolgono lo spettatore come soggetto "esterno" dell´opera, perché accendono in lui lo spirito dell´infanzia e il suo inesausto desiderio di giocare. Sorprende, nell´opera di Lucio Statti, lo stridente contrasto tra la figura iperrealista, pienamente riconoscibile nella sua identità, e lo scenario onirico, che evoca il mondo interiore del bambino, attraversato da segni leggeri e sfumati che non trovano alcuna rispondenza nella realtà. Una delle opere più rappresentative della sua poetica è "Il burattino ieratico", che raffigura una marionetta all´interno di un´edicola sacra. In un intrigante gioco delle parti, il burattino assume un´aura di santità, mentre l´edicola che lo accoglie perde la sacralità che noi adulti le attribuiamo per diventare ciò che realmente è: una cornice che valorizza il suo contenuto. L´artista, suggerendo che non dovremmo prendere tutto sul serio, ci fa riflettere sul reale significato delle cose, che spesso non coincide con quello che noi riteniamo tale. La casa delle bambole, il trenino, la paletta e il secchiello, soggetti ricorrenti nelle opere di Lucio Statti, sono giocattoli che rinviano a luoghi di vita e strumenti di lavoro degli adulti, suggerendo un trait d´union tra il mondo infantile e quello della maturità. Se la vita è gioco e noi siamo i giocatori, potremmo forse concepire la nostra casa e i nostri arnesi da lavoro come "giocattoli per adulti", in grado di stupirci e farci sognare ancora. Lucio Statti si comporta come Adamo che dà i nomi alle cose e scopre tra esse relazioni e somiglianze ingegnose, che nulla hanno a che vedere con la logica della razionalità. Il nuovo si scopre, non si inventa, la poesia è nelle cose, anche nelle più piccole.
Marco di Mauro
"Ancora catrame" personale di Roberto Mantellini a cura di Roberto Sanchez
I PAESAGGI METAFISICI DI MANTELLINI Nelle recenti pitture di Roberto Mantellini, che recupera il suo vissuto in una dimensione memoriale, si legge una progressiva riduzione del paesaggio ai suoi termini essenziali. Gli sfondi grigi, spesso solcati da una vampata di colore, esprimono la decadenza di un quartiere industriale, Bagnoli, lacerato da insanabili ferite sociali; i segmenti orizzontali e verticali alludono, in modo sintetico ma incisivo, ai pontili ed alle ciminiere dell´Italsider, ormai integrati nel paesaggio urbano come le palme sulle spiagge di Miami. Il brutto perde ogni connotazione negativa e, alla luce di una nuova estetica, assume una dimensione lirica che lo colloca a pieno titolo nei territori del bello. L´artista vive il paesaggio urbano come luogo interiore e adopera il dato oggettivo per evocare i tempi dell´adolescenza, quando l´Italsider era l´immagine del futuro e la speranza di un posto fisso. Il richiamo al territorio è evidente nella "terrosità" della materia pittorica, spessa e grumosa come il catrame versato dalle industrie, che tinge di nero l´arenile di Bagnoli. Il percorso artistico di Mantellini non è affatto lineare, è un sentiero accidentato in cui non mancano fughe in avanti, che sfiorano l´astrazione nella prospettiva aerea di una strada, e ritorni ad una tradizione figurativa che affonda le sue radici nella pittura napoletana dell´Ottocento. Non il paesaggio oleografico delle gouaches, con la visione o l´impressione panoramica fine a se stessa, ma il paesaggio brullo e sintetico di un Federico Rossano, che riduce gli alberi a segmenti verticali e le nuvole a schegge celesti. Marco di Mauro
LA MEMORIA DI BAGNOLI NELLA PITTURA DI MANTELLINI La pittura di Roberto Mantellini tiene vivo il ricordo dei "ragazzi"di Bagnoli, come lui li chiama, sia quelli vissuti tra i fischi delle locomotive ed i richiami delle sirene dell´Italsider, sia quelli delle nuove generazioni, nati dopo la chiusura dell´impianto industriale. Per i primi l´Italsider rappresentava la certezza di un´esistenza legata alla dignità del lavoro, ora preclusa dalle decisioni demagogiche e dagli interessi privati di chi non conosce la pena del vivere, la necessità del sostentamento. Roberto tuttavia sogna ancora, finge di credere nella rinascita di un quartiere che si riappropria delle sue risorse: il mare, le spiagge, la vegetazione di un tempo, la vivacità di un territorio tra i più felici della terra. Nelle opere di Mantellini c´è tutto questo, ma anche il suo mondo spirituale, la sua interpretazione del fare arte per esprimere il suo pensiero, le sue idee nella forma che gli è più congeniale. La materia colorata è protagonista delle sue opere, segnate da un brulichio di lacche luminose, di segni che scavano come solchi il terreno giallo e sabbioso, o quello nero del catrame depositato sul fondo del mare. Segni che forse rimandano ai binari su cui correvano i carrelli e che intersecano le ciminiere dei forni, da cui vengono fuori calde vampate di fuoco che squarciano il buio della notte. Sono opere in cui la presenza umana è stata rimossa, come a indicare il presagio di un destino ineluttabile di solitudine, desolazione, sfiducia nel recupero di quel quartiere che neppure la speranza, il sogno riesce più ad alimentare. Se poi ci sarà una riconversione dell´area, sarà legata alla più bieca speculazione e sarà motivo di una delusione ancora più cogente. Vincenzo Pacelli
Durante la mostra, sarà in visione CD video realizzato da Ernani Utech avente per tema elaborazioni delle opere esposte.
Gli “orizzonti astratti” di Maria Anna Barretta a cura di Marco di Mauro
Le vie per approdare all’astrazione sono varie e molteplici. Maria Anna Barretta vi è pervenuta attraverso una ricerca interiore, che la induce a disciogliere nello smalto liquido le figure appena dipinte, nel tentativo estremo di scavare oltre le immagini, fino a coglierne lo spirito, che fluttua sotto la pelle come magma incandescente. La sua tavola diventa lo spazio di una proiezione psicologica, riflesso di uno spirito insicuro e contemplativo, che ricerca il dialogo con l’assoluto per evadere dalla condizione immanente. L’artista dapprima ricostruisce le immagini del suo passato e poi le rimuove, consapevole che il suo presente è altro, i legami con il passato sono stati bruscamente recisi, un avvenire luminoso e sereno si profila all’orizzonte. I volti, gli oggetti, i luoghi sedimentati nella sua memoria non hanno più valore, ma nel suo inconscio resta un filo rosso che congiunge il passato, il presente e il futuro in una dimensione unica: la dimensione assoluta dello spirito, dell’Essere che presiede alle manifestazioni effimere del mondo fenomenico. La pittura di Maria Anna Barretta si caratterizza per i riflessi metallici su fondo blu oltremare o rosso carminio. Le lingue d’argento che fluttuano sulla superficie pittorica nascono dallo scioglimento delle figure che l’artista ha voluto rimuovere dallo spazio fisico/ideale della tavola, sincera proiezione degli umori e delle ansie che affollano la sua mente.
“Il colore della Poesia”
a cura di Roberto Sanchez
Non capita spesso, oggi, di assistere a un dialogo tra pittura e poesia, anche se molti artisti si sono cimentati con quest’ultima cogliendo risultati di pregio. Un tempo si diceva che questi mezzi espressivi avessero in comune un elemento chiave: l’ispirazione. Ma il termine ed il concetto sembrano essere ormai démodé nel contemporaneo artistico, anche se è tornato in auge tra i cultori della fisica teorica o della matematica: serve a descrivere uno stato di grazia in cui si giunge ad una sorta di illuminazione, uno scatto nella mente che fa nascere qualcosa che prima non c’era. Eppure pittura e poesia sono debitrici a questa specie di “trance” produttiva nella creazione. La poesia riesce, talvolta, a costituire un detonatore per l’esplosione creativa in pittura, ma anche viceversa, o raggiunge l’incontro a metà strada nella “poesia visiva”.
La mostra presenta sette artisti, Stefano Borriello, Enzo Buttino, Salvatore De Curtis, Roberto Mantellini, Salvatore Morra Supino, Roberto Sanchez e Mario Sangiovanni . Ognuno con due opere ed una poesia, propria o in prestito, a cui i lavori si collegano in un modo forte ed intimo , tale da costituire un “trittico” organico. Opere che sperimentano una forma di multimedialità forse anacronistica, ma ancora inconsueta e da rilanciare nell’epoca delle contaminazioni tecnologiche.
Carolina Mantellini
Gianni Noli "Neuroland"
E’ usuale scambiare la satira con le banali battute da avanspettacolo. Ma la satira non deve dimenticare di andare oltre alla banalità, al convenzionale e deve essere immediata. Come una lama di luce che entra in una stanza buia. Così è il titolo della serie di mostre che Gianni Noli ha programmato in tempi e spazi diversi, un titolo che dice e in modo immediato. Titolo sintetico che ci riporta alle sue tematiche e alla critica di un valore monetario che ha livellato, in nome del valore economico, i sentimenti e l’umanità dei popoli del vecchio continente. Mai tanti hanno contribuito in favore dei pochi e i sofisti ad esaltare il valore dei pochi e spacciarlo per un valore universale. La falce dentata è una bocca famelica che divora senza pietà. Ma per ortuna la toppa della serratura, uno dei simboli ricorrenti nelle opere di Gianni Noli, è un monumento alla fiducia. La speranza della soluzione deve accompagnare il nostro credo. La serratura con la relativa chiave è la possibilità di uscire da un campo da gioco dove un arbitro, a priori, ha assegnato la vittoria. Forse una piccola serratura può scardinare il Goliapaladino della divina economia. Forse Noli ci vuole aiutare a credere nell’esistenza della chiave, basta a noi realizzare il suo messaggio Giancarlo Da Lio La mostra resterà aperta sino al 30 maggio 2006
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il percorso artistico di Stefano Borriello muove dalla lezione di Augusto Perez ed Emilio Greco, passa attraverso l’esperienza delle avanguardie napoletane, dal Gruppo 58 a Geometria e Ricerca, per approdare infine all’analisi della percezione. L’artista traduce l’immagine percepita in elaborazione digitale, che viene successivamente destrutturata da progressivi interventi di accumulo o sottrazione di materiali cromatici (pittura, collage, assemblaggi). Ne risultano calibrate composizioni astratte, in cui l’intervento manuale appare come la prosecuzione di un’elaborazione digitale soggiacente. I segni grafici o pittorici giungono alla percezione per vie misteriose ed attivano sepolti codici di riconoscimento, meccanismi di empatia che entrano in consonanza con il riguardante per i ritmi di volta in volta concitati o distesi, lineari o ondulatori. Oltre le addizioni e le sottrazioni di materia, che esprimono la ricerca di un potenziale equilibrio per uscire dal caos, s’intuisce uno sguardo in cerca del vero, di quel nocciolo esistenziale che sfugge alla percezione. L’opera di Stefano Borriello sollecita il pubblico a scomporre gli strati sovrapposti per individuarne la distribuzione e le reciproche relazioni, finché l’opera avrà rivelato il suo percorso di formazione.
TIZIANA BARACCHI

Negli anni ottanta collabora con Giancarlo Da Lio per la concretizzazione del Movimento ITINERARI 80, nella filosofia post-Fluxus e after-Gutai, con la partecipazione o realizzazione in pochi anni di un centinaio di manifestazioni artistiche, in genere simbiosi tra arti plastiche e poesia nello spirito di Apollinaire.
Artista multimediale, il suo lavoro risente sempre dell’influsso della musica dei The Beatles. Verso la fine degli anni 80 nasce anche il progetto internazionale di Mail Art “The Beatles forever”.
Nel 1996 firma il Manifesto del Movimento Iperspazialista, storico ed europeo.
Nel 2003 è nominata Ambasciatore della Repubblica degli Artisti, nata in Francia nel 1999: fonda con Giancarlo Da Lio l’Ambasciata di Venezia.
Partecipa a mostre in Italia ed all’estero, sia in spazi ufficiali che alternativi. Ha opere in alcuni musei e collezioni private in tutto il mondo. E’ stata invitata alla Biennale di Venezia 2003, sezione Extra 50. Nel 2005 partecipa ancora alla Biennale di Venezia nel progetto Isola Virtuale e nel progetto parallelo Padiglione Italia.
"FARE IL MONDO PICCOLO"
Un titolo di una mostra che ci fa riflettere sul significato del grande e del piccolo relativo naturalmente alle dimensioni e non alla qualità. Anzi una riflessione su di un mondo dove i super, gli extra, gli iper sono sempre di più simbolo di un qualche cosa a cui tutti dobbiamo tendere. Ma per quale motivo pochi lo sanno o forse credono di saperlo. Basta osservare il cielo stellato e riflettere su ciò che ci appare più evidente come Orione nel cielo di febbraio. Ma non è la più grande è solo la più evidente in quel momento. Tutto questo dovrebbe farci riflettere che le dimensioni spesso sono solo un’apparenza della realtà. Come spesso le opere più belle sono di piccole dimensioni come gli Strumenti della Crocifissione del padre del divino Raffaello. Soltanto bisogna possedere la capacità dello scoprire. Anche per questo motivo Roberto Sanchez ha definito Minimo il suo spazio espositivo ma non come valore del suo discorso che sin dall’inizio è stato personale e significante. Bisogna continuamente saper vedere in modo diverso, non allinearsi stancamente al convenzionale. Non è il nostro operare. Non è stata la nostra scelta.
Giancarlo Da Lio
Questi gli artisti presenti:
Carlo Alfano (I), Renato Barisani (I), Tiziana Baracchi (I), Ciro Barbaro Calducci (I), Maurizio Bonolis (I), Enrico Bugli (I), Vincenzo Buttino (I), Yolaine Carlier (F), Maria Pia Daidone (I), Salvatore De Curtis (I), Carmine Di Ruggero (I), Bartolomé Ferrando (E), Helmut King (A), Carlo Alberto Longaretti (I), Roberto Mantellini (I), Salvatore Morra Supino (I), Sergio Spataro (I), Salvatore Starace (I), Lucio Statti (I).
videopera di
Antonio Gatto
La proposta espositiva di “Fare il mondo piccolo”si caratterizza per la selezione di piccole opere che, a dispetto delle dimensioni, rappresentano la sintesi del lavoro di un’autore. Come in questi lavori immaginiamo l’universo degli artisti ridotto al minimo, ma con la potenza espansiva del Big-beng, così la videopera di Antonio Gatto esprime di fatto la capacità di rivelarci il mondo attraverso il microcosmo dell’artista: la ricerca del multum in parvo di cui parla Borges nella novella “L’Aleph”, e altro non è che quella scintilla divina chiamata “creatività”.
Per informazioni sull’attività artistica di Antonio Gatto: web.tiscali.it/antonio_18
Evento del 7 giugno al 29 luglio '05
ROBERTO SANCHEZ
" IL SEGNO: LA CROCE"
Confesso
di aver esitato a lungo prima di affrontare un tema così impegnativo:
ho in mente quel detto della Chiesa orientale per cui non ci sono
pittori di icone che diventano santi ma santi che dipingono icone, e non
è il mio caso. Tuttavia, pur vivendo la realtà dell’arte
contemporanea tesa più alla dissacrazione che alla penetrazione del
Mistero con i mezzi dell’arte, con
questa mostra vorrei contribuire a
richiamare l’attenzione di altri artisti sulla tematica del sacro. La
Croce, simbolo ricchissimo, dischiude un universo di riflessioni ed
interrogativi alla contemporaneità coinvolgendo anche la cronaca
recente.
Elemento
di contraddizione, pietra d’inciampo: a Parigi il Simbolo Cristiano in
una piazza è stato giudicato scandalo, ma non si batte ciglio su ciò
che si vede a Pigalle . La Croce ricorda, col braccio orizzontale, che
siamo uguali e fratelli se
ci colleghiamo con la verticale a quella fonte dell’Amore di cui si
vuol fare a meno, oggi, in un delirio di autolesionismo orgoglioso.
Naturalmente le interpretazioni della Croce che propongo, non da teologo
ma da semplice
contemplatore, vogliono solo essere un richiamo a considerare il sacro
come urgenza ispiratrice, forma di testimonianza in un tempo che abbonda
di segni concreti. Chi ha occhi per vedere…
La
mostra si articola in quattro croci, due di figurazione essenziale e due
costruite con elementi componibili dipinti a piani geometrici. La prima,
semplice con grigi smorzati, evidenzia la figura di Cristo con segmenti
costruttivi elementari sottolineando la iconografia classica ma
estremamente stilizzata. Il secondo lavoro, pur sull’impianto
semplice, sottolinea con piani pittorici geometrizzanti e colori più
luminosi un momento che
prefigura la Resurrezione ; la marcatura sulle orizzontali e sulla
verticale con i triangoli dorati richiama le direzioni dell’Amore.
Invece la terza croce sottolinea ancor di più i triangoli di luce su un
corpo di elementi ascensionali suggerendo la croce tramite queste linee
di forza:quindi una croce virtuale. Infine il grande tau che, seppur
preesistente al cristianesimo, ne è stato inglobato per merito
soprattutto di San Francesco. Anche qui la dimensione orizzontale
rappresenta l’immanente e la verticale il trascendente: la sintesi è
questo simbolo dell’umano che armonizza gli opposti, corpo e anima
nella dimensione della conversione.
Roberto Sanchez




"I luoghi del paesaggio"
M. Cortiello
A. B. Terracina

N. De Corsi

R. Mantellini

S. De Curtis

E. Buttino

In
deroga ad un certo rigore che il Museo Minimo ha perseguito nel presentare
esclusivamente opere contemporanee, in questa mostra proponiamo una
“storia minima” del paesaggio partenopeo coinvolgendo autori che
hanno operato prevalentemente nella prima metà del secolo scorso
ed artisti che, seppur non giovanissimi, rappresentano un approccio
attuale e problematico al tema. Quindi sono presenti da un lato quadri
di Mario Cortiello, Nicolas De Corsi e Arturo Bacio Terracina che,
seppur con itinerari di sviluppo pittorico assai diversi, rispecchiano
la visione media del paesaggio come ispirazione, dall’altro
Enzo Buttino, Salvatore De Curtis, Roberto Mantellini, Salvatore Morra
Supino e Roberto Sanchez che, con le loro specifiche angolazioni, si
confrontano col territorio nostrano ponendo nuovi interrogativi. Infatti
il titolo “I luoghi del paesaggio” indica la veduta che nasce
dal luogo concettuale di un modo di porsi e con questa mostra si
sintetizza, in poche opere ed in poco spazio, un escursus di più di un
secolo.
Carolina Mantellini
“Combinazioni”
è il titolo di una mostra singolare: non solo per l’accostamento di
due artisti che appartengono a generazioni diverse, (la Nemours è del
1910, Sanchez del 1953) ma con differenze notevoli nell’approccio
all’astrattismo geometrico. Aurèlie Nemours si è formata in uno dei
centri principali in cui si è sviluppata l’Avanguardia Storica,
Parigi, ritagliandosi una nicchia minimalista ante litteram.
Roberto Sanchez invece, lungi da un’asciugatura dei dati spaziali,
tende ad arricchire le suggestioni geometriche con accostamenti di
piani-colore a trama e inserisce il principio di
scomposizione-ricomposizione tipici dell’anagramma, sostituendo alla
parola l’immagine. Quindi la Nemours ci suggerisce il certo di
una geometria definita che tende a lasciarci fuori perché ostenta
autosufficienza, Sanchez invece cavalca l’incerto, il provvisorio,
cerca di coinvolgere il fruitore. L’una e l’altro però giocano
sulla combinazione, evocano il “tangram”, antico gioco cinese
basato su assenblaggi geometrici. La Nemours, nelle acquetinte in
mostra, combina il rettangolo dispiegandolo in virtuali incastri, dando
la sensazione di piani in cerca di significati e contraddicendo una
iniziale staticità; Sanchez, d’altro canto, guarda alla base
geometrica scatolare semplice come elemento combinante non definitivo,
ma come veicolo di aperture poetico-spaziali.
Rosalba Esposito
Dirett. Museo minimo
Aurèlie
Nemours
Roberto
Sanchez
Evento in programma dal 14/12 al 31/12/2004
Marco
Sodaro
“Tsukiji”
Marco Sodaro è nato a Torino il 2 agosto 1971. Laureato in Architettura al Politecnico di Torino, approfondisce lo studio della fotografia frequentando workshop con fotogiornalisti americani, quali Charles Harbutt, Antonin Kratochvil e Micheal Ackerman. Perfeziona le conoscenze della stampa in bianco e nero con Jim Megargee. Lavora come assistente e fotografo per l'artista lussemburghese Doris Drescher, e collabora come fotografo con i musicisti jazz Carlo Actis Dato e Federico Marchesano. Nel 2003 espone a Torino in due mostre personali. Dal 2003 risiede a Tokyo, dove insegna italiano e cura un progetto fotografico sui senzatetto della capitale nipponica.
“Tsukiji”
In un microcosmo
variegato e in continua evoluzione come Tokyo, completamente votata al
modello americano, sorprende scoprire un luogo di tradizionale bellezza
come Tsukiji, il mercato del pesce. Visitare Tsukiji è come
assistere ad una rappresentazione di teatro kabuki, dove
l’esilità della trama è compensata dalla varietà dei costumi, degli
artifici, dei giochi di scena. Dall’alba al tramonto, migliaia di
pescivendoli girano con i loro carretti in un vasto magazzino dove, su
enormi blocchi di ghiaccio tagliati a mano, posano tonnellate di pesce
fresco. Alle 6 del mattino, i maggiori chef di Tokyo si aggirano per i
banchi alla ricerca del pesce pregiato, mentre i pescatori appena
approdati si affannano a scaricare le merci. Anguille e polpi si
contorcono nei cesti, infinite specie di pesci e molluschi si muovono
dietro i vetri appannati delle vasche. “Tutto ciò m’è apparso
– dichiara Marco Sodaro – come il malinconico catalogo di un
bestiario marino, l’immagine fossile di un mondo depositario di
segreti ormai sconosciuti, o forse da sempre ignorati.”
Con acuto spirito da reporter che vuole indagare e conoscere la cultura giapponese, Marco Sodaro ha rappresentato Tsukiji in 25 scatti, che riprendono scene di mercato o singole merci. L’autore non ha bisogno di allontanare l’obiettivo per cogliere il mercato nella sua interezza: il totale è già insito nel particolare, reso in bianconero con sapiente uso delle tecniche fotografiche. Attraverso il sistema zonale, Marco Sodaro pre-visualizza il campo tonale della stampa e riesce a rendere le sfumature più sottili. Il taglio fotogiornalistico è ispirato ai reporter americani, come Charles Harbutt, Antonin Kratochvil e Micheal Ackerman, dei quali è stato allievo. Da Ackerman deriva anche la scelta del fondo scuro, solcato da raggi luminosi che rilevano gli oggetti.
Marco di Mauro
Mostre precedenti
Evento in programma dal 26/10 al 26/11/2004
"Stelle d'€uropa"
Ideata e curata da Giancarlo Da Lio e Roberto Sanchez
Introduzione critica di Giancarlo Da Lio
Opere di:
Tiziana Baracchi
Carmela Corsitto
Bartolomé Ferrando
Rémy Pénard
Paul Tiilila
Karl Friedrich Hacker
Helmut King
Gianni Noli
Stelle
d’€uropa
Un
titolo che potrebbe far discutere sul suo significato magari scambiato
con la semplice presunzione. In realtà la mostra vuol sottolineare una
presenza maggioritaria di artisti di varie nazioni d’ Europa
rispetto alle presenze italiane. E’ questo lo spirito giusto che
dovrebbe seguire una certa operosità. Malati di esterofilia? No! Siamo
nel terzo Millennio e non dobbiamo restare abbarbicati ad un operare che
non porta da nessuna parte. Apollinaire dovrebbe insegnarci qualcosa ma
non sempre siamo buoni conoscitori della storia. Allora il fare diventa
predominante in una visione
pragmatica che uno spazio espositivo particolare sottolinea con
decisione. Un coraggio che spesso non troviamo nei sostenitori del
pensiero debole. Ma essere significa soprattutto fare senza aspettare
alla finestra a guardare. In attesa di che cosa? Forse per avere una
possibilità in più di piangere sulla propria sorte e sfortuna. Gli
artisti di questa mostra sono
presenti da tempo nel circuito di Itinerari 80 e la maggior parte
hanno partecipato nella sezione Extra 50 alla 50ma Biennale di
Venezia. Oggi con la loro presenza al Museo Minimo vogliono
sottolineare positivamente gli sforzi degli ideatori di questo nuovo
spazio che sta dimostrando come a Napoli i miracoli siano sempre attuali
L’ARTE INTERNAZIONALE APPRODA AL MUSEO MINIMO DI NAPOLI
Otto artisti di sei diverse nazionalità, reduci dall’ultima Biennale di Venezia, hanno scelto di esporre nella periferia di Napoli, in uno spazio libero e alternativo come il Museo Minimo di Fuorigrotta. La mostra collettiva, a cura di Giancarlo Da Lio e Roberto Sanchez, presenta opere di: Tiziana Baracchi, Carmela Corsitto, Bartolomè Ferrando, Karl Friedrich Hacker, Helmut King, Gianni Noli, Remy Penare e Paul Tiilila. La veneziana Tiziana Baracchi continua la sua ricerca sui miti di una generazione, quella del ’68, che sognava la fuga dalla civiltà capitalista. L’inserimento di nuovi materiali ci ricorda, al contempo, che siamo proiettati verso nuovi orizzonti. La siciliana Carmela Corsitto occulta elementi del quotidiano in una gabbia di plastica. Tale espediente permette all’artista di focalizzare l’attenzione del pubblico su oggetti banali, ai quali comunemente non si presta attenzione. Lo spagnolo Bartolomè Ferrando spazia con disinvoltura dalla pittura alla performance. Nella tavola esposta al Museo Minimo, l’artista ha impresso una sequenza casuale di lettere, che idealmente può continuare all’infinito, come il pensiero umano. Il tedesco Karl Friedrich Hacker è solito accompagnare le sue esposizioni con improvvisazioni musicali al sax. A Napoli presenta un’incisione dal sapore espressionista, raffigurante una giovane donna dal volto ammiccante. L’austriaco Helmut King è un esponente delle Fantastic United Nations, organo indipendente che aspira alla deglobalizzazione creativa delle culture. Attraverso le banconote d’arte, FUN intende stimolare la cooperazione tra nazioni immaginarie. Gianni Noli sa decidere, coraggiosamente, quando un percorso è finito per iniziarne un altro, con tutta l’esperienza di un passato che non deve costituire un limite. Il francese Rémy Pénard, residente a Limoges, è fondatore della Repubblica degli Artisti. Mediante la figura di un uomo col fucile, l’artista condanna la politica dell’Unione Europea, tesa a difendere i propri interessi contro i possibili antagonisti. Il finlandese Paul Tiilila, che combina la pittura tradizionale con la computer art, traduce nelle sue opere quel senso d’infinitezza che pervade la natura scandinava. Le sue opere recenti, in bilico tra il figurativo e l’astratto, dialogano con l’ignoto e l’assoluto.
Marco di Mauro
1^ Mostra
Roberto Sanchez
"Opere mobili"
La personale si è svolta da martedì 23 marzo al 2 aprile 2004.
Testo di presentazione di Giancarlo Da Lio, critico veneziano, co-fondatore del Movimento Iperspazialista, intitolato: "Roberto Sanchez: contro l’immobilismo"
In archivio note ed articoli ripresi dalla stampa e da internet.
Seguono i testi critici di Maurizio Vitiello e Giancarlo Da Lio.

Fonte: www.ilbrigante.com
| NAPOLI:
''CONTRO L'IMMOBILISMO'' APRE IL “MUSEO MINIMO” |
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ROBERTO SANCHEZ
Mobilità/Movimento
Roberto Sanchez riesce sempre a stupirmi e ad entusiasmarmi. Cosa rara nel
panorama delle arti visive dove il conformismo inaridisce gli animi.
Sanchez mi conferma la sua originalità nell’essere artista. Infatti è
riuscito a creare opere personali, chiaramente riconoscibili nel panorama
delle arti e continua a sperimentare la sua poetica su vari supporti e con
modalità diverse. Ricordiamoci le sue Opere da Viaggio con cui entra nel
movimento Iperspazialista ed ora le Opere Mobili. Opere accurate che
lasciano una fase di operatività anche all’usufruitore. Una libertà
non indice di pigrizia ma una possibilità offerta di intervenire sulla
dislocazione spazio-formale. Quale sarà il numero delle possibilità
offerte? Penso un numero infinito come il movimento e le sue frazioni di
movimento, frazioni di respiro di un universo che nel valore semantico del
nome dovrebbe dirci tutto. Sanchez con le sue opere mobili continua il
viaggio. Un viaggio che nulla ha in comune con l’immobilismo tanto caro
ai passatisti.
Venezia, Febbraio 2004 Giancarlo Da Lio
2^ Mostra
"Transiti per Fuorigrotta"
a cura di
Maurizio Vitiello
Opere di
Ciro Barbaro Balducci
Maurizio Bonolis
Maria Pia Daidone
Francesco Iuliano
Roberto Sanchez
Salvatore Starace
martedì 4 maggio a mercoledì 30 giugno 2004
In archivio note ed articoli ripresi dalla stampa e da internet.
Il critico d'arte Maurizio Vitiello
commenta le
opere.
Transiti per Fuorigrotta
E' stata inaugurata martedì 4 maggio 2004 e resterà
aperta sino a mercoledì 30 giugno 2004 al "Museo Minimo", la
mostra, curata da Maurizio Vitiello, intitolata "Transiti per
Fuorigrotta", con opere di Ciro Barbaro Balducci, Maria Pia Daidone,
Maurizo Bonolis, Francesco Iuliano, Roberto Sanchez e Salvatore Starace.
Questi artisti di qualità, da molti anni sulla scena artistica campana
e nazionale, differenti per stili e caratteri, offrono un serio
ventaglio di misurate declinazioni del linguaggio plastico e pittorico
contemporaneo.
Nella rassegna "Transiti per Fuorigrotta", ospitata nel nuovo
spazio del "Museo Minimo", espongono artisti che propongono
"profili mediterranei" nelle loro produzioni.
Si potranno apprezzare lavori ultimi di Ciro Barbaro Balducci, Maurizio
Bonolis, Maria Pia Daidone, Francesco Iuliano, Roberto Sanchez e
Salvatore Starace, che sicuramente interesseranno e felicemente
intrigheranno.
Tensioni, istanze, esiti, palpiti e risultati di ricerche vivono la
necessità di confrontarsi.
Questi artisti di qualità, da molti anni sulla scena artistica campana
e nazionale, differenti per stili e caratteri, offrono un serio
ventaglio di misurate declinazioni del linguaggio plastico e pittorico
contemporaneo.
Attuali direttive di molteplici modalità espressive convergono per
manifestare attendibili presenze e per determinare una possibile
misurata ricognizione.
Lavori di ricerca e notazioni, seriamente conosciuti ed ampiamente
riconosciuti, che sostengono un contemporaneo visivo di forte carattere
euro-mediterraneo, attivano oggi una prova espositiva per alimentare, in
fondo, una solida apertura futura.
Bisogna sottolineare che la creatività nel Mezzogiorno risulta sempre
in crescita ed i risultati delle varie indagini in campo hanno bisogno
di luoghi di confronto per eventuali dibattiti.
Questo nuovo spazio permette di corroborare la conoscenza di percorsi
artistici di seri operatori e di fissare l’attenzione sulle loro
fattive ricerche.
Maurizio Vitiello
3^ Mostra
"Variazioni Mediterranee"
a cura di
Maurizio Vitiello
Opere di
Ciro Barbaro Balducci
Maurizio Bonolis
Lucia Buono
Enzo Buttino
Tonia Cupertino
Franco Cortese
Carlo Cottone
Maria Pia Daidone
Salvatore Curtis
Francesco Iuliano
Alberto Lombardi
Roberto Mantellini
Luciana Mascia
Nuccia Pulpo
Roberto Sanchez de Luna
Ilaria Simonetti
Salvatore Starace
martedì 29 giugno a giovedì 30 settembre 2004
In archivio note ed articoli ripresi dalla stampa e da internet.


Nella rassegna "Variazioni Mediterranee", allestita nello spazio
del “Museo Minimo” di Napoli, espongono artisti pugliesi, campani e
laziali che propongono "accezioni mediterranee" nelle loro
ultimissime opere.
Aperture, istanze, tensioni, lieviti, esiti, palpiti e risultati di
ricerche vivono la necessità di confrontarsi.
Questi artisti di tono e qualità, da molti anni sulla scena artistica
nazionale, differenti per caratteri, offrono un panoramico e serio
ventaglio di misurate declinazioni del linguaggio plastico e pittorico
contemporaneo.
Attuali direttive di molteplici modalità espressive convergono per
manifestare attendibili presenze e per determinare una possibile misurata
ricognizione.
Lavori di ricerca e notazioni, seriamente conosciuti ed ampiamente
riconosciuti, che sostengono un contemporaneo visivo di forte umore
euro-mediterraneo, attivano oggi una prova espositiva per alimentare, in
fondo, una solida apertura futura.
Bisogna sottolineare che la creatività nel Mezzogiorno risulta sempre in
crescita ed i risultati delle varie indagini in campo hanno bisogno di
luoghi di confronto per eventuali dibattiti. Questo nuovo ed attivo spazio
permette di corroborare la conoscenza di percorsi artistici di seri e
qualificatissimi operatori e di fissare l’attenzione sulle loro fattive,
interessanti indagini linguistiche.
La filosofia di quest’incontro, improntato al confronto di stili,
permette alla zona di Fuorigrotta di Napoli di poter recepire un momento
culturale, mentre all’orizzonte si profilano ulteriori spunti per scambi
aggreganti di nuovi progetti.
Maurizio Vitiello
-
UNA NUOVA SEDE PER L’ARTE CONTEMPORANEA A FUORIGROTTA
Ogni luogo può essere permeato dall’arte, può proporsi come spazio d’aggregazione e laboratorio culturale. Ne è consapevole il pittore Roberto Sanchez, attivo nel campo dell’astrazione geometrica, che ha convertito in sede espositiva la sala d’attesa di uno studio medico. Il “Museo Minimo” ha sede in Via detta San Vincenzo, a Fuorigrotta, un quartiere che non offre spazi adeguati alla fruizione dell’arte contemporanea. Pertanto la conversione della sala rappresenta un’operazione culturale di ampio respiro, che richiama analoghe esperienze francesi e inglesi.
Il Museo Minimo presenta stasera un’inedita collettiva curata dal critico Maurizio Vitiello, con opere di Ciro Barbaro, Maurizio Bonolis, Lucia Buono, Enzo Buttino, Tonia Copertino, Franco Cortese, Carlo Cottone, Maria Pia Daidone, Salvatore De Curtis, Francesco Iuliano, Alberto Lombardi, Roberto Mantellini, Luciana Mascia, Nuccia Pulpo, Roberto Sanchez, Ilaria Simonetti, Sergio Spataro, Salvatore Starace. Sono artisti di varia età, provenienza e formazione, che offrono un ventaglio attendibile delle tendenze artistiche – astratte e figurative, geometriche e informali – che attraversano l’Italia. In una serrata esposizione si dispongono fugaci le opere di pittura, grafica e scultura, in un’esplosione di linguaggi che avvolge e travolge il pubblico.
La folta rassegna, visitabile dal lunedì al venerdì, si concluderà giovedì 30 settembre.
Marco di Mauro
Articolo pubblicato su Dossier Magazine il 29/06/2004
Evento in programma dal 5/10 al 20/10/2004
Roberto Mantellini
"Le macchie di catrame"
sito
a cura di Ernani utech