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 opere di

Antonio Gatto

Inaugurazione martedì 28 marzo 2017, ore 18.30

L’esposizione sarà visitabile fino al 12 aprile 2017

 

 “Ho attraversato deserti di luce,mangiando sabbia e bevendo il mio sudore.

Sepolto da mani e piedi, nel buio a stento riesco a respirare.”

 

Questo è l’incipit del testo di  Antonio Gatto, un’Artista impegnato in una varia ricerca, ma privilegiando da lungo tempo l’arte digitale.  La videopera  “Il canto della terra”, presentata al Museo Minimo nel 2005 ci ha già rivelato le grandi capacità espressive dell’autore. Nella mostra”Il viaggio” si articolano opere digitali a stampa ed un video che coinvolgono il pubblico alla non facile riflessione sulla vicenda umana dei migranti, che affrontano sofferenze e pericoli  con la speranza di approdare ad una vita più umana. L’efficacia comunicativa dell’operazione di Antonio Gatto non può che sottrarci a quell’indifferenza che troppo spesso ci pervade.

                                                                                                               R.Sanchez

 

 

 

Roberto Sanchez e Giancarlo Da Lio

Presentano

CAPSULA DEL TEMPO

opere di

ptrzia tictac

Inaugurazione martedì 17 gennaio 2017, ore 18.00 

L’esposizione sarà visitabile fino al 17 febbraio 2017

CAPSULA DEL TEMPO

 

Ptrzia Tictac affida le sue opere alla Capsula del tempo al Museo Minimo di Napoli. Un atto di stima

ed una sinergia verso una realtà che dal suo inizio ha voluto porsi come situazione non solo locale ma

internazionale. Una capsula che mostra al visitatore una parte della ricerca di Ptrzia Tictac che

comprende libri e francobolli d’artista, collage polimaterici e Zine in a Box, scatole di assemblaggio

di memoria Fluxus. Opere che si sono affermate e che troviamo appartenere in maniera trasversale alle

realtà di tutti i paesi di cultura occidentale. Una cultura che ha ancora molto da dire al mondo delle

arti visive. Quindi opere documento che hanno il pregio di parlarci dell’oggi ma soprattutto del

domani.

                                                                                                Giancarlo Da Lio

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Hic stamus! Qua stiamo!

Opere di

 Salvatore De Curtis, Roberto Mantellini, Roberto Sanchez

Inaugurazione martedi 15 novembre 2016, ore 18,00

 

L’esposizione sarà visitabile fino 15 dicembre 2016

Hic stamus! Qua stiamo!

 

Quante volte si sente parlare di radici, territorio, identità. Il tutto riferito all’appartenenza che la maggior parte di noi sente di avere ai luoghi in cui siamo nati o abbiamo vissuto gran parte dell’esistenza. Per un pittore,  qualunque sia la ricerca artistica, queste suggestioni giocano un ruolo primario. Se poi il legame col la figurazione è costante nel proprio lavoro, le tematiche ‘ambientali’ in senso lato fanno parte della quotidianità.  Ovvero un misurarsi, giorno per giorno, con l’evoluzione del rapporto in divenire tra noi stessi e il paesaggio. Quest’ultimo da intendere non solo come dato fisico di contorno  ma come specchio dei nostri momenti esistenziali. In questa mostra sono presenti opere di Salvatore De Curtis, Roberto Mantellini e Roberto Sanchez. De Curtis, dopo un lungo periodo di ricerca non figurativa, soprattutto durante la militanza presso la storica Galleria San Carlo di Napoli negli anni settanta e ottanta, approda ad un approfondimento figurativo che ingloba sapientemente la qualità materica dell’esperienza precedente. Questa fase si dispiega esponendo successivamente presso la Galleria Mediterranea, sempre di Napoli, e molte altre in seguito. Mantellini, noto negli ultimi due lustri per il rapporto col paesaggio problematico e suggestivo dell’area ex industriale di Bagnoli in cui dispiega la felicità coloristica che gli è propria, prosegue oggi un percorso libero da mode e condizionamenti per ribadire i valori sempre attuali della pittura- pittura. Sanchez, pur non abbandonando i territori anaiconici, ama l’incursione nel figurativo per esprimere proprio il suo legame forte con quel palcoscenico eccezionale rappresentato da Napoli e i suoi simboli.

                                                                                                                                                               Carolina Mantellini

 

Titolo dell'evento:Hic stamus! Qua stiamo!”

 Data vernissage: martedì 15 novembre 2016

Orario vernissage: ore 18,00

Orari di apertura: lunedì, mercoledì ore 15-18/

 martedì, giovedì e venerdì 9-12 / o  appuntamento

Chiusura mostra: 15 dicembre 2016

Biglietti: ingresso libero

A cura di: Carolina Mantellini

Genere: Triplice personale

 

 

 

 

 

 

Presenta

 

Artist’s Playing Cards

 

 

Inaugurazione martedì 21 giugno 2016, ore 18.00

 l’esposizione sarà visitabile fino al 15 ottobre 2016

 Opere di

 

DENARI

1 LUISA BERGAMINI

2 C. Mehr BENNETT U.S.A.

3 TIZIANA BARACCHI

4 VIVIANA BUTTARELLI

5 MARIA TERESA CAZZARO

6 PINO CONESTABILE

7 MAURIZIO FOLLIN

8 MARCELA PERAL Argentina

9 PIER ROBERTO BASSI

10 YOLAINE CARLIER Francia

 

SPADE

1 VALNTINO MONTANARI

2 REID WOOD U.S.A.

3 VIRGY M

4 SABELA BAÑA Spagna

5 MIRTA CACCARO

6 FLEUR HELSINGOR U.S.A

7 ANNA BOSCHI

8 MARIANO BELLAROSA

9 CINZIA FARINA

10 ALEXANDER LIMAREV Russia

 

 

COPPE

1 PTRZIA TICTAC Germania

2 MAURO GENTILE

3 GIANNI NOLI

4 HORST BAUR Cina

5 DANIEL DALIGAND Francia

6 MARIA JOSE' SILVA MIZE' Portogallo

7 GABRIELLA GALLO

8 GIANCARLO DA LIO

9 SUSANNA LAKNER Germania

10 MARCELLO DIOTALLEVI

 

BASTONI

1 EVER ARTS Olanda

2 ROBERTO SANCHEZ

3 LAMBERTO CARAVITA

4 SALVATORE STARACE

5 HELMUT KING Austria

6 DANIA GENTILI

7 JOHN BENNETT U.S.A.

8 RENATO SCLAUNICH

9 KATERINA NIKOLTSOU Grecia

10 ROBERTO SCALA

10 PIERO BARDUCCI

 

 

 

 

 

 

 

OLTRE LA NAPOLETANITA’

 

Quaranta artisti del mondo dell’arte hanno interpretato le

quaranta carte da gioco napoletane. Le varie realizzazioni

rispecchiano tecniche, visioni e varietà del panorama

artistico attuale. Si passa infatti dalla tecnica del collage a

quella digitale, con una facilità di espressione caratteristica

di chi è abituato ad occuparsi di comunicazione visiva. Non

si dimentica il riferimento culturale alla città partenopea

ma anche al richiamo della tradizione. Nel contempo ogni

artista, pur diverso per nazionalità e stile, utilizza

inserimenti del proprio operare che da sempre lo

caratterizza nel proprio essere artista. Ma tutti, pur in

piena libertà ed autonomia, hanno voluto scoprire ed

evidenziare una realtà che sarebbe troppo diminutiva

chiamare locale. Le singole rappresentazioni, pur più o

meno complesse, rispecchiano tutte la poetica personale.

Hanno realizzato un avvicinamento del mondo alla città di

Napoli attraverso la propria realtà artistica e culturale

mettendo in evidenza e rispettando quella locale.

 

Giancarlo Da Lio

 

 

 

 

 

“Apologetica”

 Ovvero, dell’immagine enfatizzata

 Inaugurazione venerdì 29 gennaio 2016, ore 18,00

 

L’esposizione sarà visitabile fino al 28 febbraio 2016

 

Il Museo Minimo propone periodicamente delle mostre a latere della linea ‘purista’ dell’arte contemporanea.  In questo caso sono esposte opere  definibili ‘da cartolina’ con spesso elementi iconici pop  esaltanti il messaggio visivo.  Infatti tali immagini sono correntemente utilizzate da un’ impresa specializzata nel campo degli accessori moda come borse, foulard, custodie per  tablet ecc. per dare un tocco esclusivo: le tirature sono spesso limitate e curate nella realizzazione in modo da enfatizzare l’elemento artistico e comunicativo. Nella mostra sono presenti, accanto a stampe digitali su tela ritoccate a mano, numerate e presentate come normali quadri, anche esempi di applicazioni commerciali che sottolineano l’elasticità e la studiata programmazione nella prassi applicativa. Le opere sono state realizzate da Roberto Sanchez, già noto per la ricerca astratta tuttora in corso, per tale fine specifico. Tali lavori, per la maggior parte, sono gestiti dalla società MACRI’ di Napoli. In sostanza una versione contemporanea  e rivitalizzante della classica gouache napoletana che, a tutt’oggi, viene riproposta un po’ stancamente. Queste immagini di Sanchez, come avvenuto in passato con la serie “Napoli visionaria” degli anni novanta, costituiscono un’alternativa iconografica al passo con i tempi.

                                                                                                                 Carolina Mantellini

 

 

 

Abstract  icons

di Roberto Sanchez  

Inaugurazione venerdì 16 ottobre 2015, ore 18,00 

L’esposizione sarà visitabile fino al 16 novembre 2015

 

L’esperienza di Roberto Sanchez nello sperimentare il connubio tra ricerca pittorica e oggetto tridimensionale iniziò nel 1996, coronata dalla partecipazione alla rassegna  “ Dal segno al colore” al Castello Aragonese di Ischia, dove si incontravano il design contemporaneo con l’artigianato artistico. In quel contesto i vasi ma soprattutto i grandi piatti di Sanchez si distinguevano per l’originalità e la peculiarità della concezione: evocativi di oggetti d’uso ma sostanzialmente opere di fusione tra pittura colta e tecniche proprie dell’artigianato. Infatti le successive mostre hanno visto presenti tali opere esclusivamente in gallerie d’arte. Già nel ’97 alla personale presso la  Galleria “Serio” di Napoli,  Ada Patrizia Fiorillo scriveva nella presentazione: “Facendo ricorso per i piatti alle forme in biscotto recuperate alle botteghe ceramiche, l’artista vi è intervenuto con resine e pastelli vetrosi fino all’esito finale, ripetuto ma imbastito per i vasi solo attraverso l’esercizio del modellato, di una commistione tra effetto bronzo e pittura…segni depositati in un magico incrocio di linee, dall’andamento spezzato dinamico”. Oggi, pur avendo periodicamente ripreso tale percorso, come nella mostra alla Galleria Comunale Di Bressanone nel 2000 dove i piatti hanno riscosso notevole successo,  Sanchez  sviluppa e sperimenta diverse suggestioni materiche (oltre al bronzo, il peltro,  il granito ecc.) apprezzabili  nella mostra al Museo Minimo, prima tappa di una serie di esposizioni in programmazione, esclusivamente dedicate a queste  opere circolari. Il titolo ”Abstract icons” rimanda ironicamente ad una qualche somiglianza con alcune immagini ‘segnaletiche’ sul desktop ma non sarebbe lontano dal vero paragonare questi ‘piatti’ ai mandala, come catalizzatori di suggestioni spaziali, come piccoli universi. A voi la scelta.

                                                                                              Carolina Mantellini

 

 

“Lauro,  1995/2015”

 

Attualità di un progetto

 di Roberto Sanchez

 Inaugurazione martedì 19 maggio 2015- ore 18,00

 L’esposizione sarà visitabile fino al 20 giugno 2015

 

 

  

Nel dicembre del 1995 Roberto Sanchez, reduce l’estate precedente da una mostra al Palazzo Reale di Napoli a cavallo del G7,  propose una mostra- installazione a Lauro che avesse al centro il rapporto col territorio, superando il modello di allestimento convenzionale. In altri termini, mentre la mostra napoletana si snodava quadro dopo quadro nella classica sequenza, nella Collegiata di questa interessante cittadina dell’avellinese le opere si raggruppavano in specie di totem narrativi , sviluppati con metodo toponomastico.

“Partendo da una ricognizione dei siti- scrive Antonella Errico nella presentazione- ne ripercorre la storia servendosi di immagini di potenziamento e depotenziamento dall’indubbia suggestività; trame di luce e colore fuoriescono dal buio e si scagliano verso il visitatore che si riconosce in quei luoghi, partecipando attivamente. Molti si sono riconosciuti anche in una serie di ritratti di cittadini del luogo, raggruppati in un unico montaggio.

Menzione a sé merita “il paravento Lauro”, una struttura pieghevole studiata sul profilo urbano, con riferimenti simbolici ed allegorici di sapore ‘esoterico’.

Con la mostra al Museo Minimo Sanchez non desidera semplicemente commemorare  un evento ormai lontano, ma  recuperarne i tratti originali come suggerimento ancora valido per chi ne voglia attingere in futuro.

 

                                                                                                                 Carolina Mantellini

 

 Titolo dell'evento: “Lauro,  1995/2015”   Attualità di un progetto

Data vernissage: martedì 19 maggio 2015

Orario vernissage: ore 18,00

Orari di apertura: lunedì, mercoledì ore 15-18/ martedì, giovedì e venerdì 9-12 / o  appuntamento

Chiusura mostra: 20 giugno 2015

Biglietti: ingresso libero

A cura di: Carolina Mantellini

Genere: mostra personale

 

 

Presenta

 

“SUPERKITSCH”

 

 

Inaugurazione venerdì 16 gennaio 2015, ore 18,00

 

L’esposizione sarà visitabile fino al 31 gennaio 2015

 

 

  

A distanza di quarantasei anni dall’uscita del saggio di Gillo Dorfles “Il Kitsch”il Museo Minimo vuole rendere omaggio alla attualità delle intuizioni dell’autore. Ci ha dato modo di riflettere sulla realtà permeante del cattivo gusto contemporaneo, sulla relatività del concetto di arte e sulla labilità dei confini tra ‘bello’ e ‘brutto’. In questa mostra che ha il suo apice nel cosiddetto ‘vernissage’ vengono esposti oggetti svariati che hanno in comune la capacità di spiazzare l’osservatore sospendendolo tra orrore, sorpresa e ilarità, tanto da farne soggetto di osservazione più che semplice fruitore passivo. L’operazione artistica, per così dire, non sta  nel presentare opere ma sollecitazioni emozionali, anche momenti di sofferenza estetica, che tendano alla percezione  di un’atmosfera  spiazzante prodotta dal  gusto violentato. Una esposizione eclettica nell'ambito dell'oggettistica fluttuante tra cattivo gusto e surrealismo. Inquietante è scoprire che ognuno di noi, guardandosi intorno nella quotidianità, può facilmente riproporre poi una personale ‘stanza degli orrori’!

                                                                                                  Carolina Mantellini

 

 

Titolo dell'evento:”Superkitsch

Data vernissage: venerdì 16 gennaio 2015

Orario vernissage: ore 18,00

Orari di apertura: lunedì, mercoledì ore 15-18/

 martedì, giovedì e venerdì 9-12 / o  appuntamento

Chiusura mostra: 31 gennaio 2015

Biglietti: ingresso libero

A cura di: Carolina Mantellini

Genere: mostra fotografico/documentaria

 

 

Spazio espositivo: Museo Minimo – Via detta San Vincenzo 3 angolo Via Leopardi 47- Fuorigrotta – 80125 Napoli – 081.621170

Web www.museominimo.it  - Email museominimo@virgilio.it

 

 

Presenta

 Roberto Sanchez

“Ad infinitum”

 Inaugurazione martedì 7 ottobre 2014, ore 18,00

 L’esposizione sarà visitabile fino al 7 novembre 2014

  

 

 “Ad infinitum” particolare

  

Muovendo  da forti suggestioni  che ha percepito sin da ragazzo nell’osservare i meandri , altrimenti dette greche, in questa installazione Sanchez propone motivi ripetitivi, modulari ma  personali. Non una rigida sequenza ma un relativo, libero e modificabile alternarsi di piani e colori secondo un diagramma che non è mai veramente lo stesso. Nel nostro occidente greci e romani hanno utilizzato a piene mani le decorazioni lineari affascinati, credo, dal senso di ciclicità  che suggeriscono, poi riprese in epoche successive in occidente (neoclassicismo e non solo). La proposta di Roberto Sanchez va, provocatoriamente, a ripensare in chiave contemporanea la decorazione come valore artistico teso alla riflessione sull’infinito .Non un infinito monotono e privo di novità, ma suscettibile in ogni momento di variazioni studiate o arbitrarie pur in uno schema, in una griglia di massima. Questo non significa avere sbarre limitanti ma scoprire quanto ricco possa essere il caleidoscopio di possibilità guardando,  le debite proporzioni, all’universo così complesso ma pur formato da elementi relativamente limitati.

                                                                                                                                                Carolina Mantellini

 

 

 

Museo Minimo – Via detta San Vincenzo 3 angolo Via Leopardi 47 Fuorigrotta – 80125 Napoli

Phone (+39) 081.621170 – Web www.museominimo.it - Email museominimo@virgilio.it

Presenta 

“Naples in Postcard”

 Inaugurazione martedì 20 maggio 2014, ore 18,30

 

L’esposizione sarà visitabile fino al 20 giugno 2014

 

Cartoline realizzate da:

 

T .Baracchi, P.R.Bassi, M. Bellarosa, E. Belli, D. Bigliardo, A. Camerlingo, L. Caravita,  P. Cappelli, G. & R.Cestaro, A. Cocchia, S. Cusano, F. Davide, F. Del Vaglio, A. Ferrara,    M. Follin, M. Gallo, P. Gatto, D. Monetti, S. Parzanese,     C.Procope, M. Rodriguez,  C. Romeo, R. Sanchez, P.C. Tic-tac,  C.Turturiello

 

Napoli in Cartolina

 

Saluti da…era spesso la frase che si trovava sulla cartolina che si era soliti inviare in occasione di un viaggio a parenti ed amici. Un modo per far sapere dell’impresa. Un modo relegato ormai al passato dovuto anche in parte alle nuove tecnologie. Ma uno spazio vitale e particolare può essere costituito dalla cartolina d’artista spesso realizzata in pezzo unico. Una cartolina che l’artista per sua natura preferisce a quella tipografica ma che tende ad utilizzare solo in occasioni particolari. Quindi sono rare e preziose ma con un destino sempre legato al buon funzionamento postale. Un duplice sogno ma sognare è indice di vitalità.

 

                                                                             Giancarlo Da Lio

 

 Un genere che, a partire da fine ottocento, subentra alle assai più costose gouaches a fini turistici.  Passando dalle forme raffinate dell’epoca del “Gran Tour” di fine settecento sono Proseguendo nel percorso tracciato dalle recenti mostre sul francobollo e la cartolina d’artista, ora il Museo Minimo presenta una rassegna specificatamente dedicata a Napoli in cartolina. man mano andate a semplificarsi per un pubblico più borghese e di  massa per poi approdare alla cartolina postale. In mostra viene proposta una serie di immagini ora sul paesaggio, ora su elementi caratteristici della ‘napoletanità’ ma sempre prodotto di una ricerca di ‘svecchiamento’ rispetto ad una oleografia tuttora diffusa. L’arco della produzione presente al Museo Minimo  inizia a metà degli anni novanta quando,  con il promettente rinnovamento, anche culturale, inaugurato dalla giunta Bassolino, si voleva dare un contributo al rilancio dell’immagine della città. Si arriva poi ai giorni nostri con cartoline di normalizzazione, ovvero dove ironia ed impegno civile lasciano il posto, dopo le delusioni politiche e la stasi sociale, a un nuovo sguardo su quello che ci è rimasto: una “grande bellezza” frutto  di eredità e di fortune naturali. Comunque,  pur nel vedutismo, ci si esprime spesso con colori ‘acidi’ e tratti spigolosi: un voler sottolineare l’inquietudine e il disagio sotterraneo della Napoli contemporanea. Non mancano comunque lavori di non napoletani che, con la distanza conseguente, recuperano  fantasiosità e libertà di approccio. 

 

                                                                  Carolina Mantellini

 

 Titolo dell'evento:” Naples in Postcard”

Data vernissage: martedì 20 maggio 2014

Orario vernissage: ore 18,30

Orari di apertura: lunedì, mercoledì ore 15-18/

 martedì, giovedì e venerdì 9-12 / o  appuntamento

Chiusura mostra: 20 giugno 2014

Biglietti: ingresso libero

A cura di: Carolina Mantellini

Genere: mostra fotografico/documentaria 

Spazio espositivo: Museo Minimo – Via detta San Vincenzo 3 angolo Via Leopardi 47- Fuorigrotta – 80125 Napoli – 081.621170

Web www.museominimo.it  - Email museominimo@virgilio.it

 

 

 

 

 

 

 

“Un pittore e i maghi della luce”

 

Mostra fotografico/documentaria

 

Inaugurazione martedì 25 febbraio 2014, ore 18,00

 

L’esposizione sarà visitabile fino al 25 marzo 2014

  

 

Foto pastellate di Roberto Sanchez

 

Foto – litografie di:

Henri Cartier-Bresson

Robert Doisneau

Peter Lindbergh

Sebastiao Salgano

Robert Capa

Margaret Bourke-White

Man Ray

Robert Mapplethorpe

Helmut Newton

William Klein

 Mario Giacomelli

Herb Ritts

 

 

 

 

 

 

Una mostra atipica: un pittore,  che già da tempo ama esprimersi col mezzo fotografico,  in compagnia dell’eccellenza storica della fotografia mondiale. Non un’ atto di presunzione, Sanchez non desidera affatto vestire i panni dell’intruso. Si propone invece come testimone di un sintetico panorama sulla fotografia ormai ”classica” e rappresentativa delle varie correnti che nel tempo si sono sviluppate. Sanchez presenta appunto due sue opere di tecnica mista fotografia-pastello che evocano la prassi antica del ritocco fotografico prima dell’invenzione del pigmento a colori, in un ammiccamento che colloca le opere in un tempo ambiguo ed indefinibile. La sezione dei maestri storici offre invece una carrellata al pubblico per una riflessione sull’uso della luce nel b/n dove l’assenza del colore, quest’ ultimo considerato oggi quasi indispensabile, esalta  l’impatto comunicativo dell’immagine.

                                                                                     Carolina Mantellini

 

 

 

 

 

 

Collezione del francobollo e della cartolina d’artista

Dal 14 gennaio al 14 febbraio 2014

 Francobolli

 ITALIA: Tiziana Baracchi - Marcello Diotallevi -  GaMa FoGa – Roberto Sanchez

AUSTRIA: Helmut King

CANADA: Dale Roberts - Ed Varney

GERMANIA:  Peter Küstermann - Angela Pähler - Petra Weimer - TicTac

OLANDA: Ko De Jonge - EverArts

RUSSIA: Yuri Gik

USA: Reed Altemus - Ginny Lloyd - Zoe Elizabeth Zois

  

Cartoline

 ITALIA: Tiziana Baracchi – Mariano Bellarosa - Enzo Bergamene - Mirta Caccaro – Franco Canale -Tonia Copertino - Adriana De Manes – Fabio Donato - Francesco Esposito – Luciano Ferrara - Selvaggia Filippini - Maurizio Follin - Gabriella Gallo - Lucia Gangari – Oreste Lanzetta - Lucio Luongo – Riccardo Marassi - Walter Pennacchi – Paola Rivabene – Claudio Romeo - Roberto Sanchez – Vauro – Carla Viparelli – Oreste Zevola

REGNO UNITO: Stephanie Turnbull 

FRANCIA: Yolaine Carlier - Michel Della Vedova - Rémy Pénard

FINLANDIA: Paul Tiilila

GERMANIA: Karl-Friedrich Hacker - Henning Mittendorf - Tic Tac

BELGIO : Luc Fierens

 

Il C’era una volta di antica memoria fiabesca ha colpito la cartolina e il francobollo. Quali i motivi? L’eccessivo costo, esoso di un servizio postale inefficiente e la crisi della voglia di scrivere attraverso l’antico schema della scrittura. Le cartoline sembrano resistere solo nelle città d’arte e tra gli artisti visivi desiderosi di pubblicizzare e immortalare le proprie opere. Cartoline che finiscono per essere usate nei modi più diversi, oppure gettate via senza alcun rispetto ma come nel caso del Museo Minimo raccolte in una sezione speciale. Con i francobolli. Un infinito libro dell’arte che può essere sfogliato con rispetto, amore, dedizione da parte di chi ama conservare per far conoscere sempre nuovi messaggi artistici. Il Museo Minimo come è sempre nel suo stile ha pensato bene di continuare a farle vivere mettendole a disposizione di un pubblico sempre curioso e attento anche a questo settore creandone uno spazio documentativo.

                                                           Giancarlo Da Lio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

evento del 7 maggio 2013

Presentano

ARTISTAMPS

FRANCOBOLLI D’ARTISTA

 

artisti partecipanti:

 

ITALIA Tiziana Baracchi - Marcello Diotallevi -  GaMa FoGa - Roberto Sanchez

AUSTRIA Helmut King

CANADA Dale Roberts

GERMANIA  Peter Küstermann - Angela Pähler - Petra Weimer

OLANDA Ko De Jonge - EverArts

RUSSIA Yuri Gik

USA Reed Altemus - Ginny Lloyd

 

 

a cura di Giancarlo DA LIO e Roberto SANCHEZ

 

 

dal 7 maggio al 7 luglio 2013

 

inaugurazione 7 maggio 2013 dalle ore 18.00

 

 

Spazio espositivo: Museo Minimo – Via detta San Vincenzo 3 angolo Via Leopardi 47- Fuorigrotta – 80125 Napoli – 081.621170

Web www.museominimo.it  - Email museominimo@virgilio.it

 

 

  

 “Lo spirito del movimento Fluxus ritorna al Museo Minimo con una nuova mostra dedicata agli Artistamps. Una mostra che potrebbe essere confusa con una di Minimalart ma non è così poiché la realtà degli Artistamps sta a dimostrare una casella ormai consolidata del movimento creato da George Maciunas. Un movimento che non ha ancora finito di stupirci non solo per la sua vitalità ma soprattutto per la grande varietà di possibilità estetiche che contribuiscono a costruire l’insieme di Fluxus. E’ così che l’utilizzo degli Artistamps diventa veicolo di comunicazione difficile da censurare da parte del sistema dell’arte. Una possibilità di fare oltre un canale troppo tradizionale e facile da controllare e che viene percepito da parte degli artisti che non si interessano solo ma  anche di Artistamps. Un’ulteriore possibilità di espressione che può basarsi anche sull’ironia e la satira ma sempre su una grande espressione libertaria.”

                                          

                                                                GIANCARLO DA LIO

PREMERE SULLE IMMAGINI PER INGRANDIRLE

 

          Dale Roberts                                        Dale  Roberts                       EverArts                         GaMa  FoGa                            Ginny Lloyd   

                                              

           

            Helmut King                     Helmut King                    Ko De Jonge               M. Diotallevi                   M. Diotallevi              

                           

         

              M. Diotallevi                M. Diotallevi                   M. Diotallevi                   P.  K++stermann            P. K++stermann

                    

        P. K++stermann               P. K++stermann                   Petra Weimer                    Petra Weimer                  Poesy Pavilion

                             

     

           Reed Altemus              Roberto Sanchez                 Tiziana Baracchi                     Yuri Gik                          Ginny Lloyd

                            

 

 

evento del 12 marzo 2013

personale di

UGO SCALA

 

Inaugurazione martedì 12 marzo 2013, ore 18

L’esposizione sarà visitabile fino al 12 aprile 2012

 

“Esporrò al Museo Minimo una piccola raccolta di acquarelli, undici in tutto, dipinti tra gennaio e marzo.

 Dal primo impatto, non ho affatto considerato Minimo come spazio misurabile in metri quadrati, ma come Essenziale.  Si potrebbe chiamare Museo Essenziale, meglio ancora, Spazio Essenziale.

 

Essenzialità (ciò che una cosa non può non essere) e sensibilità (“ciò che ci fa acquisire il diritto alla vita” YKlein ) sono sempre stati per me motivo principale della mia ricerca artistica e della mia esistenza, acutizzatasi nel percorso degli anni. Dustin Hoffman ha detto:  “Non siamo più giovani, ma l’età è solo un inconveniente. Il corpo diventa certo più vulnerabile, ma si è più sensibili”.

 

 L’acquarello è per me la tecnica più appropriata per distillare l’essenza dell’immaginario e l’immaterialità dello spirito.

 

Immaginario non fantastico: “Il pittore non deve avere la fantasia, o meglio, deve sfuggirla, deve essere razionale come i bambini, i pazzi o i primitivi. Quelli che usano la fantasia sono privi di realtà spirituale, consapevolmente o inconsapevolmente ne danno l’illusione” (Klee).                                                                  Questa mostra s’ispira al Museo Minimo, nasce e muore nello spazio dove espone. In realtà questo spazio espositivo è un ambulatorio di un medico, credo anche convenzionato (solo a Napoli possono accadere certe cose).                  

 Mi sembra ardua impresa far sollevare lo sguardo da terra, segno d’apprensione e sofferenza, a persone in tutt’altre faccende affaccendate.                                                                          

 Sento, a questo punto, tutta la differenza tra l’inattualità del Museo Minimo e il presente dei luoghi del potere dell’industria  culturale in questo globalizzato momento di appannamento di valori e della spettacolarizzazione dell’effimero e delle apparenze.”

 

 

Ugo Scala

 

Titolo dell'evento:” Ugo Scala”

Data vernissage: martedì 12 marzo 2013

Orario vernissage: ore 18,00

Orari di apertura: lunedì, mercoledì ore 15-18/

 martedì, giovedì e venerdì 9-12 / o  appuntamento

Chiusura mostra: 12 aprile 2013

Biglietti: ingresso libero

A cura di: Roberto Sanchez

Genere: mostra personale

Catalogo in galleria

 

 

 

evento del 14 dicembre 2012

Pasquale Musone

“Opere minime al Minimo” 

Inaugurazione venerdì 14 dicembre 2012 ore 18,00

 

                                                                 L’esposizione sarà visitabile fino al 20 gennaio 2013

L’AMBIGUITÀ NELL’OPERA DI  PASQUALE  MUSONE

 

L’hinterland casertano ha avuto un ruolo non secondario nella  produzione artistica italiana degli ultimi decenni, a partire da quel fatidico 18 febbraio 1967, in cui fu inaugurata la collettiva di Antonio de Core, Attilio Del Giudice, Crescenzo Del Vecchio, Gabriele Marino e Andrea Sparaco presso il Circolo Sottoufficiali di Caserta. Da allora fu un crescendo di progetti, esposizioni ed Eventi che segnarono il risveglio artistico della città, non più condannata ad una vita di provincia, ma decisamente proiettata verso orizzonti internazionali, con sensibili aperture alla pop-art, all’informale, all’arte povera. Nuovi impulsi giunsero negli anni ’80 dalla presenza di Bruno Donzelli, che si stabilì a Caserta; di Franco Angeli, che trascorse un anno di intenso lavoro a San Leucio; e di Mario Schifano, il quale, pur residente a Roma, intessé solide relazioni con il capoluogo campano. All’attività degli artisti si affiancò quella di lungimiranti gallerie, come lo Studio Oggetto di Massimo De Simone, che nel 1984-85 organizzò le personali di Franco Angeli e Mario Schifano. A partire dagli anni ’90 la città assiste ad un lento declino, nonostante l’attività di importanti gallerie come Studio Legale, diretta da Antonio Rossi, e l’insediamento della collezione Terrae Motus di Lucio Amelio nelle sale della Reggia. Tuttavia, una nuova generazione di artisti si affaccia sulla scena locale e nazionale con un linguaggio che tende al recupero della manualità, del ‘fare pittura’ sporcandosi le mani, senza velleitari eclettismi e pretesi avanguardismi. Uno di questi è Pasquale Musone, classe 1973, nato a Marcianise come il grande Andrea Sparaco, al quale lo accomuna la profonda sensibilità per l’uomo ed i temi sociali.

Al centro della poetica di Musone è l’irriducibile conflitto tra l’anima e il corpo, che ha affascinato generazioni di artisti, da Skopas a Botticelli, da Michelangelo a Rodin. Nell’opera di Musone, però, i due aspetti convivono in maniera armonica, fusi in una dimensione rarefatta nella quale forme e colori sfumano, compenetrandosi reciprocamente. L’artista, infatti, tende alla dissoluzione della materia per affrancare lo spirito, che si manifesta sia attraverso la luce che penetra il colore e l’attraversa, sia attraverso la morbida e delicata azione della matita.

Non solo la produzione attuale, ma l’intero percorso di Pasquale Musone è volto ad una ricerca di spiritualità, a partire dai lavori dei primi anni ’90, nei quali l’azione combinata del movimento e della luce – una luce abbacinante che scolora le superfici – conduce allo svuotamento della materia corporea. Questa linea di ricerca subisce un’accelerazione dal 2010, quando l’artista opera una scissione tra il disegno, sinonimo di purezza, e la pittura ad olio, che rinvia alla sfera dell’apparire, all’immagine esteriore che si costruisce, si modifica, si trasforma grazie alla reciproca ‘contaminazione’ con l’ambiente esterno. La scissione avviene mediante la sovrapposizione di fogli di acetato, dipinti ad olio con accesi cromatismi, su cartoncini disegnati con tratto morbido e delicato. L’acetato assume una duplice funzione: da un lato si lascia attraversare dalla luce, stabilendo un legame visivo tra il dentro e il fuori, l’anima e il corpo; da un altro introduce un elemento di disturbo poiché offusca il disegno sottostante.

 

 

 

 

 

Nella personale allestita presso il Museo Minimo di Fuorigrotta (Na), Pasquale Musone presenta dodici dipinti di piccolo formato, in cui si ripropone il tema barocco dei cinque sensi, interpretato magistralmente da Jusepe de Ribera e Pietro Muttoni. Nella redazione di Pasquale Musone, però, la rappresentazione dei cinque sensi non allude all’esercizio delle facoltà sensoriali, bensì al divieto, tacitamente imposto dalla società, di usarle in modo critico e consapevole. L’ultimo brano della serie, infatti, rappresenta la negazione della memoria, cioè l’obbligo di non ricordare ciò che si è visto o sentito.

 

Marco di Mauro

 

 

evento del 2 ottobre 2012

Mariano Bellarosa

“L’abito non fa il monaco” 

Inaugurazione martedì 2 ottobre 2012, ore 18

L’esposizione sarà visitabile fino al 2 novembre

 

“”L’ABITO NON FA IL MONACO”” di Mariano Bellarosa

 La forza dirompente e devastante della società contemporanea basata su tre principi fondamantali:consumare-apparire-competere è riuscita a capovolgere anche gli antichi insegnamenti tramandati dalla cultura popolare:i proverbi. Se osserviamo attentamente i costumi dei nostri tempi ci accorgiamo che, spesso e volentieri, l'abito fa il monaco. Dallo smoking ai piercing, abiti e accessori sottolineano l'esteriorità,l'apparenza,l'involucro,l'appartenenza, ci stiamo lentamente trasformando in tanti "moderni soldatini"fieri della propria divisa.

Ma l'arte no!! L'arte non cede al conformismo di massa e combatte la propria guerra creativa.

 Tecnica e poetica

Il realismo degli abiti realizzati con la tecnica del collage gioca con l'estro creativo del disegno a china , i due mondi si rincorrono creando armonie e contrasti, il rigore fotografico dei vestiti si contrappone alla libertà del segno dando vita ad un fumetto senza dialoghi verbali dove realta e visione interagiscono.

 Nota biografica

Mariano Bellarosa 1956 vive e lavora a San Donato Milanese (Milano), diplomato all'Istituto d'Arte Michelangelo di Pavia.

Partecipa con le sue opere a mostre nazionali ed internazionali, da anni attivo nel circuito della Mail Art (Arte Postale), anima con Claudio Gavina la Brigata Topolino gruppo aperto che si occupa di Performances e di Azioni Caotiche. Collabora con la rivista " Fare Poesia" dove cura lo spazio Disegni Condivisi , è membro dell'Ambasciata di Venezia Repubblica degli Artisti.

 CRITICA ED ETICA

 Nulla fa più piacere di questa nuova mostra al Museo Minimo. Fa venire alla mente i lontanissimi anni di una scuola dove tutti erano in giacca e cravatta. Magari quella riciclata di un fratello maggiore o di un cugino. Ma ovunque erano d’obbligo giacca e cravatta. Le foto di allora rigorosamente in bianco e nero facevano apparire tutti più maturi se non si vuole usare l’aggettivo più vecchi. Spesso le aspirazioni erano solo quelle di divenire dei piccoli borghesi magari con un buon posto in banca. Ora anche i cassieri di banca sono scamiciati e in jeans. Ma il conformismo dell’apparire continua ancora vorticosamente in tutto il mondo e spesso rasenta il ridicolo: la maggior parte non ama distinguersi ed è volutamente o inconsapevolmente inquadrata. Si comincia sin dalla scuola materna a voler vestire firmati i bambini. Si continua con la scoperta dell’apertura di sempre nuove boutique o almeno outlet. Molti quasi finiscono in una forma di pazzia maniacale e capita di vedere certe madri in competizione con le figlie adolescenti. Il buon senso sembra definitivamente tramontato insieme al buon gusto. Purtroppo vanno di moda i polli allevati rigorosamente in batteria anche se qualche strategia pubblicitaria cerca di farci credere al rigorosamente biologico. Ma per fortuna Mariano Bellarosa ci ricorda che qualcuno continua a resistere al massacro dell’uniformità e dell’apparenza.

                                                                           Giancarlo Da Lio   

 

 

evento del 15 maggio 2012

 

Mostra internazionale a cura di  Giancarlo Da Lio e Roberto Sanchez

 Inaugurazione martedì 15 maggio 2012, ore 18

L’esposizione sarà visitabile fino al 15 giugno

 Artisti partecipanti:

BELGIO: Luc Fierens

FRANCIA:  Michel Della Vedova, Rémy Pénard

ITALIA: Francesco Aprile, Tiziana Baracchi, Piero Barducci,

Mariano Bellarosa, Rosa Biagi, Mirta Caccaro, Lamberto Caravita,

Maurizio Follin, Gabriella Gallo, Claudio Romeo, Roberto Sanchez, Renato Sclaunich,

GERMANIA: Susanna Lakner, Ptrzia Tictac

GIAPPONE: Ryosuke Cohen, Keiichi Nakamura

REGNO UNITO: Stephanie Turnbull

SUD AFRICA : Cheryl Penn

U.S.A.: C. Mehrl Bennett, John M. Bennett, Reid Wood

 

L’aggettivo International può essere considerato da molti come un vezzo strategico per attirare l’attenzione. Ma ciò significa non riconoscere alla Poesia Visiva una sua storia e una sua valenza. Ormai questa espressione è più longeva del Futurismo e seconda solo per durata alla Mailart. Ma il fenomeno pur essendo storicizzato continua a riproporsi e il suo effetto non si è ancora esaurito. Quindi International non solo perché è movimento da ritenersi internazionale ma soprattutto perché vede in questo incontro una nuova selezione di artisti internazionali. La Poesia Visiva che combatteva e superava i limiti editoriali del libro coinvolgendo tutte le arti è tornata in questa mostra a privilegiare il formato del foglio. Il foglio che ci ricorda il libro, in questo caso un libro infinito che può essere composto in tipologie continue e diverse. Quindi una mostra stimolo per farci riflettere su questo ancora vivace fenomeno. Una nuova grande opportunità offerta dal Museo Minimo di Napoli che si è attestato su valori e significati che vanno oltre i limiti del convenzionale. Un obiettivo che Roberto Sanchez generosamente persegue. Noi ci siamo.

                                                                                                                                                                                      Giancarlo Da Lio

 

                                  Claudio Romeo                                       Cheryl Penn                                       C. M. Bennet

                              Francesco Aprile                                       Keiichi Nakamura                             Lamberto Caravita

                                 Mariano Bellarosa                                  Luc Fierens                                          Mirta Caccaro

 

                          Rémy Pénard                                           Ryosuke Cohen                                         Renato Sclaunich 

 

      

                                                Reid Wood                                                  Stephanie Turnbull

                                            Tiziana Baracchi                                                             Roberto Sanchez

                  Susanna Lakner                                          John M. Bennett                                             Gabrielle Gallo

                                                     Piero Barducci                                                         Maurizio Follin                                               

                                                             Ptrzia Tictac                                      M. della vedova                                       Rosa Biagi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

evento del 21 febbraio 2012

Roberto Sanchez

presenta

“ANAICONICA”,

                    l’anagramma visuale

Inaugurazione martedì 21 febbraio 2012, ore 18

L’esposizione sarà visitabile fino al 21 marzo

“Arte componibile, opere a struttura variabile , sono definizioni possibili ma forse anche banali di una ricerca artistica che,con una certa temerarietà potrei definire col neologismo anaiconica (dal greco  anà, inversione  ed  eikòn, immagine ). Tale termine deriva dal concetto di anagramma che a sua volta significa inversione, spostamento di lettere: con questo gioco enigmistico lo spostamento di lettere dell’alfabeto conduce da una parola di senso compiuto ad un’altra  con l’uso delle stesse lettere. Quindi con  arte anaiconica vorrei indicare l’esperienza dello spostamento di segni, di immagini che produce  un mutamento di significati pur all’interno di un quadro di riferimento dato.

In definitiva, attraverso elementi componibili di immagini non figurative, si possono combinare e ricombinare strutture significanti. Gioco fine a sé stesso? Allora la natura compie un gioco inutile, l’evoluzione è un gioco inutile, le stesse relazioni tra fatti e persone cosa sono? Combinazioni casuali o causali, dipende dalla propria filosofia, che costruiscono la realtà come in un immenso caleidoscopio dove ciò che funziona ha spesso anche un’eleganza e una suggestione che percepiamo noi umani  in senso estetico. Come cablaggi e connessioni che volutamente o casualmente permettano dei flussi comunicativi supponendo, come nel  caso di Sanchez, un Artefice Primo del sistema. La rottura della composizione statica, l’esplorazione di nuovi assetti dell’immagine, sono la metafora di questo tempo di trasformazione che insegue forse nuovi assetti o prova a cavalcare la continua e veloce mutazione. Con queste opere quindi viene ripreso un concetto dell’alchimista Cesare Della Riviera :“Far la pietra de’ Filosofi altro non è che fare il mondo picciolo,…” In questo caso la  “pietra filosofale”non è l’”Opus”maiuscolo ma un opera che, seppur in rapporto minuscola,  imita  qualcosa della Creazione. Mi piace, a questo punto, citare Giancarlo Da Lio, critico veneziano ed animatore culturale internazionale:

“…Dissoluzione della forma (apparente) con l’offrire la possibilità di operatività al pubblico. Ma le caratteristiche essenziali rimangono sempre di proprietà dell’artista. Una scomposizione attiva, positiva per un fruitore non pigro e soprattutto Mobile rispetto alle esigenze dello spazio in cui viene inserito. Quindi uno spazio che oltre che essere fisico è psicologico. Lo spazio e il tempo sono assai diversi nel concetto delle varie culture (W-E) e l’opera diventa più democratica nel senso di offerta, possibilità. Naturalmente per quelle persone che con le loro sensibilità riescono a comprendere le possibilità offerte loro da Roberto Sanchez, artista del III millennio.”

 

                                                                                                                                                                   Carolina Mantellini

          

 

evento del 16 dicembre 2011

 

Marianna Barretta

“L’infanzia negata”

e

Serata di solidarietà UNICEF

 

Inaugurazione venerdì 16 dicembre ore 18,0

L’esposizione sarà visitabile fino al 10 gennaio 2012

 

evento del 19 ottobre 2011

“4+4”

Quattro opere e quattro poesie d’arte

Personale di

Roberto Sanchez

+

Presentazione del libro di Marco di Mauro

“In viaggio. La Campania”

Paparo Edizioni

 

L’esposizione sarà visitabile dal 21 ottobre al fino al 21novembre 2011

L’enigma numerico del titolo è presto svelato: quattro opere pittoriche e quattro poesie dello stesso autore, Roberto Sanchez. Un piccolo numero di tele di medie dimensioni ma che, come è successo altre volte, corrisponde alla vocazione del Museo Minimo di presentare poche o pochissime opere di un’artista selezionate sapientemente per dare al pubblico il meglio di una produzione. Le poesie, tutte nell’ambito della metafora arte-vita, sono state presentate al “Poesy Pavilion”, evento collaterale dell’ultima Biennale di Venezia e inserito nella “My Biennale Guide Art 2011”. Queste poesie sono state  lette in pubblico dall’attore Gianni Moi il 4 e 5 giugno insieme a quelle di altri artisti internazionali e documentate in video al Vernissage della mostra al M.M.

Tornando alla produzione di Sanchez, come incisivamente ha scritto Ada Patrizia Fiorillo, anni fa, nella presentazione alla monografia dell’artista: “…Nel vortice ruotante di simultanee visioni scomposte nella riduzione analitica degli effetti cromatici, Roberto Sanchez  dà libero sfogo ai sentimenti, ricalcando il campo, teatro del quotidiano, di pause temporali, frazioni di suoni, attimi di vita, E’ il profondo senso dell’esistere, segnale di una passionalità vibrante, di un’emotività accecante che egli stempera nella magia luministica di queste trame”.

Avere di fronte le opere e le poesie comunica certamente emozioni forti per l’effetto volano dei rimandi reciproci e una lettura intima di quello che è il lavoro, difficile ma appassionante, dell’artista.

                                                                                              Carolina Mantellini

 

 

 

 

evento del 26 luglio 2011

Artisti (a) Fuori-Grotta

Inaugurazione martedì 26 luglio 2011, ore 19

L’esposizione sarà visitabile fino al 8 ottobre 2011

 Catalogo disponibile in galleria

 

 Per chi ha memoria, invito ad andare a quel 1992 in cui si inaugurò la mostra “Fuori dall’ombra” al Castel dell’Ovo . La rassegna costituì una vetrina per gli artisti, riconosciuti come i più significativi, che operarono tra il  1945 e il 1965.

Ora le loro opere dimorano a Castel Sant’elmo  o presso la Pinacoteca dell’Accademia di Belle Arti  in pianta stabile. Sono sfuggiti  al destino storico causato dagli amministratori napoletani e dagli arruolati curatori  dimentichi dei talenti nostri a favore di un’esterofilia che, invece di evitare il provincialismo, lo accresce per deficit di spirito critico.

Come molti sanno il Museo Minimo, pur coltivando contatti stabili con artisti di tutto il mondo, ha come vocazione un’attenzione particolare al quartiere e, per estensione, a tutta l’area Flegrea. Infatti il titolo della mostra che il Minimo apre al pubblico tra la fine della stagione espositiva 2010-2011 e l’inizio di quella 2011-2012 ha in sé una relazione simbolica con la mostra del ’92.

Fatte salve le ovvie differenze, con il termine Fuori-Grotta si intende un “fuori dall’ombra” che si sposa sia con l’intenzione di creare un cono di luce su artisti ‘del territorio’ che operano da svariati decenni, sia con il dato orografico e caratteristico del quartiere parzialmente isolato dalla densità di iniziative sia pubbliche che private del centro città. Gli artisti sono: Stefano Borriello, Salvatore De Curtis,  Veronica Longo, Roberto Mantellini, Roberto Sanchez, Lucio Statti ed Ernani Utech.

Per le  note biografiche e critiche rimando alle pagine personali che, seppure sinteticamente, contribuiscono con le immagini di alcune opere a formare una base di approccio al loro lavoro. Ci si accorge, così, di quanta attenzione essi hanno rivolto ai luoghi o alle suggestioni di un’ambiente fisico, culturale ed umano.

 

                                                                                     Carolina Mantellini

 

 

 

 

 

evento del 8 aprile 2011

“Squarci meccanici”

 Personale di

    Giuseppe Autiero (Pautiero)

 

A cura di Roberto Sanchez

 

Inaugurazione venerdì 8 aprile 2011, ore 18

L’esposizione sarà visitabile fino al 7 maggio 2011

Squarci Meccanici

”L’arte, dall’intuizione della prospettiva fino ai giorni nostri, sembra essere attraversata dalla necessità di confrontarsi con la realtà, o per mimesis (modello e imitazione) o per poiesis (fare artistico).
Nella serie squarci meccanici, iniziata nel 1996, alla realtà che prescinde da ogni estetica, morale, religione, Pautiero unisce un desiderio di verità e una buona dose d’ironia: la tela, superficie pronta ad accogliere forme e colori, si anima di tagli, squarci, dai quali fuoriescono asettici circuiti elettrici che sembrano voler evidenziare la natura ormai standardizzata della realtà.
L’artista sembra voler strappare il “tessuto d’inganno” nel quale i media ci avvolgono, non per urlare la sua verità, ma solo per distruggere una menzogna.”

 

 

evento del 25 febbraio 2011

 

FLUXUS MUSEO MINIMO

Mostra internazionale a cura di  Giancarlo Da Lio  e Roberto Sanchez

Artisti partecipanti: 

ITALIA: Tiziana Baracchi - Patrizia Battaglia - Cecilia Bossi - Laura Cristin - ego_tek - Walter Festuccia - Oronzo Liuzzi - Serse Luigetti - Tinamaria Marongiu - Silvano Pertone - Giuseppe Riccetti - Roberto Sanchez

BRASILE: Roberto Keppler

CANADA: R.F. Côté - La Toan Vinh

COLOMBIA: Tulio Restrepo

FRANCIA:  Daniel Daligand - Michel Della Vedova - Christine Le Roy

GERMANIA:  Ingo Cesaro - Peter Küstermann

GRECIA: Katerina Nikoltsou - Evmorfia Rachouti

GIAPPONE: Keiichi Nakamura

OLANDA: René Bouws - Raymond Hirs

RUSSIA: Juri Gik

SVIZZERA: Peter Kaufmann

U.S.A.: Keith Buchholz

FLUXUS MUSEO MINIMO

 George Maciunas aveva chiesto anche all’amica Yoko Ono di pensare ad un nome per definire il nuovo movimento artistico. Ma all'improvviso si rese conto di aver trovato la soluzione in un nome latino, fluxus. Un nome sintetico e dal significato dinamico come doveva essere un movimento. Un flusso che continua nel tempo. Un continuare che non deve essere una semplice ripetizione modulare ma soprattutto un’adesione ad un’idea estetico comportamentale. Un’adesione estetica per quanto riguarda la realizzazione descrittiva e un’adesione comportamentale come modo di essere e di vivere l’attimo artistico e quindi di saper fare scelte per una linea di operatività. Un’adesione ad un’idea che per sua essenza non deve mai essere statica ma dinamica. Un dinamismo rappresentato molto bene dal sostantivo latino e che rappresenta con chiarezza anche le caratteristiche della vita dove ogni intelligenza è un caso statistico unico ma anche elemento di un insieme. Un insieme che vede nel flusso il dinamismo spazio temporale di momenti unici.

 

                                                                      Giancarlo DA LIO

 

C'è un postino veramente insistente che bussa trenta volte alle porte del Museo Minimo di Fuorigrotta. Con la sua pettorina gialla non sa di essere promotore di una collettiva, che raccoglie le opere inviate par avion da artisti provenienti da tutto il mondo e chiamati all'appello da Giancarlo Da Lio e Roberto Sanchez, per il nuovo allestimento ispirato a Fluxus e alla mail art. Il mezzo è il messaggio e il messaggio diventa un'opera d'arte. Che puoi scartocciare e toccare con le tue mani, adesso che ti è giunta da lontano come un trucco d'altri tempi. Un anacronismo artistico che continua a vivere nel nome di un sogno senza epoca, quello dell'arte libera da committenti e compratori.

articolo di Daniela Scotto

 

evento del 28 gennaio 2011

“Un nido di vespe”

Foto di

Roberto Sanchez

A cura di Carolina Mantellini

 Inaugurazione venerdì 28 gennaio 2011,ore 18

L’esposizione sarà visitabile fino al 16 febbraio

 

 

Progetto muniXweb-ART, redazione Namir e X Municipio del Comune di Roma

 Tratto dall’intervista  di Massimo d’Andrea a Roberto Sanchez

 Roberto Sanchez , un fotografo, io direi stranissimo. Lei costruisce oggetti in piccolo e poi li rifotografa creando questa fotografia ‘surrealista’, giusto?

Si, come un piccolo teatro in cui muovo gli oggetto come fossero personaggi, e ogni oggetto è caricato di significati che cambiano in funzione delle relazioni tra gli stessi. Tra i vari elementi ci sono anche i miei quadri perché io nasco pittore. I miei quadri compaiono come il monolite di Kubrik, una specie di presenza, anche attiva, che interagisce nel contesto. In questo spazio teatrale ogni oggetto significante si relaziona agli altri in uno schema che, seppure da me preordinato, permette allo spettatore, al fruitore, l’ interpretazione della rappresentazione in modo diverso, come un rebus a soluzione multipla."

Certo, la cosa che ci coinvolge è il fatto che siano fotografie tipicamente surrealiste, o sbaglio?

Diciamo... Ma c’è anche la realtà in molte di queste. Non in presa diretta come nella foto tradizionale  ma seppure mediata, la realtà irrompe in un’atmosfera comunque onirica. E’ presente anche la vita vissuta, la rappresentazioni dei luoghi in cui esprimo le mie esperienze, le mie inquietudini.

Quindi lei fa anche dei modellini, tutto…

E’ vero, sono un vecchio appassionato di modellismo. La manualità che ho acquisito la utilizzo nella costruzione di questi spazi ambigui: cose che dovrebbero essere piccole sono grandi e viceversa.

Esatto, è a questo mi riferivo con surrealismo.

E poi non utilizzo granchè il digitale. Nel senso che l’apparato di ripresa è digitale, però non ho inserito effetti particolarmente sofisticati. Tutto è in presa diretta, la luce è naturale perché altrimenti risulta fredda, strana.

Quindi lei illumina queste scene, no?

Si, come nel teatro: ci sono degli spot, dei faretti e raramente intervengo col digitale. La fotografia, come si sa, è luce. L’illuminazione può rendere drammatica o meno una scena, può mettere l’accento su qualcosa ed in ombra un’altra…

Volevo sapere cosa la spinge a realizzare un’opera.

Come ho già detto, nasco pittore, per decenni ho portato avanti una pittura astratta a piani geometrici ma calda. Ad un dato momento è sorta l’esigenza di esprimermi in maniera più ampia, anche recuperando la pittura, ma rifotografandola in un rapporto passato-presente. La fotografia mi permette di esplorare la figurazione senza entrare in immediata contraddizione col mio passato di ricerca pittorica: una nuova avventura con un mezzo diverso. "

Lei ha fatto esposizioni con questi lavori?

 Qui a Napoli al Museo Minimo di Fuorigrotta, al Garage n°3 Gallery di Mestre, ancora a Napoli all’Ipogeo dell’Annunziata che è uno spazio del Comune. In oltre ho partecipato ad ‘Artissima’ a Torino con lo stand del PAN di Napoli che poi ha acquisito un’opera per il suo centro di documentazione.

Quanto tempo ci mette per realizzare una scena?

Devo costruirla piano piano: inizio con uno schizzo e poi vado a realizzarla col cartoncino; cerco le immagini di fondo che mi servono, miniaturizzo degli elementi, in special modo i quadri, divento una sorta di cercarobe. Se mi serve una clessidra cerco dove recuperare questo oggetto, animali impagliati e via così. Fino a costruire l’ambiente che avevo in mente, mediando comunque con gli elementi reali che ho trovato.

Per quanto riguarda il messaggio che intende lasciare?"

Forse sono ripetitivo…cercare il senso delle cose. Spesso nelle mie immagini compaiono i dadi o il giochino dei numeri ad incastro…non esiste il caso ma neanche un preordinamento assoluto, come se tutto fosse già scritto. E’ tutta una dinamica di relazioni, di incontri, di fatti piccoli e grandi; ‘come in alto così in basso’ dicevano gli alchimisti. Una rete in cui anche la casualità rientra in un flusso. Cerco, in primis con me stesso, di fugare l’angoscia del vuoto. Ed ai giovani, che spesso hanno timore della vita e che vedo mancare spesso di forti riferimenti - per la mia generazione erano la politica, l’impegno- di ricercare cose nuove, oppure di rinnovare quelle considerate vecchie se sono valide veramente".

 

 

 

 

 

 

 

 

evento del 26 novembre 2010

 

Napoli. Museo Minimo, martedì  26 novembre 2010

  "FRONTIERA DI CARTA”

 Personale di Reid Wood

  A cura di Roberto Sanchez

Presentazione di Giancarlo Da Lio

 Inaugurazione venerdì 26 novembre 2010, ore 18,30

L’esposizione sarà visitabile fino al 21 dicembre 2010

  Testo Critico:

        FRONTIERA DI CARTA

  

Da sempre gli Stati Uniti d’America hanno puntato il loro essere sul dinamismo e sul fare. Molte volte il mondo industriale ha preceduto il cambiamento artistico culturale. L’ inverso di ciò che è accaduto nella vecchia Europa dove i sogni degli artisti spesso sono stati considerati solo visioni. Quindi le due parti del mondo si rincorrono frequentemente su stereotipi che poco hanno a che fare con il buon senso. E l’avventura culturale umana di Reid Wood ce lo conferma. Una conferma che trova ampio spazio nella creativa grande provincia italiana. Per fortuna che gli uomini si muovono e il Museo Minimo sempre all’ avanguardia ospita una mostra che testimonia come i musei debbano essere centri di aggregazione e realtà dovute per prima cosa agli artisti stessi e non alle assurde regole del mercato. Se c’ è bisogno di etica nell’ economia secondo le teorie del Miglior Fabbro c’ è bisogno di coraggio in campo artistico. Una mostra che non è una semplice esposizione di opere ma un incontro di idee. Una sintesi tra la carta veicolo principe della diffusione culturale e la nuova frontiera del computer. Una frontiera ancora di carta.

                                                        Giancarlo Da LIO

 

 

Biografia

Reid Wood  è nato negli USA nel 1948. Usa lo pseudonimo di  State of Being. E’ entrato nel network della Mail Art nel 1981. Ha insegnato per molti anni.

Crea  Collage   realizzati con  tecniche e strumenti diversi, Libri d’Artista, Francobolli d’Artista, Carte di Credito d’Artista, Immaginario digitale, e Performance.

(testo italiano e sintesi di Tiziana Baracchi, da materiale fornito direttamente dall’artista

 Reid Wood - State of Being

Un nome d'arte che ci riporta a stati, nazioni fantastiche di sapore orientale. Forse è il suo modo di essere, di voler essere, meno americano e più artista. E per esserlo oltre al nome ha scelto quel settore dell'alternativa che ormai è ufficialità. Purtroppo un'ufficialità ancora non riconosciuta/conosciuta dai molti. Ma State of Being appartiene ad un mondo globalizzato dell'arte no profit. Un grande esempio di arte globale positiva. La forza del credere nei sogni.

Giancarlo Da Lio

 Indirizzo: 271 Elm St. Oberlin, OH  44074 - USA

Links: www.guzzardi.it/arte/archiviomailart/artistimailart/wood.html

  

 

 

 

 

evento del 12 ottobre 2010

     “Ubi Fluxus Ibi Motus”

 

Personale di Renato Sclaunich

 A cura di Roberto Sanchez

Presentazione di Giancarlo Da Lio

 Testo Critico:

Napoli capitale culturale d’Europa ospita al Museo Minimo un’ interessante mostra di Renato Sclaunich poeta artista di area Mitteleuropea con la quale si dimostra una realtà attiva nel campo della poesia visiva. Realtà che molto spesso i poeti visivi di area spagnola hanno tentato di negare all’ Italia. Una negazione basata soprattutto sulla frammentarietà e non continuità che avrebbe caratterizzato gli artisti della nostra penisola. Ma Renato Sclaunich è come l’ anticiclone delle Azzorre. Egli porta un’ondata di positività in questo settore riuscendo ad andare con opere di recycling di notevole finezza compositiva e di contenuto oltre i limiti rappresentati troppo spesso solo dal collage. Sviluppano un’idea di critica sottile e in qualche caso di umorismo sui vari aspetti contraddittori di un ieri mai finito. Non a caso per dimostrarlo ha scelto anche Napoli, una città che è stata particolarmente a cuore agli artisti di lingua e cultura spagnola dimostrando che nella Napoli di oggi si può incontrare la poesia visiva italiana non solo come momento di un singolo percorso ma come una realtà matura e cosciente.

                                                               Giancarlo DA LIO

Chiusura mostra: 12 novembre 2010

 

evento del 25 maggio 2010

 

 

“La Cartolina di Napoli”

Dalla gouache al merchandising

 A cura di Roberto Sanchez

Presentazione di Carolina Mantellini 

Inaugurazione martedì 25 maggio 2010, ore 18,30

L’esposizione sarà visitabile dal  25 maggio al 9 ottobre 2010

 Spazio espositivo: Museo Minimo – Via detta San Vincenzo 3 angolo Via Leopardi 47- Fuorigrotta – 80125 Napoli – 081.621170

Web www.museominimo.it  - Email museominimo@virgilio.it

Continua la consuetudine del Museo Minimo di presentare saltuariamente una mostra atipica in rapporto alla linea prevalente che favorisce la ricerca non figurativa. Un momento, cioè, in cui irrompe quella che veniva definita una volta “arte commerciale” con la a minuscola dai soliti noti dal naso che si arriccia laddove individuano il privilegiare, a loro dire eccessivo, della ricerca estetica in una tematica localistica.  In realtà la pittura’da cartolina’affonda le sue radici nelle gouaches del sette-ottocento che annoveravano artisti di grande spessore, costituiendo un patrimonio iconografico immenso in relazione all’immagine di Napoli. Basti citare Saverio Della Gatta, PietroFabris, Salvatore Fergola, Antonio Joli, J.Philipp Hackert, Giovan Batista Lusieri, i vari Carelli, Senape e tantissimi altri allo stesso livello che non cito per mere ragiono di spazio. Senza questa pittura che analizzava paesaggi, personaggi e costumi, non avremmo oggi idea dei tesori tramandati e persi, della fisionomia ambientale fino alla moda e al costume degli ultimi secoli.

Oggi esiste ancora la pittura di riflessione e documentazione e, soprattutto, serve ancora?

Io credo proprio di sì,  seppure non  nelle forme tradizionali e nelle gallerie  ma distribuita nei veri luoghi di incontro come le grandi librerie, oppure nei negozi di accessori  per l’arredamento di buon livello, di merchandising museale o, ancora, utilizzata nella pubblicità. Il più delle volte sotto forma di poster, oggettistica, cartoline, magliette. Da ricordare l’iniziativa dei primi anni novanta dal titolo”Colore e Calore”per una Napoli vista da artisti, grafici e designer su t-shirt e cartoline che pure fu patrocinata da Comune, Provincia e Istitut Francaise de Naples (i francesi la sanno lunga!).

Il Museo Minimo presenta una mostra che, pur nei limitatissimi spazi di cui dispone, illustra un breve escursus che prende le mosse proprio dalla gouache antica, non in originale ma attraverso qualche esempio seppur raffinato di epigoni che rispondono a richieste attuali di mercato. Cioè al desiderio di molti che, attraverso una spece di ‘falso d’autore’, desiderano rivivere un mito.

Accanto, immagini di paesaggi e particolari urbani studiati non solo per un uso  tradizionale come il quadro, ma anche come pannellature decorative,  accessori per arredamento,  calendari, packaging ecc. realizzati in gran parte da Roberto Sanchez per la ditta MACRI’impegnata, quasi filantropicamente, nelle valorizzazione dei dati cultural-visivi di Napoli.

Tutto questo costituisce un modo virtuoso di sfruttare l’immagine migliore del nostro territorio che crea un circuito di valorizzazione reciproca in un momento in cui solo il Cielo sa di quanto ce ne sia bisogno!

                                                                                                                                              Carolina Mantellini

 

 

 

 

 

 

evento del 13 aprile 2010

 

Vernissage

“La materia in divenire”

Giovanni Cuofano

Data vernissage: martedì 13 aprile 2010 -  ore 18,30 - Chiusura mostra: 8 maggio 2010

È un’interessante prospettiva creativa quella di Giovanni Cuofano e vale ad istituire un intrigante processo di analisi del reale del quale non vengono proposte le immediate istanze di una raffigurazione restituiva dell’oggetto, ma le imprese talvolta drammatiche del passaggio della storia.

Il punto di partenza di Cuofano è quello,infatti,di un indagine sul dato materico; ma esso non è inteso come referente logico-estetizzante di una dimensione astrattamente intellettuale e di una proiezione eidetica del fare, ma si istituisce come proprio analitico di una oggettività pregnante ed invadente, quella più significativamente ingombrante e preoccupante del rifiuto, di ciò che,insomma, la società contemporanea rigetta da sé,spesso,senza averne addirittura esaurito fino in fondo l’utilizzo funzionale.

Da qui parte Giovanni Cuofano e nelle sue sculture,come nella sua pittura,eleva il rifiuto a spessore materico, a costituente primario dell’ordito espressivo,per farne non certamente la metafora di un mondo, ma l’espressione tangibile dei contenuti alienanti di una civiltà che si vergogna – o che sembra farlo – di ciò che riduce nel contesto invadente del suo surplus di consumo. L’informale non poteva essere, quindi,che il logico alveo stilistico,per Cuofano, quello entro il quale poter esprimere con pienezza il

dato del suo prodotto creativo; e le colorazioni stesse abbrunate e annerite delle sue opere contengono il massimo della pregnanza significativa che la negazione della luce

può ingenerare nell’oggetto che ha smesso per sempre d’essere seducente e splendente per ridursi a mero ammasso d’incongrua definizione funzionale.

 L’arte restituisce non solo per dignità alla materia, ma mostra che il processo evolutivo non s’arresta laddove l’esigenza di conferire l’oggetto a rifiuto attesta la resa incondizionata del mondo economico di fronte all’evenienza dei tempi.

L’arte, con l’opera di Cuofano,mostra di sapere e di potere andare di là,oltre gli stessi confini di un riciclo opportunistico dell’oggetto, cui il rifiuto è chiamato per suggerne l’estrema stilla di fonte energetica o d’ulteriore fonte di approvvigionamento di materia prima. L’estetica non riscopre in opere come quelle di Cuofano la mitica del bello, ma crea il passo decisivo per l’appropriazione o, se meglio può dirsi, della ri-appropriazione significativa del nucleo centrale della sua datità pre-baumgarteniana che le appartiene. Questo, tutto ciò, a nostro avviso, è una conquista.

                                                                                                     Rosario Pinto

 

 

 

 

evento del 2 marzo 2010Artbahnkreuz

 

Tiziana Baracchi(Ita), Fiorenzo Barindelli(Ita), Horst Baur(Ger), Mariano Bellarosa(Ita), Lamberto Caravita(Ita), Yolaine Carlier(Fra), Bruno Cassaglia(Ita), Pino Conestabile(Ita), Carmela Corsitto(Ita), Francesco Cucci(Ita), Maurizio Follin(Ita), Mauro Gentile(Ita), Karl F. Hacker(Ger), Cesare Iezzi(Ita), Giosuè Marongiu(Ita), Henning Mittendorf(Ger), Lynn jr Palmiter(U.S.A.), Rémy Pénard(Fra), Walter Pennacchi(Ita), Paola Rivabene(Ita), Claudio Romeo(Ita), Roberto Sanchez(Ita), Renato Sclaunich(Ita), Pete Spence(Australia), Salvatore Starace(Ita), Reid Wood(U.S.A.).

          A cura di Giancarlo Da Lio e Roberto Sanchez

      Presentazione di Giancarlo Da Lio

 INCROCI

 Nuova tappa al Museo Minimo con gli artisti di Artbahnkreuz. Non una semplice partecipazione ma un punto di riferimento lungo l’autostrada dell’arte. E non poteva che essere così da quando Roberto Sanchez ha creato e animato il suo spazio dedicato agli artisti indipendenti di tutto il mondo. Una situazione museale aperta, viva, in chiara opposizione ad un concetto statico e manierista. Uniche regole sono la libertà creativa e la qualità che potrebbero non essere sempre immediatamente comprese ma questo è il destino obbligato di chi vuole essere artista nel più vero senso del termine. Noi siamo stati sin dagli inizi favorevoli al suo modo di essere e la nostra presenza ne è stata e continua ad essere testimonianza in una città che vede nonostante le problematiche economiche sociali un modo di creare vorticoso e affascinante. Un continuo terremoto nel distruggere e nel creare. Il coraggio dell’arte e nell’arte non deve lasciarsi  vincere dal convenzionale.

 

 Venezia 3 febbraio 2010                                                         GIANCARLO  DA LIO

                                                                                                                                    

Inaugurazione martedì 2 marzo 2010, ore 18,00

L’esposizione sarà visitabile dal  2 marzo al 2 aprile 2010

 

 

 

evento del 26 gennaio 2010

 

Un’altra Napoli

 

Stefano Borriello, Salvatore De Curtis,  Paolo La Motta,  Roberto Mantellini,  Roberto Sanchez,  Mario Sangiovanni e Lucio Statti

 

Presentazione di Carolina Mantellini

 Inaugurazione martedì 26 gennaio 2010, ore 18,00

L’esposizione sarà visitabile dal  26 gennaio al 19 febbraio 2010

Un’altra Napoli 

Seppur tra mille difficoltà, la Napoli compresa tra la collina di Posillipo, Vomero, Centro Direzionale e mare ci fa sperare nel superamento del calo di immagine, determinato sia  da eventi di cattiva amministrazione che di scarsissimo civismo. Oltre queste virtuali mura, pare che della periferia e della provincia a nessuno importi più niente. Il Museo Minimo, operando nella semi-periferia di Fuorigrotta, ha scelto di collocarsi in un territorio mediano di comprensione dell’una e dell’altra Napoli. Seppure l’area Flegrea sia diversa dall’entroterra, l’area Est da quella Vesuviana, il convivere della bellezza col degrado sono le caratteristiche costanti di questi territori. Se un tesoro è ricoperto di sporcizia chi lo riconosce come tale? Gli artisti, diamone atto, riconoscono l’oro dove gli altri non lo vedono. In questa mostra Stefano Borriello, Salvatore De Curtis, Paolo La Motta, Roberto Mantellini, Roberto Sanchez, Mario Sangiovanni e Lucio Statti interagiscono con luoghi altrimenti ‘di scarto’ riscattandoli almeno nelle loro personale visione di una realtà mai da buttare ma da ricreare. Non dimentichiamo, infine, che proprio le periferie sono state palestra di grandi talenti, come se un principio metafisico volesse colmare l’horror vacui del vuoto culturale.

 

                                                                                                                           Carolina Mantellini

 

 

evento del 17 novembre 2009

manuel olivares

 “PULPAINTINGS”

A  cura di Roberto Sanchez 

Inaugurazione martedì 17 novembre  2009, ore 18,00

L’esposizione sarà visitabile dal  17 novembre al 12 dicembre 2009

    

evento del 15 NOVEMBRE 2009

Il FUTURISMO

1909 / 2009 

Mostra espositiva

Inaugurazione 15 novembre 2009 ore 10,30 

A cura di Rosario Pinto e Domenico Ducci

Con la collaborazione del Museo Minimo di Napoli

 Pinacoteca Comunale d’Arte Contemporanea

 “Massimo Stanzione”

 Palazzo Ducale”Sanchez De Luna d’Aragona”

Sant’Arpino (CE)

 

Partimentazione cronologica in quattro fasce temporali: Prefuturismo, Futurismo, Postfuturismo, Neofuturismo. In quest’ultima sezione si inserisce la mostra “FUTURFUTURISMI”ospitata recentemente dal Museo Minimo di Napoli, curata da Giancarlo Da Lio e Roberto Sanchez. Nel catalogo sono presenti i seguenti artisti internazionali con le opere esposte,  brevi note biografiche e testo di Giancarlo Da Lio:

 

Tiziana Baracchi – Italia                                                 Pino Conestabile – Italia

Carmela Corsitto – Italia                                                 Mauro Gentile – Italia

 Giosuè Marongiu - Italia                                                Carlo Pecorelli – Italia

Claudio Romeo – Italia                                                   Roberto Sanchez – Italia

Salvatore Starace – Italia                                               Pete Spence – Australia

Cornelis Vleeskens – Australia                                       Ed Varney – Canada

Alberto Ferretti – Finlandia                                            Christian Alle – Francia

Françoise Soupel – Francia                                             Michael Fox – Germania

Klaus Groh – Germania                                                  Henning Mittendorf – Germania

Jürgen Olbrich – Germania                                            Schoko Casana Rosso – Germania

Antoni Miró – Spagna                                                     Lothar Trott – Svizzera

Christine Tarantino– USA

 

 

 

 

 

evento del 6 ottobre 2009

 

Vernissage

“NAPOLI VISIONARIA”…sedici anni dopo

                Personale di Roberto Sanchez                  

martedì 6 ottobre h 18

dal 6 ottobre al 6 novembre 2009 

 

“Napoli Visionaria”

…16 anni dopo

 

Il progetto di Roberto Sanchez , nel 1993, era quello di aggiornare in chiave contemporanea la tradizionale gouaches napoletana. Questo ( siamo poco  prima del G7 a Napoli e quindi dell’amministrazione comunale di Bassolino) in un momento estremamente basso del livello di immagine della città. L’obiettivo era proporre delle vedute di Napoli da utilizzare nella pubblicità e nell’editoria di tipo turistico, in alternativa all’oleografia stantia che ancora imperava. Quindi furono prodotte stampe, cartoline, immagini di copertina per periodici, perfino magliette con le proposte di una diversa angolazione degli scorci della città. Un atto di amore per una Napoli che, diciamolo, non è mai stata prodiga di attenzioni nei confronti dei suoi artisti. Si badi bene che il lavoro di ricerca di Sanchez, sia allora che ancora oggi, si sviluppa prevalentemente in ambito non figurativo: la necessità e il desiderio di una immediata comunicazione lo spinsero a quest’ampia deroga. Infatti  proprio nel ’93 l’artista compare con le sue illustrazioni nel libro “Il piccolo vagabondo”  di Chiara Fontana per le edizioni Lectorium di Milano (collana per ragazzi ‘La scintilla’) inaugurando questa avventura in un ambito per lui nuovo.

A distanza di sedici anni Roberto Sanchez vuole ricordare con una mostra al Museo Minimo quell’esperienza, riprendendola  con nuovi approcci figurativi studiati recentemente, in un momento non positivo della città che ha ripreso l’immagine sgualcita dopo una parentesi valida ma transitoria. Certamente ci vuole altro, con i problemi che ci sono, dell’opera di un artista che riproponga il mito della bellezza non soppressa di Napoli, ma i cittadini di buona volontà devono pur appigliarsi a qualcosa per ripartire, in una città che sa essere miserabile e ‘nobilissima’ nello stesso tempo.

 

Per rimarcare l’effetto ieri-oggi la mostra è corredata di un video che, oltre a riproporre  un servizio ed una intervista di due televisioni  private a Roberto Sanchez nel 1994, documenta le speranze della città all’epoca del G7 di quell’anno, quando nella personale a Palazzo Reale furono esposte appunto le opere della serie “Napoli Visionaria” con uno scritto di presentazione di Arcangelo Izzo.

 

Napoli 2009                                                                                                                     Carolina Mantellini

 

 

evento del 16 giugno 2009

Vernissage

martedì 16 giugno h 18

dal 16 giugno al 3 ottobre 2009 

“ La cospirazione figurativa”

Rosa Cassino, Salvatore De Curtis, Paolo La Motta, Roberto Mantellini, Roberto Sanchez, Mario Sangiovanni, Lucio Statti

“L’equivoco comune e permanente che riguarda l’arte contemporanea fatta con tele, pennelli, colori e  per di più figurativa, è proprio di non considerarla attuale. Dal momento che, agli albori del secolo scorso, l’arte si affrancava dalla rappresentazione della fisicità di ciò che ci circonda, la pittura legata alle figure, ai paesaggi e agli oggetti ha perso sempre più terreno nel testimoniare la ‘modernità’ e la ‘contemporaneità’. Ma, anche se la parentesi della ’Transavanguardia’, seppur nel suo limite di attingere sovente all’arte arcaica , ha fatto superare molti pregiudizi, non sempre risulta chiaro a critici ed appassionati che così come l’arte non è legata aprioristicamente ad una tecnica e ad un medium  così non esiste un dogma che condanni la ‘pittura figurativa’ ad un esercizio sterile. Credo, infatti, che nello spazio limitato di una tela e nell’uso di pigmenti colorati esiste tutt’oggi  la possibilità di realizzare la grande alchimia dell’opus: creare il ‘mondo in piccolo’, fissare in quello spazio reale e virtuale l’umano altrettanto reale e virtuale. In altri termini dobbiamo ricordarci che un ritratto, un paesaggio, una natura morta non sono un tentativo di riproduzione verosimigliante o una semplice rappresentazione più o meno

personalizzata, ma un mondo grande e complesso. Nel momento che percepiamo nell’opera il mistero e la forza creativa ogni dubbio tace e resta una sola domanda: cosa spinge l’artista ad abbandonarsi, per così  dire, all’estasi del demiurgo dalle mani sporche di colore? Così questo gruppo di artisti, molti dei quali con una lunga esperienza di vari astrattismi, oggi rivendicano con forza e a gran voce non semplicemente il diritto ad esistere della loro pittura come ‘riserva indiana’ ma la sua potenziale supremazia, primato che si fonda non sulla rottura ma sulla continuità. Tutto ciò, riflettiamo, si accorda con la tendenza attuale nella società occidentale del recupero dei valori maldestramente e frettolosamente accantonati. Infine, se vogliamo dirla tutta, l’intento non secondario di questi sette artisti è di contribuire a far vedere” il re nudo” dove il re è lo spocchioso regime del brutto contemporaneo”.

                                                                                                                                      Carolina  Mantellini  

 

 

 

 

evento del 12 maggio 2009

 

a cura di Roberto Sanchez

Presentazione di Carolina Mantellini

 Inaugurazione martedì 12 maggio  2009, ore 18,30

L’esposizione sarà visitabile dal  12 maggio al 6 giugno 2009

 

                   

Il Museo Minimo, nelle recenti proposte espositive, manifesta la volontà di privilegiare la formula della doppia personale contando su di un particolare ‘effetto volano’. Infatti l’accostamento tra due artisti innesca nell’attenzione del pubblico uno stimolo alla lettura delle singole personalità e  sulle affinità che hanno invogliato ad un allestimento comune.  Mentre una seppur limitata collettiva  a tema , disperde comunque le singole cifre in un difficile accostamento, i confronti come quello che oggi viene proposto al Museo Minimo tra Lello Bavenni e Salvatore Starace  permettono il dispiegamento della loro proposta ma anche l’incentivo ai visitatori per delle riflessioni in parallelo. Seppur artisti con cifre marcatamente personali, sono accomunali dalla rivendicazione di una visione dell’arte che propone quei valori  di ricerca compositiva, diciamo pure di bellezza dell’immagine, come mezzo e fine dell’atto creativo in un rapporto inestricabile tra significato e segno. In altri termini nella cultura di Bavenni e Starace, imperniata sul primato dell’opera, non c’è posto per quella visione dell’arte che in un recentissimo libro di Piroschka Dossi, “Art Mania”, si esprime così:”quello che provoca la nostra ammirazione e la nostra disponibilità a pagare prezzi alti non è tanto l’opera, quanto piuttosto l’aura del suo creatore”. Lello Bavenni mi colpisce per la sapiente attitudine ‘nomade’ all’interno dei ‘generi’ che elabora creando opere stilisticamente curate e nel contempo provocatorie nel ribadire la superiorità dell’immagine sapientemente costruita in confronto con la dittatura del nichilismo estetico del brutto contemporaneo. Condividendo gli stessi valori Salvatore Starace, noto per il motivo stilistico locale–globale del ponte di Seiano, oggi analizza la leggerezza della geometria, la sua valenza liberatoria in un rapporto simbiotico e non oppositivo alla natura come, per altri versi, ci suggerisce la geometria dei frattali.

 

                                                                                                                                                     Carolina Mantellini

 

evento del 15  marzo 2009

Napoli. Museo Minimo, domenica 15 marzo inaugurazione della duplice personale  

 

Intervento critico: Marco di Mauro

Artisti: Anna Pozzuoli, Livio Marino Atellano

 

 

Testo Critico “Espressioni a Confronto”

La solida fermezza di Livio Marino Atellano e la poetica leggerezza di Anna Pozzuoli si incontrano al Museo Minimo di Napoli, in una duplice personale che mette in risalto le specifiche qualità dei due scultori, in grado di stabilire un dialogo che va oltre le opere, coinvolgendo lo spirito e i sensi.

Livio Marino Atellano presenta dodici busti di terracotta, nei quali ritrae se stesso, in atteggiamento fermo e autorevole, con impietosa descrizione dei propri difetti, dalle rughe che incidono la fronte ai capillari spezzati nella zona orbitale. Sono i segni del tempo, della fatica, della passione, che l’artista ha voluto registrare fedelmente, senza nulla concedere alle lusinghe di un’appagante idealizzazione. Il verismo della resa ci riporta ai capolavori della ritrattistica romana, come il rude Ritratto di Patrizio di collezione Torlonia, che vuole testimoniare, nelle profonde rughe e nell’espressione ferma degli occhi, l’orgoglio di aver ottenuto la stima sociale attraverso una dura vita di servizio alla repubblica. Ma l’autoritratto di Livio Marino Atellano, moltiplicato come un prodotto seriale e ossessivamente riproposto in rigorose composizioni geometriche, sembra perdere la sua identità, suscitando una drammatica riflessione sulla negazione dell’io nel contesto alienante e omologante della società globalizzata. Ogni autoritratto è inserito in una gabbia di ferro senza chiavi né serrature, che sembra evocare quelle prigioni, come lo Spielberg o Guantanamo, da cui non si esce se non dopo la morte. Ma anche la società in cui viviamo, nonostante lo spettro deformante dei mass-media, appare all’artista come una prigione trasparente, che offende l’individuo e la sua creatività.

Anna Pozzuoli afferma, mediante una sapiente lavorazione dei metalli, trattati come esili membrane che si lasciano permeare dalla luce e dallo sguardo, una ‘sostenibile’ leggerezza dell’essere. I graffi e le fenditure che segnano le superfici metalliche non hanno la tragica evidenza dei cretti di Burri, ma la serena consistenza dei tagli di Fontana, liriche aperture sulla dimensione dello spirito, che vuole affrancarsi dal peso della materia e invadere lo spazio, per ricongiungere l’immanente al trascendente. C’è una voglia di assoluto nelle opere di Anna Pozzuoli, che intende l’arte come strumento iniziatico, per evadere dalla mediocrità e dal caos del vivere quotidiano e per ascendere verso una dimensione superiore, ormai del tutto libera dai legami con il corpo.

Altra componente essenziale delle sue opere è la luce, che ora si riflette nelle superfici di metallo, generando un fascio di colori iridescenti, ora penetra nel buio delle fenditure, come una sonda che rivela profondità inaspettate e dimensioni ignote. L’intervento pittorico, appena percepibile, è un alone che asseconda i riflessi del metallo, senza alterarne le qualità. Per l’artista capuana, infatti, è nella forma che si esprime il significato dell’opera, mentre la pittura, lungi dall’essere una decorazione o sovrapposizione di senso, è usata per esaltare le proprietà intrinseche della materia.

Marco di Mauro

 

 

Anna Pozzuoli

nata negli (USA), si è formata in Italia presso l'Accademia Belle Arti di Napoli, ha lavorato come restauratrice in Campania e ha realizzato importanti lavori grafici e rilievi per alcune ditte di restauro di Roma e Caserta. Vive e lavora a Capua (Caserta) dove svolge l'attività di pittrice e scultrice utilizzando ferro e metalli vari.

 

Livio Marino Atellano

è nato ad Atella di Napoli nel 1946 e risiede a Capua (Caserta) dove vive e lavora. Diplomato al Liceo Artistico di Napoli, completa gli studi all’Accademia di Belle Arti (scultura) della stessa città. E’ stato fra i promotori del gruppo “Studio P66” di Terra di Lavoro, della Comune 2, del Collettivo Lineacontinua di Terra di Lavoro, e del  Livio Marino & Antonello Tagliafierro srl.

 

 

 

 

 

evento del 10 febbraio 2009

FUTURFUTURISMI

artisti partecipanti:

 

ITALIA Tiziana Baracchi - Pino Conestabile - Carmela Corsitto - Mauro Gentile - Giosuè Marongiu - Carlo Pecorelli - Claudio Romeo - Roberto Sanchez - Salvatore Starace

AUSTRALIA Pete Spence - Cornelis Vleeskens

CANADA Ed Varney

FINLANDIA Alberto Ferretti

FRANCIA  Christian Alle - Françoise Soupel

GERMANIA  Michael Fox - Klaus Groh - Henning Mittendorf - Jürgen Olbrich - Schoko Casana Rosso -

SPAGNA  Antoni Miró

SVIZZERA Lothar Trott

USA Christine Tarantino 

introduzione critica: Giancarlo DA LIO

  dal 10 febbraio al 10 marzo 2009  inaugurazione dalle 18.00

 20 febbraio 1909 sulla prima pagina del quotidiano Le Figaro compare il Manifesto Futurista. Filippo Tommaso Marinetti ne è l’ideatore solitario. Il manifesto viene letto e discusso in tutta Europa ma Marinetti deve aspettare il 1910 per trovare alleati in Umberto Boccioni, Carlo Carrà e Luigi Russolo che aderiscono al movimento.  E’ insieme a loro che iniziano le serate futuriste che spesso finiscono in rissa. L’8 luglio 1910 il famoso lancio in piazza san Marco di 800000 volantini Contro Venezia Passatista. E’ passato un secolo e Venezia, nemica del modernismo, ha saputo solo realizzare il ponte di “Cascatrava”. E’ anche per questi motivi che questa nostra azione abbiamo preferito realizzarla a Napoli presso lo spazio del Museo Minimo. Uno spazio che ha dimostrato da sempre coraggio e vitalità e Noi gli siamo sempre stati vicini. Noi non siamo soliti restare alla finestra a guardare, a lamentarci su ciò che non ci viene offerto da un sistema dell’arte obsoleto. Il futuro è nelle mani degli artisti. Basta crederci.

                                                                                                       Giancarlo Da  Lio                                                                

evento del 20 gennaio 2009

 

 

Mostra dei disegni originali di

Maria Anna Barretta

realizzati per la pubblicazione:

 

“Guida alla basilica di Santa Maria della Sanità”

a cura del prof. Vincenzo Pacelli,

edito a Napoli da “ L’Isola dei Ragazzi

 

Vernissage e presentazione: Martedì 20 gennaio 2009 ore 19,00

La mostra chiuderà il 31 gennaio

Sarà anche l’occasione per discutere del libro, che descrive 
la basilica della Sanità con linguaggio semplice e accattivante, ma al 
contempo adotta un’appropriata metodologia di ricerca e di analisi 
storico-artistica, al fine di educare all’arte gli alunni delle scuole 
medie inferiori e superiori
.
Le illustrazioni di Maria Anna Barretta sono sei disegni ad inchiostro 
che raffigurano suggestivi scorci della basilica napoletana, 
evidenziando, con tratto sottile e incisivo, le partiture 
architettoniche o gli intarsi marmorei. Accanto ai disegni sarà 
esposto un dipinto astratto in tecnica mista, che l’artista ha voluto 
donare alla parrocchia di Santa Maria della Sanità quale omaggio alla 
vivace ed operosa comunità dei fedeli che la frequenta. Il dipinto, 
ispirato a "La grande onda" di Hokusai, traduce lo spirito esuberante 
e passionale del popolo della Sanità nel veloce trapasso degli azzurri 
e nella fuga turbinosa delle pennellate.

 

Interverrà all’inaugurazione il prof. Vincenzo Pacelli, ordinario di Storia dell’Arte moderna presso l’Università Federico II di Napoli.

 

 

evento del 11 novembre 2008

 

KARL FRIEDRICH HACKER

 SUBSTANTIA  NIGRA”

a cura di Roberto Sanchez

Presentazione di Giancarlo Da Lio

inaugurazione martedì 11 novembre 2008 ore 18

L’esposizione sarà visitabile sino  al 11 dicembre 2008

           

 

Il Museo Minimo diventa sempre meno Minimo e sempre più Internazionale con la presenza di opere su carta di Karl F. Hacker. Per la precisione di Linoleumgrafie. Un’incisione che sa di passato e che sembra in contrasto con le nuove tecniche serigrafiche digitali. Ma viaggiando per il nostro continente si scopre che non è poi così rara, che molti artisti del Nord Europa continuano ad essere interessati a questa tecnica e genere. Dicevo un sapore antico che ci fa gustare le matrici lignee, di antica memoria, ora sostituite dal più moderno linoleum. Un materiale che in origine significava edilizia, restauri a basso costo. Ma spesso una scoperta ed il suo utilizzo viene affiancato da altri usi a cui, in origine, non si era pensato. Così la tecnica si modernizza a causa della matrice. Ma riesce sempre ad esprimere un segno forte, essenziale, corposo come la mano e il pensiero di chi opera. Quindi non un segno dolce, sottile che ci possa donare l’idea dell’ombreggiatura. Non un qualche cosa di estremamente finito ma nello stesso tempo un messaggio che non lascia dubbi. E la carta ne diventa il supporto ideale su cui lasciarlo come con gli antichi caratteri di composizione quando i tipografi componevano manualmente. Tutto questo Noi lo assaporiamo, in un percorso che non vuole essere malinconia per l’ieri ma giusto riconoscimento per poter capire l’oggi.

 

                                                                                                                                                              GIANCARLO  DA LIO

 

 

 

evento del 07 ottobre 2008

 

INSTALLAZIONI DA PARETE”

Personale di Carmela Corsitto

Inaugurazione martedì 7 ottobre 2008 ore 19,00

L’esposizione sarà visitabile dal  7 al 30 ottobre 2008

E’ necessario creare ancora un neologismo per poter parlare dell’opera di Carmela Corsitto. Altrimenti non sarebbe possibile. Sembra una contraddizione ma l’avarizia dello spazio messo  a disposizione dalla nuova edilizia speculativa ci impone delle scelte ai limiti che qualcuno, per fortuna, si rifiuta di accettare.  Carmela è riuscita ad ottenere risultati eccellenti riuscendo a mantenere anche nelle piccole dimensioni l’idea e lo stile che la differenzia e la evidenzia. Un risultato che la fa riconoscere nel panorama del contemporaneo. La forma  di cui si serve non è mai realizzata, esposta in modo barocco ma in un tutto leggero come il battito delle ali di una farfalla. Anche la scelta dei colori tendono a caratterizzarla. Come i materiali. L’oggetto-tema ricorrente mi riporta alla mente  montagne di oggetti più o meno consumati ed abbandonati con fastidio dal popolo dei consumatori. Recuperati da Carmela che ci dice come tale oggetto possa ritornare a nuova vita attraverso l’ambiguità della forma sottolineata dalla luce, nuova catarsi per accettare un domani che è già oggi. L’oggetto tende ad essere una emanazione della luce, come vita, come causa scatenante e la forza centrifuga espressa nell’idea di labirinto è un’idea di espansione sempre legata all’idea di conoscenza.

 

  Venezia 11.9.2008

  GIANCARLO  DA LIO

 

 

 

evento del 23 settembre 2008

MUSEO MINIMO

  aderisce alla

 GIORNATA DEL CONTEMPORANEO

4 OTTOBRE 2008

Promossa da Associazione dei Musei d’Arte
Contemporanea Italiani

 Con l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica         

con la mostra:

"Genius loci"

   23 settembre al 4 ottobre 2008

     Vernissage martedì 23 settembre ore 18,30

Opere di

 Marianna Barretta,  Gennaro Cilento,  Salvatore De Curtis,  Roberto Mantellini, Vincenzo Montella,  Roberto Sanchez e  Mario Sangiovanni.

“Il fatto stesso di vivere in un territorio, col quale interagiamo quotidianamente, crea fatalmente il rapporto con un ‘quid’ che gli antichi chiamavano genius loci.  Le tante variabili umane, fisiche, estetiche, culturali e anche storiche del territorio  ci danno il senso di una personalità insita nel posto che abbiamo scelto o ci è toccato.

Secondo Servio, infatti, nullus locus sine Genio (nessun luogo è senza un Genio)

Già quando visitiamo, anche fugacemente, quei concentrati di suggestioni che sono le città, ci accorgiamo di percepirle come personaggi e non come cose. Ma si può estendere il discorso alla valle, al quartiere, al condominio, alla casa in cui abitiamo.

In sintesi, oggi genius loci vuole indicare il "carattere" di un posto, le suggestioni, l'aria che vi si respira. E questo deriva , per un quartiere, dalla gente che lo abita, dai colori delle case, da quanto cielo si riesce a vedere, dai profumi.

Partendo da queste considerazioni  sette  artisti ci mostrano la loro percezione ed esperienza dell’anima dei luoghi, di cui più hanno subito o ricercato le suggestioni”

                                                                                     Carolina Mantellini

 Apertura straordinaria il 4 ottobre - Dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 18.00 alle 20.00.

 Nello stesso giorno sarà presentato il video “Relazioni pericolose” realizzato da Ernani Utech su immagini di Roberto Sanchez, acquisito nel 2006 dal PAN (Palazzo delle Arti di Napoli) per il PAN.archive[d]

 La caratteristica dell’opera è di essere concepita come un susseguirsi di rebus a soluzione multipla con coinvolgimento del pubblico.

 

 

 

evento del 24 giugno 2008

Ikon- the synthesis

personale di

Roberto Sanchez

 

          Inaugurazione martedì 24 giugno 2008 ore 19,00

          L’esposizione sarà visitabile dal 24 giugno al 1 settembre 2008

 Dopo quasi due decenni di riflessione sulla geometria, resa ‘calda’ con il  gesto rapido della tessitura a pastello, oggi Sanchez si affaccia ad un nuovo livello: la sintesi.

Nei  recentissimi lavori egli transita dal discorso all’aforisma o, addirittura, ad una parola singola . Per questo Sanchez ha scelto, in occasione della mostra al Museo Minimo, il titolo inglese “Ikon” che non indica, in questo caso, l’icona  come immagine-simbolo della tradizione, ma l’immagine-segnale che tutti vediamo sul desktop del computer.

Ogni opera ha la caratteristica, appunto, di rimandare sempre a qualcosa, crea un collegamento diverso in rapporto a chi la guarda. Sanchez così coinvolge il pubblico al gioco della fantasia, della suggestione, non proponendo un percorso preconfezionato. Se il riferimento al gruppo napoletano di ”Geometria e ricerca” degli anni settanta con Barisani, De Tora, Di Ruggiero, Riccini, Tatafiore , Testa e Trapani era inevitabile fino ad oggi, in questi nuovi lavori dalla pennellata decisa, quasi violenta, su fondi neri che ‘sparano’le trame luminose, Sanchez realizza una sorta di espressionismo geometrico essenziale. Pur restando appieno nel campo dell’aniconico,  le immagini tuttavia posseggono una carica allusiva, un’impronta emozionale pienamente umana.

 La mostra si divide in due momenti: i’bozzetti’a pastello di piccolo formato presentati nel dicembre dello scorso anno alla Galleria” La Mediterranea Arte” nella  collettiva intitolata al formato” 18x24” e le grandi tele 120x80cm. in acrilico realizzate per l’occasione. Si ha così l’opportunità  non comune di vedere come tra lavoro preparatorio ed opera finale ci sia continuità ma anche un grande salto espressivo. Questo scatto è dato sia dalla differente tecnica ma soprattutto dalla dilatazione dell’immagine che coinvolge ed impatta in modi affatto diversi. Siamo ormai  all’ideogramma astratto nei piccoli lavori preparatori. Essi si sviluppano poi, al limite di una sorta di graffito a vocazione monumentale, nelle tele maggiori.

 

 

Carolina Mantellini

 

evento del 06 maggio 2008

“ Oltre le parole”

Personale di Tonia Copertino

a cura di Roberto Sanchez

Presentazione di Giorgio Segato

INTRA VEDERE


Tonia Copertino mi comunica subito, con la voce, con le mani, con lo sguardo, la tensione dei sensitivi: si avverte, accanto a lei, una quieta apparenza e una carica interna satura, prossima al punto critico di esplosione, che  però non avviene mai, che non avverrà mai.
Forse perchè Tonia si ritrae e si rifugia nel suo mondo di sinestesie  delicate, di voci, di colori, di contatti, materie, lacerazioni,  velature, parole lette e pronunciate, intraviste e riascoltate nell'eco intimo di una memoria ricca e feconda. Opera in una condizione di costante ascolto, quasi sognante; parla  con toni bassi e dolci, con un soffio di voce, come se stentasse a  rompere il silenzio che la trattiene, che la " vela": silenzi, spazi, scritture, pagine, libri, libri composti, dipinti, costruiti,  proiettati in una dimensione di piccolo cabotaggio archeologico, di "disvelamento" di un testo tenuto sepolto con tutti i suoi riverberi, le eco, le suggestioni visive e sonore, gli affondi e le emergenze,  le risonanze. E accompagna tutto con una manualità piena di  discrezione, senza mai sfoggio di particolari abilità tecniche o  invenzioni stilistiche, ma con l'amore "sensitivo" (e sensuale) di  chi esplora, "tasta il testo" velandolo e svelandolo, ricordandolo e  intravedendolo, richiamando alla memoria altri testi, e  cancellazioni, smarrimenti, svegliando e distendendo i sensi sui  ritmi, sui significati, sui segni che complica con interventi a  colore, con lacerazioni, sovrapposizioni, stratificazioni, coperture  ed aperture. Il suo testo, così, appartiene compiutamente e sempre di più si  dilata a un "contesto" ricco di modulazioni diverse che liberano la  sensibilità, la percezione, la fantasia, la conoscenza e  l'immaginazione, la facoltà di prefigurazione, di presentimento e di  previsione, in virtù non della lettura ma dell'adesione a una scrittura che diventa codice magico di empatia. In questo senso, Tonia Copertino non và "oltre" la parola, ma ritrova  ed esalta la parola "dentro" le cose, in una sorta di scavo dei  giacimenti intimi, dei tesoretti del dire e dello scrivere, dei  depositi, anche occasionali e casuali, ma soprattutto di quelli  fortemente cercati, a volte vagliati  e selezionati nelle risonanze  della memoria, tra le pieghe di un'emotività calda, generosa, ricca  di slanci, di abbandoni e di attenzioni percettive, che rendono le  sue "letture" e le sue particolarissime "tessiture" di materie e di  riverberi di suoni, di scritture, di visioni, ricordi di  immaginazioni e di sogni, eventi, momenti larghi e campi, luoghi di  ascolto delle più alte risonanze poetiche.

Giorgio Segato

 

 

 

evento del 08 aprile 2008

“ Mi ritorna in mente…”

    Personale di Stefano Borriello

a cura di Roberto Sanchez

Presentazione di Ugo Piscopo

Vedi altre opere dell'artista

          La  ricerca recente di Borriello si è indirizzata verso l’analisi della percezione dell’immagine, la cui forma precostituita, geometricamente e cromaticamente definita sulla superficie dell’opera, viene gradatamente destrutturata e quasi totalmente cancellata da progressivi interventi di accumulo o sottrazione di materiali (pittura, collage, assemblaggi, gesso, legno, immagini computerizzate).

 inaugurazione martedì 08 aprile 2008 ore 19

  L’esposizione sarà visitabile dal 08 aprile 2008 al 30 aprile 2008

TREPIDAZIONE E ASTRAZIONE IN STEFANO BORRIELLO

 Una precisazione in limine. Inventariare sic et simpliciter tra gli astrattisti Stefano Borriello, significa certamente inquadrarlo nello spazio che gli è dovuto ma, nello stesso tempo, vuole dire archiviare frettolosamente e forse rozzamente la pratica.

Perché l’artista, da almeno quarant’anni, da quando cioè dette consenso senza riserve al Gruppo 58 e si legò di stima e d’amicizia con Del Pezzo, con Di Bello e altri protagonisti del neosperimentalismo napoletano, con cui ha conservato un affettuoso e proficuo dialogo nel corso del tempo fino ad oggi, così dichiarando nei fatti una coerenza di vita e di progetto linguistico, che è rara in genere ma, particolarmente in un’epoca, come la nostra,  nevrotizzata dalla velocizzazione del tempo e da oscillazioni del gusto e delle idee (molto utili ai processi di rinnovamento del mercato industriale e culturale), ha coniugato nei suoi interventi e nella costruzione della sua originale posizione la ricerca espressiva con le ragioni di una trepidante attesa di disvelamento dell’empito che induce a operare o, meglio, a dire. Per lui, infatti, il porre in essere le potenzialità creative coincide con un atto di umiltà e di amore, in quanto la fenomenologia estetica fa tutt’uno con la vita e con l’amore. In breve, in Borriello, arte vita bellezza fanno una realtà intimamente intricata, in continua reciproca sollecitazione dialettica e sinergica.

Occorre tener conto di questo forte nodo per avvicinarsi al suo linguaggio e alla sua vicenda di uomo, attento a salvaguardare, nella riservatezza e nella discrezione, il suo sogno e, insieme, il suo senso di appartenenza al genere umano, il suo umanissimo essere per fare e il suo fare per fenomenizzare l’essere. Lontano da clamori e da dichiarazioni di intenzionalità,di cui si sono volentieri inebriati tanti operatori della modernità, lontano, soprattutto, dai riti del presenzialismo fatto equivalere (impropriamente e diffusamente nel “secolo breve”) a titolo di merito, Borriello ha interrogato la condizione umana come terreno germinante di parola e di espressione di un’intima tensione alla luce, al colore, ai rapporti fra linea, materia, figura geometrica e spazio. Propone, quindi, un’agnizione per l’artista attraverso le illuminazioni interiori, da fare vibrare sul terreno dell’oggettività con l’intervento di usi fabbrili e di tecniche linguistiche topici del concretismo. Così, in ultimo, il risultato parla secondo moduli e grammatiche dell’astratto concreto, di prossimità alle posizioni di Renato Barisani, di Gianni De Tora e di altri noti maestri del Mac napoletano e di Geometria e Ricerca, su cui il discorso critico attende ulteriori scandagli e definizioni. Ma la vicinanza di Borriello a questi artisti non comporta identità di progetto, di disciplina linguistica, di ragioni di fondo, per lo spartiacque che colloca da una parte i Barisani, i De Tora e gli altri su un terreno di avvertita e vibratile reattività mentalistica alle prospettive e alle problematiche dell’industrialismo e del macchinismo moderni, e dall’altra parte un artista come Borriello, che scommette tutto di , nella vita e nella creatività, su valori squisitamente umanistici, su comportamenti e intenzioni etico-estetici.

I manufatti degli artisti, che si pongono consapevolmente in dialogo aperto col costruttivismo e con i linguaggi tecnici della contemporaneità presa in una spirale sempre più ampia e accelerata di sperimentazioni laboratoriali, rivendicano senso in una relazione di sollecitazioni e di integrazioni col contesto, e si attribuiscono identità nel porsi in un tempo e in un luogo in nome di calcoli sviluppati o in via di sviluppo sul terreno squisitamente dell’oggetività.

I manufatti di Borriello, invece, pure marcando ugualmente fin dall’origine la loro natura d’artifizio, risultano indocili a una collocazione in un tempo e in uno spazio perfettamente identificabili, postulano derivate e svolgimenti in un’alonalità ideale.

E’ significativa l’impaginazione data dall’autore a ciascun lavoro. L’immagine, conclusa in sé o debordante, puntualmente si apre oltre i confini polimaterici entro cui è stata concepita e realizzata, proiettandosi verso aure che si aggiungono, apparentemente in cornice, sostanzialmente invece organiche a processi d’incontro con l’ambiente ma soprattutto con la sensibilità del fruitore. Ogni opera, così, è deliberatamente “aperta”, nel senso voluto da Umberto Eco, ma come fattore moltiplicatore di movimenti che indagano analiticamente e forse incidono sulla percezione dei fenomeni artistici e sul mistero dell’espressione.

                                                                                                                                                                        Ugo Piscopo   

 

 

 

 

evento del 12 febbraio 2008

Umberto Canfora

a cura di Roberto Sanchez

                                        

  inaugurazione martedì 12 febbraio 2008 ore 18

  L’esposizione sarà visitabile dal 12 febbraio 2008 al 8 marzo 2008

 

 

MATERICO SI’, MA CON ORDINE

 

Per una lettura dell’opera di Umberto Canfora

 

di Rosario Pinto

 

Una sorta di malintesa prospettiva d’approccio all’informale vorrebbe consigliare un accostamento a tale specifico orientamento stilistico considerando  ‘pregiudizialmente’ che l’opzione ‘gestuale’ debba comportare ipso facto la rinuncia a qualsiasi possibilità di governo della materia determinando, in tal modo, la praticabilità, senza ulteriore delibazione critica, dell’equazione ‘informale = aformale’, dalla quale discende l’aporia semantica dell’informale inteso come sinonimo di creatività casuale.

Sul piano epistemologico appare consigliabile la prospettiva cautelativa di una valutazione della casualità come condizione entro la quale si esplica la dimensione relativa e transeunte dell’esistere, al riparo da ogni intervento demiurgico o provvidenziale.  Su tale tema, comunque, che è motivo di riflessione profonda, in cui le ragioni estetiche si saldano, nel segno dell’interpretazione delle cose, col tema stesso della riflessione della loro giustificazione, ponendo anche l’istanza della relazione tra casualità e determinismo, ci riserviamo di ritornare per uno studio più ampio e dilatato, osservando il problema sub specie aesthetica.

Potrà essere utile, intanto, individuare nelle scaturigini stesse dell’opzione informale una linea d’intervento e d’azione che rifiuta, evidentemente, una lettura meramente ‘anarchica’ del gesto.

Poste queste premesse, osserviamo d’abbrivio che ci pare di potere additare quanto  suggerisce la pittura di Umberto Canfora come un gradiente di grande spessore per accostarci ad una osservazione dell’informale stesso che rifiuti la praticabilità dell’equazione suddetta ‘informale-aformale’ dimostrando l’inconsistenza epistemologica d’una lettura della processualità casuale entro cui si pretenda che ‘un’ intervento ordinatore esterno allinei senza flessioni l’essere ed il dover essere delle cose secondo una linea aprioristica in virtù della quale il reale non può che essere razionale, imponendo il reciproco della realtà del razionale.

Le tragedie storiche scaturite da questi assunti sono sotto gli occhi di tutti e i secoli dell’Ottocento e del Novecento, figli del peggiore hegelismo, testimoniano  quanto gravoso sia stato il carico delle violenze e dei soprusi commessi nel nome d’una razionalità di cui, evidentemente, ben altre istanze avevano distorto il senso e le dinamiche processuali.

Il tema della razionalità delle cose è di più ampio spessore ed impone, peraltro, che ci si interroghi sulla legittimità stessa della proponibilità dell’assunto.

Il primo dato che si propone alla nostra attenzione è proprio quello che ci giunge dall’osservazione della natura, all’interno della quale, ad esempio, la dimensione frattale sembrerebbe suggerire la possibilità d’una scansione ordinatrice che presiede ciò che appare il libero darsi delle cose. Quale è, insomma, il rapporto tra le cose ed il loro darsi organico? E’ la razionalità che precede ed informa il processo, come suggeriscono le prospettive aprioristiche o non è, piuttosto, la mente umana che, conoscendo, ordina?

Non ci sfugge che dietro questa nostra prospettiva s’annida un intento ben netto e dichiarato: quello di allontanarsi dalla possibilità di considerare all’interno delle cose una prospettiva d’entelechia  che presieda metafisicamente il progetto dell’universo, fondandone le ragioni logiche ed ontologiche, proponendosene come scaturigine e, peggio ancora, come fine. Se così fosse, saremmo letteralmente perduti ed avrebbero ragione quanti predicano una ‘eterogenesi dei fini’ e, in sostanza, una dimensione transitoria e diminuita della mente umana, resa creatura e sottomessa, quindi, ad un revelatum imperscrutabile e misterico.

La pittura di Umberto Canfora ci dispone ad osservare un’altra sintesi di pensiero: la materia che si dà ‘autonomamente’ il suo ordine o, almeno, quello che a noi appare tale e che costituisce l’ordito sistematico (e non sistemico) entro il quale, ‘provvisoriamente’ enunciamo le formule asseverative d’una verità che non smette mai – filia temporis – di relativizzarsi nel suo darsi in attualità percorribile e mai assoluta.

Il dato sostanziale, insomma, che suggerisce la pittura di Umberto Canfora, che è un artista di rara sensibilità filosofica, nutrito di studi profondissimi ed intensi, è quello di muovere alla ricerca d’un bandolo della matassa, disponendosi, con il profilo del paziente ricercatore, a saldare i pezzi d’un processo più ampio e diffuso, all’interno del quale si dà certamente un reticolo – che allude al sistema delle referenzialità ortogonali – ma non per questo si dà anche una dimensione dell’assoluto entro cui pretendere proditoriamente di asseverare e giudicare.

In tempi in cui la ragione rischia d’essere umiliata ed asservita, la pittura di Umberto Canfora, lungi dal proporsi nei termini anch’essa d’una lectio magistralis, sia pure d’altro segno rispetto ad altre diffuse ed amplificate, induce ad osservare, con la pacatezza e la sensibilità dell’onestà creativa dell’artista, la dimensione complessa ed articolata dell’esistente, considerandone le possibilità ordinative della mente e la resistenza che la natura offre nel suo rifiuto d’accettazione d’ogni forma di costrizione aliena e nell’affermazione della sua processualità juxta propria principia ed al riparo da ogni slittamento metafisico.

Umberto Canfora e la sua pittura sono all’interno di queste cose, parti di un processo in fieri e momento di specchiamento dell’esistere delle cose entro se stesse, secondo un ordinamento che non è eteronomo, ma intrinseco e progressivamente autopromosso.

 

 

 

evento del 21 novembre 2007

Romualdo Schiano

                                                                           “Il viaggio”

                                                                 

                                                                    a cura di Marco di Mauro

 

  inaugurazione martedì 27 novembre 2007 ore 18

  L’esposizione sarà visitabile dal 27 novembre 2007 al 21 dicembre 2007

 

Un viaggio nell’anima, nelle sue opacità e nelle sue trasparenze, nelle sue pulsioni e nei suoi tormenti, tradotti in esili membrane che si agitano dolcemente nello spazio. È il recente video di Romualdo Schiano, dal titolo “Il viaggio”, che sarà presentato a novembre presso il Museo Minimo di Fuorigrotta, a Napoli. Come in una danza classica, il video alterna tensioni e abbandoni lungo un sottile e impercettibile fil rouge, costituito dall’ordine celeste che governa il mutevole farsi della natura. Oltre il valzer delle linee che si annodano, si distendono, si allacciano e poi svaniscono, suggerendo corpi eterei in perenne mutazione, si rileva una sintesi armonica che stempera i contrasti, lima gli spigoli e le asprezze, accanto al sussurro di una modulazione di intesa. Il movimento liquido e sensuale dei corpi, che si nutre di tenere passioni e di lirici abbandoni, ci conduce nella pace di un silenzio irrequieto, il silenzio dell’anima che vibra dentro di noi. Adagiati in questa pace come un fanciullo nella sua culla, siamo avvolti in atmosfere impalpabili, eppure dense di energia, attraversate da un fremito di vita che aspira a invadere lo spazio. Quel fremito ci rammenta che dobbiamo vivere per poter godere della pienezza dell’essere, che si manifesta nel momento più alto dell’esperienza umana, quando si respingono le lusinghe dei beni materiali per accedere all’assoluto, all’etereo, all’ineffabile. È questa la dimensione che Romualdo Schiano vuole rappresentare, conferendo alle forme del pensiero una sottile parvenza di fisicità, per quanto fragile e trasparente. Le immagini visive e quelle sonore dialogano e si fondono in uno spettacolo fulgido, perenne nella memoria, istantaneo nella visione. Un ruolo chiave in questo processo è giocato dalle scelte cromatiche: il giallo, il rosso, il verde, i colori della calma e della presenza, dell’amore e della speranza.

L’artista napoletano, con acutezza di indagine e sapienza tecnica, ha inteso liberare l’anima dai freni inibitori e dalle barriere fisiche del corpo, affinché potesse dispiegare la propria energia nei territori infiniti dell’essere.

 

Marco di Mauro

 

Museo Minimo

Via Detta San Vincenzo 3 (80125)                                                      museominimo@virgilio.it · www.museominimo.it 

Tel. 39 081621170 lunedì e mercoledì  15/18 -martedì,giovedì e venerdì  9/12

 

 

 

 

 

 

evento del 2 ottobre 2007

AMBASCIATA DI VENEZIA

Vernissage:  ore 18.00 di martedì  2 ottobre 2007  fino al 31 ottobre 2007

Artisti partecipanti:

 

Italia Tiziana Baracchi - Fiorenzo Barindelli - Lello Bavenni - Mariano Bellarosa - Lamberto Caravita - Pino Conestabile - Carmela Corsitto - Francesco Cucci -  Marcello Diotallevi -  Claudio Grandinetti - Valentino Montanari - Gianni Noli -  Roberto Sanchez - Luigi Starace - Salvatore Starace - Loretta Todescato 

Belgio Bernd Reichert  

Francia Yolaine Carlier - Rémy Pénard   

Germania Karl Friedrich Hacker  

Stati Uniti d'America Reid Wood  

Il Museo Minimo tende a vivere il passaggio a una nuova maturità. Per sottolineare questo momento ecco presenti gli artisti dell’Ambasciata di Venezia. Un’internazionalità non fine a se stessa ma reale come è stata la loro presenza in varie mostre. Infatti pur dichiarandosi minimo per spazio non lo è stato mai per la qualità delle opere e degli artisti. E con entusiasmo hanno risposto alla proposta di Roberto Sanchez fondatore ed animatore di questo spazio che si inserisce a pieno titolo nel network  e soprattutto nell’affermare il suo concetto di cultura in una città che nonostante sia capitale culturale d’Europa mostra ampie zone di degrado. Un destino che stupisce da sempre gli estimatori della città. Ecco quindi ancora più significativa l’opera del Museo Minimo. Ecco il perchè siamo presenti in questo spazio. L’Ambasciata di Venezia è una finestra aperta sul mondo della cultura, dell’arte. E avendo fin dai primi momenti  creduto nel Museo Minimo siamo nuovamente presenti per riaffermarlo.

Giancarlo Da Lio

 

Curatori: Giancarlo Da Lio e Roberto Sanchez  

               Fiorenzo Barindelli                                            Lello Bavenni 

                Mariano Bellarosa                                    Tiziana Baracchi   

                 Yolaine Carlier                                                 Pino Conestabile

               Karl Friedrich Hacker                                          Marcello Diotallevi   

                     Valentino Montanari                                               Carmela Corsitto     

                Francesco Cucci                                   Gianni Noli

            Rémy Pénard                                      Bernd Reichert    

            Roberto Sanchez                                                 Lamberto Caravita    

             Starace Luigi                                                 Starace Salvatore

              Loretta Todescato                                Reid Wood

                 

                     Claudio Grandinetti

 

 

 

evento del 10 luglio 2007

 

ABBASSO LA TV!

Di Roberto Sanchez

 

 

La verifica della validità di una tematica artistico-civile, come la vignetta satirica, è possibile solo  alla distanza temporale.  Sanchez, dopo quasi vent’anni dalla loro realizzazione, propone una serie di grafiche inedite in cui riflette sui perversi effetti dell’ipertelevisione e ne denuncia soprattutto a sé stesso i pericoli per un’autovaccinazione. Oggi invita il suo pubblico a giudicare dell’attualità di quell’esperienza.

 

 

 

 

 

 

evento del 22 maggio 2007

"Eikonographia"

opere di:

Iva Canepa, Roberto Mantellini e Roberto Sanchez   

 

Ogni anno il Museo Minimo ospita una mostra che deroghi, in qualche modo, dalla linea di attenzione esclusiva all’arte contemporanea. Quest’anno è la volta delle icone. Non quelle provenienti quasi sempre dall’est ortodosso ma le riproposizioni attuali di una pittrice flegrea che opera nell’ambito di canoni tradizionali :Iva Canepa. Non è  unica su questa linea, basti pensare a Kiko Arguello, fondatore del Cammino Neocatecumenale. Ecco una  riflessione di Canepa:” . Oggi come nel passato il pittore d’icone o meglio colui che “scrive” icone segue una vocazione, ha un compito ben preciso, afferma attraverso il suo operato il messaggio salvifico. Gli iconografi continuano nel tempo a dipingere secondo canoni ben precisi, con un’obbedienza tale da sembrare a volta ripetitivi e per niente creativi: dipingere un’icona è l’opposto dell’espressione soggettiva ed il culmine dell’originalità si raggiunge nella fedeltà alla tradizione”.

  In questa mostra si affiancano ad Iva Canepa  due altri artisti che, pur non avendo niente in comune con la tradizione, sono rimasti attratti e coinvolti dal modus operandi: Roberto Mantellini e Roberto Sanchez. Il primo con dei lavori che rimandano ai cicli musivi del bizantino italico filtrati, naturalmente, dalla sua ricerca non figurativa. Sanchez, invece, flette i piani della sua geometria in un desiderio di comunicazione simbolica.

Dal 22 maggio al 16 giugno 2007

 

 

 

evento del 12 aprile 2007

                         

                                      “Paesaggi segreti”

                                                      opere di:

     Salvatore De Curtis

Vernice: giovedì 12 aprile h.18,30

Dal 12 al 30 aprile 2007

La pittura di Salvatore De Curtis è in bilico tra una dimensione gestuale-informale ed una figurativa. Con una gestualità larga e ritmata, una ricerca di sintesi lineare e coloristica, l’artista traduce in forme liriche le cupe atmosfere della periferia. Una periferia addolcita, che giace immobile nel suo torpore e comunica una sensazione di assoluta quiete. I paesaggi di De Curtis vivono in una dimensione interiore ed evocativa, dove le superfici tonali si stemperano e si frantumano generando una molteplicità di toni. Questi dipinti non vivono solo di forme, ma anche di rapporti e modulazioni tonali, in cui si esplicita un senso profondo della natura.

Marco di Mauro

 

 

 

 

 

 

 

 

 

evento del 20 febbraio 2007

" A CONTRO”

      opere di    

      Fabio e Sergio Spataro

Si sa che Cartesio elaborò il suo famosissimo “Metodo” a seguito di un sogno. La faccenda non riguarda solo lui. L’incontro tra Fabio e Sergio Spataro, in un museo che “espone” q.b., ci conferma la dinamica cartesiana e la sua trigonometria onirica. Fabio è Sergio e Sergio è Fabio , l’uno è veglia e battito di ciglia dell’altro, uguale a  e diverso da l’altro come due gocce d’acqua. Non si tratta di scontro ma di incontro nell’altro, questo famigerato altro-altrove che si tira fuori in genere dal cilindro poetologico quando si vuole confondere lo starnazzo col verso.

L’incontro avviene sui traslati di significato e, dunque, più profondamente, sul senso.

Fabio ha prodotto molto e con tecniche versatili (sì, lettore, puoi collegare “versatili” col  citato “verso”). Qui presenta, quasi omaggio allo spazio museale minimo, alcune sinopie che quasi assumono la funzione di citazioni ai lavori di Sergio e viceversa.

La sinopia è la fase dell’affresco consistente nel disegnare con terra rossa (proveniente da Sinope, sul Mar Nero) un abbozzo preparatorio per l’affresco eseguito subito dopo l’arriccio.Completata questa fase il disegno viene ricoperto con strati di intonaco. E’ evidente come questa sia una tecnica del “sottostrato” e rinvii a una percezione dell’ “essere che appare comparendo dispare” negli specchi ustori del pensiero. La “sinopicità” di Fabio è dunque funzionale a un impulso esistenziale, alla “pathicità” indagata da Aldo Masullo. So che Fabio ha avuto esperienza (es-per-ienza: il tema del viaggio nelle cose è un dato in lui quasi domestico e quotidiano) delle aree più ignote del vivente ma non renderemmo giustizia alla sua e nostra intelligenza se individuassimo in questo il cardine della sua poetica. Il koma non si trasforma  in furioso  amok. E’ piuttosto “Il partito preso delle cose” (Ponge), il saper-sentire  una situazione diffusamente stuporosa. Sulla stessa storia, sul vissuto, vengono messi vari strati di intonaco perché la sinopia dell’essere è intollerabile. In Fabio l’intensità del carico di materia cromatica e il contrasto che ne deriva hanno come sinopia l’assenza proprio come le sfumature nascondono la presenza.

Le cose che appartengono alla nostra esperienza e il loro significato “appaiono” come le figure sulle pareti delle grotte prima del prima storico. Vegliambulo, il sogno si alza e scrive gli arcaismi del suo stesso sognare. Le sedie, così, servono per deporre gli oggetti (e deporre rinvia a una specie di deposizione cristologica degli oggetti), i cavalli sono figure che nitriscono in un magma al galoppo (il magma, non i cavalli) , appaiono anch’essi come quando guardi le nubi e cerchi forme conosciute; le ballerine sono modellini della danza dei colori (tra l’altro, si tratta di acquerelli –e anche questo è un dato tecnico metasignificante).

Dichiariamo dunque che la poetica di Fabio è il nascosto. 

Ciò che Fabio lascia indeterminato e quasi non-terminato (si intenda l’espressione pensando ai “termini” di un campo visivo e di significati – e suppongo che quando dipinge in qualche posto

dell’udito tintinnino bicchieri di vetro) in Sergio appartiene ai dati dell’evidenza, all’ enkykleos dell’essere. Ha una sua precisa tangibilità o, meglio, tattilità, prensilità (leggi::esteriorità, un “venir fuori)..Fabio lascia le cose in dormiveglia, Sergio le scuote, le afferra. L’engreifen di Canetti è evidente nelle molte forme arcuate, spinose, nelle unghiate dei segni. Sergio non lascia il mondo

né le cose “lasciano il segno”; le trascina verso il loro significato (tu,lettore) e non narra né sussurra:

dice, ostenta, manifesta: è questo, è quello se…se tu, lettore, ne apprehendi la sintonia.

Fabio è obbediente all’ob-audire. Sergio parla a voce alta, vuole che tu ascolti, più che ciò che dice, il senso del suo gridare. Questo grido si estende con vocalizzi, acuti e toni gravi, in una dinamica che, pittoricamente, vede accostati oggetti eteronei. Penso adesso al fabbro di Heaney (Una porta sul buio),  al ciclope che sosta un attimo fuori la porta dell’officina e ritorna ai mantici.

Ricorrendo a una metafora immediatamente riconoscibile,dirò che Fabio è eleatico, Sergio democriteo Le cose nei suoi lavori “accadono” a seguito di clinamina, si trovano lì per caso e inducono a trovarne il significato nel “da dove” sono scese urtadosi nell’iperuranio.

Un esempio? I suoi Golem sono fatti di paglia di ferro (spaventapasseri? E, se sì, di che razza di passeri si tratta, sotto quali cieli sono sentinelle e quali campi sorvegliano?). La loro forza (loro, inerti per definizione) è inoltre trattenuta da un filo di ferro, quasi imprigionati da Sergio nella loro stessa idea, come se potessero animarsi e turbare il nostro quitidiano. Ripenso al ciclope e al fabbro. Se, lettore, ti riconosci in loro, dimmi chi è la madre di questi fantocci., da quale costellazione sono caduti.. Qualcuno parla della mater matuta, mattutina, e già la stella Diana mi appare ora   terribile.Ed è chiaro che il padre è un dio affaccendato a impastare non l’argilla ma il ferro, a sputarci sopra saliva e ossido di stelle.

Dichiariamo dunque che la poetica di Sergio è l’evidente.

 

Con queste premesse possiamo elaborare un chiasma: 

 

evidente                       nascosto 

 

nascosto                      evidente 

 

per poi elaborare vari percorsi di identità-differenza e, volendo, giocare alle tavolette della verità di Cartesio e ai tipi logici di Russell. 

                                                                                  Mimmo Grasso

 

Evento Italia / Inghilterra
Museo Minimo - Napoli, 22 febbraio 2007

Performance di
-Enzo Marino (
marinoenzo@yahoo.it)"Cronaca di una
performance".
-Jill Rock (jillrockjillrock9@yahoo.co.uk)"Edipo".
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Event Italy / England
Museo Minimo - Naples, February 22 nd 2007

Performance by
-Enzo Marino (
marinoenzo@yahoo.it) "Chronicle of a
performance."
-Jill Rock (
jillrockjillrock9@yahoo.co.uk)"Oedipus

 

 

 

evento del 12 dicembre 2006

        "IL FANCIULLINO DI LUCIO STATTI"

 A cura di Roberto Sanchez

Come ci insegna Pascoli, esiste in ognuno di noi un fanciullino che, finché siamo in tenera età, piange e gode con noi, confonde la sua voce con la nostra, di modo che si sente un solo palpito, uno solo strillare, un solo guaire. Ma dopo il sopravvento della maturità, mentre noi ingrossiamo la voce e volgiamo l´anima verso nuovi interessi, il fanciullino non cresce e continua a far sentire la sua voce ingenua e primigenia, il suo "tinnulo squillo", suggerendoci quelle emozioni e sensazioni che solo un bimbo può vivere. Spesso, però, l´adulto non ode l´acuto gemito del fanciullino e lo emargina nell´angolo più remoto dello spirito, dove giace inascoltato come un´anfora antica sul fondo del mare.

Lucio Statti, invece, è capace di ascoltare e dare voce al fanciullino che è in sé, di ammirare il mondo esterno col suo sguardo puro ed incantato, provando quelle sensazioni di stupore e di meraviglia che sono proprie dei bambini. La sua pittura, animata da un´intensa vena poetica, esprime sensazioni che sfuggono alla ragione e rinviano al campo semantico del sogno, della visione, dell´astrazione, in cui la realtà e la fantasia sono fuse in un magma indistinto. I protagonisti delle sue opere sono bambini intenti al gioco, oppure ninnoli che coinvolgono lo spettatore come soggetto "esterno" dell´opera, perché accendono in lui lo spirito dell´infanzia e il suo inesausto desiderio di giocare.

Sorprende, nell´opera di Lucio Statti, lo stridente contrasto tra la figura iperrealista, pienamente riconoscibile nella sua identità, e lo scenario onirico, che evoca il mondo interiore del bambino, attraversato da segni leggeri e sfumati che non trovano alcuna rispondenza nella realtà.

Una delle opere più rappresentative della sua poetica è "Il burattino ieratico", che raffigura una marionetta all´interno di un´edicola sacra. In un intrigante gioco delle parti, il burattino assume un´aura di santità, mentre l´edicola che lo accoglie perde la sacralità che noi adulti le attribuiamo per diventare ciò che realmente è: una cornice che valorizza il suo contenuto. L´artista, suggerendo che non dovremmo prendere tutto sul serio, ci fa riflettere sul reale significato delle cose, che spesso non coincide con quello che noi riteniamo tale.

La casa delle bambole, il trenino, la paletta e il secchiello, soggetti ricorrenti nelle opere di Lucio Statti, sono giocattoli che rinviano a luoghi di vita e strumenti di lavoro degli adulti, suggerendo un trait d´union tra il mondo infantile e quello della maturità. Se la vita è gioco e noi siamo i giocatori, potremmo forse concepire la nostra casa e i nostri arnesi da lavoro come "giocattoli per adulti", in grado di stupirci e farci sognare ancora.

Lucio Statti si comporta come Adamo che dà i nomi alle cose e scopre tra esse relazioni e somiglianze ingegnose, che nulla hanno a che vedere con la logica della razionalità. Il nuovo si scopre, non si inventa, la poesia è nelle cose, anche nelle più piccole.

 

Marco di Mauro

 

 

 

 

evento del 21 novembre 2006

           "Ancora catrame"                             personale            

 di Roberto Mantellini

a cura di Roberto Sanchez

 

I PAESAGGI METAFISICI DI MANTELLINI

 Nelle recenti pitture di Roberto Mantellini, che recupera il suo vissuto in una dimensione memoriale, si legge una progressiva riduzione del paesaggio ai suoi termini essenziali. Gli sfondi grigi, spesso solcati da una vampata di colore, esprimono la decadenza di un quartiere industriale, Bagnoli, lacerato da insanabili ferite sociali; i segmenti orizzontali e verticali alludono, in modo sintetico ma incisivo, ai pontili ed alle ciminiere dell´Italsider, ormai integrati nel paesaggio urbano come le palme sulle spiagge di Miami. Il brutto perde ogni connotazione negativa e, alla luce di una nuova estetica, assume una dimensione lirica che lo colloca a pieno titolo nei territori del bello.

L´artista vive il paesaggio urbano come luogo interiore e adopera il dato oggettivo per evocare i tempi dell´adolescenza, quando l´Italsider era l´immagine del futuro e la speranza di un posto fisso. Il richiamo al territorio è evidente nella "terrosità" della materia pittorica, spessa e grumosa come il catrame versato dalle industrie, che tinge di nero l´arenile di Bagnoli.

Il percorso artistico di Mantellini non è affatto lineare, è un sentiero accidentato in cui non mancano fughe in avanti, che sfiorano l´astrazione nella prospettiva aerea di una strada, e ritorni ad una tradizione figurativa che affonda le sue radici nella pittura napoletana dell´Ottocento. Non il paesaggio oleografico delle gouaches, con la visione o l´impressione panoramica fine a se stessa, ma il paesaggio brullo e sintetico di un Federico Rossano, che riduce gli alberi a segmenti verticali e le nuvole a schegge celesti.

Marco di Mauro

 

LA MEMORIA DI BAGNOLI NELLA PITTURA DI MANTELLINI

 La pittura di Roberto Mantellini tiene vivo il ricordo dei "ragazzi"di Bagnoli, come lui li chiama, sia quelli vissuti tra i fischi delle locomotive ed i richiami delle sirene dell´Italsider, sia quelli delle nuove generazioni, nati dopo la chiusura dell´impianto industriale. Per i primi l´Italsider rappresentava la certezza di un´esistenza legata alla dignità del lavoro, ora preclusa dalle decisioni demagogiche e dagli interessi privati di chi non conosce la pena del vivere, la necessità del sostentamento. Roberto tuttavia sogna ancora, finge di credere nella rinascita di un quartiere che si riappropria delle sue risorse: il mare, le spiagge, la vegetazione di un tempo, la vivacità di un territorio tra i più felici della terra.

Nelle opere di Mantellini c´è tutto questo, ma anche il suo mondo spirituale, la sua interpretazione del fare arte per esprimere il suo pensiero, le sue idee nella forma che gli è più congeniale. La materia colorata è protagonista delle sue opere, segnate da un brulichio di lacche luminose, di segni che scavano come solchi il terreno giallo e sabbioso, o quello nero del catrame depositato sul fondo del mare. Segni che forse rimandano ai binari su cui correvano i carrelli e che intersecano le ciminiere dei forni, da cui vengono fuori calde vampate di fuoco che squarciano il buio della notte. Sono opere in cui la presenza umana è stata rimossa, come a indicare il presagio di un destino ineluttabile di solitudine, desolazione, sfiducia nel recupero di quel quartiere che neppure la speranza, il sogno riesce più ad alimentare. Se poi ci sarà una riconversione dell´area, sarà legata alla più bieca speculazione e sarà motivo di una delusione ancora più cogente.

 Vincenzo Pacelli

 

 Durante la mostra, sarà in visione CD video realizzato da Ernani Utech avente per tema elaborazioni  delle opere esposte.

 

 

evento del 17 ottobre 2006

 

Gli “orizzonti astratti” di Maria Anna Barretta

a cura di Marco di Mauro

 

Le vie per approdare all’astrazione sono varie e molteplici. Maria Anna Barretta vi è pervenuta attraverso una ricerca interiore, che la induce a disciogliere nello smalto liquido le figure appena dipinte, nel tentativo estremo di scavare oltre le immagini, fino a coglierne lo spirito, che fluttua sotto la pelle come magma incandescente. La sua tavola diventa lo spazio di una proiezione psicologica, riflesso di uno spirito insicuro e contemplativo, che ricerca il dialogo con l’assoluto per evadere dalla condizione immanente. L’artista dapprima ricostruisce le immagini del suo passato e poi le rimuove, consapevole che il suo presente è altro, i legami con il passato sono stati bruscamente recisi, un avvenire luminoso e sereno si profila all’orizzonte. I volti, gli oggetti, i luoghi sedimentati nella sua memoria non hanno più valore, ma nel suo inconscio resta un filo rosso che congiunge il passato, il presente e il futuro in una dimensione unica: la dimensione assoluta dello spirito, dell’Essere che presiede alle manifestazioni effimere del mondo fenomenico.

La pittura di Maria Anna Barretta si caratterizza per i riflessi metallici su fondo blu oltremare o rosso carminio. Le lingue d’argento che fluttuano sulla superficie pittorica nascono dallo scioglimento delle figure che l’artista ha voluto rimuovere dallo spazio fisico/ideale della tavola, sincera proiezione degli umori e delle ansie che affollano la sua mente.

 

 

 

evento del 22 giugno 2006

“Il colore della Poesia”

 

a cura di Roberto Sanchez

 

Non capita spesso, oggi, di assistere a un dialogo tra pittura e poesia, anche se molti artisti si sono cimentati con quest’ultima cogliendo risultati di pregio. Un tempo si diceva che questi mezzi espressivi avessero in comune un elemento chiave: l’ispirazione. Ma il termine ed il concetto sembrano essere ormai démodé nel contemporaneo artistico, anche se è tornato in auge tra i cultori della fisica teorica o della matematica: serve a descrivere uno stato di grazia in cui si giunge ad una sorta di illuminazione, uno scatto nella mente che fa nascere qualcosa che prima non c’era. Eppure pittura e poesia sono debitrici a questa specie di “trance” produttiva nella creazione. La poesia riesce, talvolta, a costituire un detonatore per l’esplosione creativa in pittura, ma anche viceversa, o raggiunge l’incontro a metà strada nella “poesia visiva”.

 

La mostra presenta sette artisti, Stefano Borriello, Enzo Buttino, Salvatore De Curtis, Roberto Mantellini, Salvatore Morra Supino, Roberto Sanchez e Mario Sangiovanni . Ognuno con due opere ed una poesia, propria o in prestito, a cui i lavori si collegano in un modo forte ed intimo , tale da costituire un “trittico” organico. Opere che sperimentano una forma di multimedialità forse anacronistica, ma ancora inconsueta e da rilanciare nell’epoca delle contaminazioni tecnologiche.

 

                                                                                      Carolina Mantellini

 

 

 

 

 

evento del 16 Maggio 2006

Gianni Noli

"Neuroland"

 

 

E’  usuale  scambiare  la  satira  con le banali battute da avanspettacolo. Ma la satira non deve dimenticare di andare  oltre   alla  banalità,   al   convenzionale  e deve essere immediata. Come una lama di luce che entra in una stanza buia. Così è il titolo della serie di mostre che  Gianni  Noli  ha  programmato  in  tempi  e  spazi  diversi, un titolo che dice e in modo immediato. Titolo sintetico che ci riporta alle sue tematiche e alla critica di  un  valore  monetario che ha  livellato,  in nome del valore economico, i sentimenti e l’umanità dei popoli del vecchio continente. Mai tanti hanno contribuito in favore dei pochi e i sofisti ad esaltare il valore dei pochi e spacciarlo per un valore universale. La falce dentata è una  bocca  famelica  che  divora  senza  pietà.  Ma  per ortuna   la   toppa  della   serratura,   uno  dei   simboli ricorrenti nelle opere di Gianni Noli, è un monumento alla   fiducia.      La   speranza   della    soluzione   deve accompagnare  il  nostro credo.    La  serratura   con  la relativa chiave è la possibilità di uscire da un campo da gioco dove un arbitro, a priori, ha assegnato la vittoria. Forse  una  piccola  serratura  può  scardinare  il  Goliapaladino della divina economia. Forse Noli ci vuole aiutare  a  credere nell’esistenza  della  chiave,  basta a noi realizzare il suo messaggio

Giancarlo Da Lio

La mostra resterà aperta sino al 30 maggio 2006

 

evento del 27 Aprile 2006

 

 

 

Sarà inaugurata giovedì 27 aprile 2006, alle ore 18, la mostra dal titolo  “Appuntamento fuori-grotta” nello spazio del MUSEO MINIMO in via detta San Vincenzo, 3 - angolo via Leopardi, 47 a Fuorigrotta. Sono presenti opere di:

 

Enrico Cajati, Salvatore De Curtis, Lucio Del Pezzo, Paolo La Motta, Raffaele Lippi, Roberto Mantellini, Emilio Notte, Roberto Sanchez, Mario Sangiovanni, Sandro Viglione, Elio Waschimps.

 

 

SCHEDA DELLA MOSTRA

 

Il titolo della mostra, nella sua ambiguità lessicale, cela il senso dell’evento: appuntamento – è la prima volta che le opere degli undici artisti si ritrovano insieme in una mostra a Fuorigrotta.

Fuori-grotta – non solo indica, appunto, il luogo dell’incontro ma anche il trovarsi oltre il buio di una scarsa visibilità in un’area di Napoli poco coltivata dalla promozione culturale di area pubblica.

 

 

La mostra resterà aperta sino a lunedì 15 maggio 2006

 

 

 

evento del 28 febbraio 2006

 

                                   "Eyes wide shut"

                                   LORENZO PARI

 

Il titolo della mostra, ispirato all'ultimo film di Kubrick, allude
all'irriducibile opposizione tra l'oggettività propria del mezzo fotografico e la sensibilità del fotografo, che vuol vedere il soggetto con gli occhi
dell'anima.

Come "l'uomo dal fiore in bocca", nato dalla fertile penna di Pirandello, così Lorenzo Pari si tuffa con avidità nei dimessi luoghi del quotidiano per indagare il mistero della vita e penetrarne l'essenza. È una sorta di percorso iniziatico, che muove dall'analisi interiore e procede per gradi, fino ad approdare ad una rinnovata e ottimistica visione della vita. Attraverso l'obiettivo della sua fotocamera, l'artista assapora la banalità di ogni cosa, anche la più comune, e ne rivela l'intima bellezza. L'inno alla vita è il significato profondo delle sue fotografie, che rappresentano uno strumento per indagare il mondo esterno, per bloccare l'emozione suscitata da un volto, un'espressione, un gesto.

Nelle intriganti fotografie dedicate all'amica Tea, Lorenzo Pari imposta la propria indagine sulla donna, nella sua indeterminatezza e inconoscibilità, nel fascino segreto delle sue contraddizioni. Nonostante il luminismo "caravaggesco", le sue foto si collocano agli antipodi del naturalismo ed esprimono una ricercata sublimazione, quasi un modo nuovo di concepire la donna. La nudità è qui sottile espressione di una condizione d'isolamento e di purezza, una dimensione che conduce all'anima, già lontana da ogni legame con il corpo.


 Marco di Mauro

 

 

 

evento del 24 gennaio 2006

 

           ROBERTO SANCHEZ

 

                       “Relazioni pericolose”

 

                                           fotografie

 

 

LE “RELAZIONI PERICOLOSE” DI ROBERTO SANCHEZ

 

Ambientare un’opera d’arte in una rete di segni è un’esperienza spiazzante, che mostra quanto sia relativo e incidentale il significato di un’opera d’arte. In “Relazioni pericolose”, Roberto Sanchez fotografa i suo dipinti in un contesto metafisico, popolato di oggetti semplici, quotidiani, che assumono un alto valore simbolico in relazione al contesto. L’artista diventa, così, l’autore di un rebus a soluzione multipla o il regista di un’opera incompiuta, alla quale ciascuno può dare la conclusione che ritiene opportuna. In “Relazioni n. 4”, la presenza di uno “strummolo” sul golfo di Pozzuoli può evocare un vortice che travolge la costa e determina il caos, prefigurato dalla fuga di piani obliqui nel dipinto a destra. In “Relazioni n. 5”, invece, la folla di uomini che appaiono sullo sfondo entra in relazione con i dadi in primo piano, suggerendo che il destino dell’umanità è determinato da semplici giochi di potere. In un sistema brutale che annulla l’individuo e la sua sensibilità, la molteplicità di persone si riduce a un organismo neutrale, una composizione astratta come il dipinto che appare a sinistra.

Se in pittura Roberto Sanchez scompone la realtà e la ricompone in complesse trame di luce, nel recente lavoro fotografico delega allo spettatore il compito di comporre gli elementi per giungere a una sintesi e individuare i possibili significati.

In realtà, non è la prima volta che Sanchez fa interagire i suoi dipinti con oggetti esterni, ordinati nello spazio secondo un piano razionale: sin dall’infanzia l’artista si diletta nella costruzione di plastici, dove i muri delle case, i segnali stradali, i manifesti pubblicitari recano l’impronta leggera ed elegante del suo pennello. Una passione ereditata dal padre, che gli regalò il primo treno elettrico, e coltivata sino ad oggi nello spazio gremito del suo laboratorio. Uno spazio affascinante, che riflette lo spirito semplice e puro di Roberto Sanchez, in grado di stupirsi come un fanciullo al passaggio di un trenino tra le case e i monti.

 

Marco di Mauro

 Durante la mostra, a supporto delle opere sarà in visione CD video realizzato da Ernani Utech avente per tema elaborazioni  digitali delle foto esposte.

Sarà disponibile il fotolibro d’artista in  tiratura limitata e firmata

MUSEO MINIMO – Via detta San Vincenzo,3

(angolo via Leopardi, 47) Fuorigrotta- Napoli

 Dal 24 gennaio al 10 febbraio 2006 

 

A cura di Roberto Sanchez

 

 

Orari di visita: lunedì e mercoledì, ore 16-19

               martedì, giovedì e venerdì, ore 10-12

             per appuntamenti, tel./fax 081-621170

Info:                www.museominimo.it     

                     museominimo@virgilio.it 

Dal 22 novembre al 30 dicembre 2005

 

MINIMALIA

 

 

 Stefano Borriello

il percorso artistico di Stefano Borriello muove dalla lezione di Augusto Perez ed Emilio Greco, passa attraverso l’esperienza delle avanguardie napoletane, dal Gruppo 58 a Geometria e Ricerca, per approdare infine all’analisi della percezione. L’artista traduce l’immagine percepita in elaborazione digitale, che viene successivamente destrutturata da progressivi interventi di accumulo o sottrazione di materiali cromatici (pittura, collage, assemblaggi). Ne risultano calibrate composizioni astratte, in cui l’intervento manuale appare come la prosecuzione di un’elaborazione digitale soggiacente. I segni grafici o pittorici giungono alla percezione per vie misteriose ed attivano sepolti codici di riconoscimento, meccanismi di empatia che entrano in consonanza con il riguardante per i ritmi di volta in volta concitati o distesi, lineari o ondulatori. Oltre le addizioni e le sottrazioni di materia, che esprimono la ricerca di un potenziale equilibrio per uscire dal caos, s’intuisce uno sguardo in cerca del vero, di quel nocciolo esistenziale che sfugge alla percezione. L’opera di Stefano Borriello sollecita il pubblico a scomporre gli strati sovrapposti per individuarne la distribuzione e le reciproche relazioni, finché l’opera avrà rivelato il suo percorso di formazione.

 

Marco di Mauro

 

 

  

 

 

Evento del 18 ottobre 2005

TIZIANA BARACCHI

 

  note biografiche

 

Tiziana BARACCHI  è  nata a Venezia nel 1952, dove vive e lavora. E’ medico ospedaliero.

Già alla fine degli anni sessanta è attratta dall’Arte Gestuale ed Optical. Pratica l’arte postale per istinto, senza conoscere ancora l’esistenza del Network. Entrerà a farne parte negli anni ottanta.

Negli anni ottanta collabora con Giancarlo Da Lio  per la concretizzazione del Movimento ITINERARI 80, nella filosofia post-Fluxus e after-Gutai, con la partecipazione o realizzazione in pochi anni di un centinaio di manifestazioni artistiche, in genere simbiosi tra arti plastiche e poesia nello spirito di Apollinaire.

Artista multimediale, il suo lavoro risente sempre dell’influsso  della  musica dei The Beatles. Verso la fine degli anni 80 nasce anche il progetto internazionale di Mail Art “The Beatles forever”.

Nel 1996 firma il Manifesto del Movimento Iperspazialista, storico ed europeo.

Nel 2003 è nominata Ambasciatore della Repubblica degli Artisti, nata in Francia nel 1999: fonda con Giancarlo Da Lio l’Ambasciata di Venezia.

Partecipa a mostre in Italia ed all’estero, sia in spazi ufficiali che alternativi. Ha opere in alcuni musei e collezioni private in tutto il mondo. E’ stata invitata alla Biennale di Venezia 2003, sezione Extra 50. Nel 2005 partecipa ancora alla Biennale di Venezia nel progetto Isola Virtuale e nel progetto parallelo Padiglione Italia.

 

 

evento del 23 agosto 2005

 

"FARE IL MONDO PICCOLO" 

 

 

Un titolo di una mostra che ci fa riflettere sul significato del grande e del piccolo relativo naturalmente alle dimensioni e non alla qualità. Anzi una riflessione su di un mondo dove i super, gli extra, gli iper sono sempre di più simbolo di un qualche cosa a cui tutti dobbiamo tendere. Ma per quale motivo pochi lo sanno o forse credono di saperlo. Basta osservare il cielo stellato e riflettere su ciò che ci appare più evidente come Orione nel cielo di febbraio. Ma non è la più grande è solo la più evidente in quel momento. Tutto questo dovrebbe farci riflettere che le dimensioni spesso sono solo un’apparenza della realtà. Come spesso le opere più belle sono di piccole dimensioni come gli Strumenti della Crocifissione del padre del divino Raffaello. Soltanto bisogna possedere la capacità dello scoprire. Anche per questo motivo Roberto Sanchez ha definito Minimo il suo spazio espositivo ma non come valore del suo discorso che sin dall’inizio è stato personale e significante. Bisogna continuamente saper vedere in modo diverso, non allinearsi stancamente al convenzionale. Non è il nostro operare. Non è stata la nostra scelta.

 

                                                            Giancarlo  Da Lio

 

Questi gli artisti presenti: 

Carlo Alfano (I), Renato Barisani (I), Tiziana Baracchi (I), Ciro Barbaro Calducci (I), Maurizio Bonolis (I), Enrico Bugli (I), Vincenzo Buttino (I), Yolaine Carlier (F), Maria Pia Daidone (I), Salvatore De Curtis (I), Carmine Di Ruggero (I), Bartolomé Ferrando (E), Helmut King (A), Carlo Alberto Longaretti (I), Roberto Mantellini (I), Salvatore Morra Supino (I), Sergio Spataro (I), Salvatore Starace (I), Lucio Statti (I).

 

 

 

 

Nell’ambito della rassegna “Fare il mondo piccolo”

“Il canto della terra”

                 

                                      videopera di

                         Antonio Gatto

  La proposta espositiva di “Fare il mondo piccolo”si caratterizza per la selezione di piccole opere che, a dispetto delle dimensioni, rappresentano la sintesi del lavoro di un’autore. Come in questi lavori immaginiamo l’universo degli artisti ridotto al minimo, ma con la potenza espansiva del Big-beng, così la videopera di Antonio Gatto esprime di fatto la capacità di rivelarci il mondo attraverso il microcosmo dell’artista: la ricerca del multum in parvo di cui parla Borges nella novella “L’Aleph”, e altro non è che  quella scintilla divina chiamata “creatività”.

 

A cura di Roberto Sanchez

 

Per informazioni sull’attività artistica di Antonio Gatto: web.tiscali.it/antonio_18       

 

 

 

 

Evento del 7 giugno al 29 luglio '05

ROBERTO SANCHEZ

" IL SEGNO: LA CROCE"

 

 

 Confesso di aver esitato a lungo prima di affrontare un tema così impegnativo: ho in mente quel detto della Chiesa orientale per cui non ci sono pittori di icone che diventano santi ma santi che dipingono icone, e non è il mio caso. Tuttavia, pur vivendo la realtà dell’arte contemporanea tesa più alla dissacrazione che alla penetrazione del Mistero con i mezzi dell’arte,  con questa mostra vorrei contribuire  a richiamare l’attenzione di altri artisti sulla tematica del sacro. La Croce, simbolo ricchissimo, dischiude un universo di riflessioni ed interrogativi alla contemporaneità coinvolgendo anche la cronaca recente.

Elemento di contraddizione, pietra d’inciampo: a Parigi il Simbolo Cristiano in una piazza è stato giudicato scandalo, ma non si batte ciglio su ciò che si vede a Pigalle . La Croce ricorda, col braccio orizzontale, che siamo uguali e fratelli  se ci colleghiamo con la verticale a quella fonte dell’Amore di cui si vuol fare a meno, oggi, in un delirio di autolesionismo orgoglioso. Naturalmente le interpretazioni della Croce che propongo, non da teologo ma  da semplice contemplatore, vogliono solo essere un richiamo a considerare il sacro come urgenza ispiratrice, forma di testimonianza in un tempo che abbonda  di segni concreti. Chi ha occhi per vedere…

La mostra si articola in quattro croci, due di figurazione essenziale e due costruite con elementi componibili dipinti a piani geometrici. La prima, semplice con grigi smorzati, evidenzia la figura di Cristo con segmenti costruttivi elementari sottolineando la iconografia classica ma estremamente stilizzata. Il secondo lavoro, pur sull’impianto semplice, sottolinea con piani pittorici geometrizzanti e colori più luminosi  un momento che prefigura la Resurrezione ; la marcatura sulle orizzontali e sulla verticale con i triangoli dorati richiama le direzioni dell’Amore. Invece la terza croce sottolinea ancor di più i triangoli di luce su un corpo di elementi ascensionali suggerendo la croce tramite queste linee di forza:quindi una croce virtuale. Infine il grande tau che, seppur preesistente al cristianesimo, ne è stato inglobato per merito soprattutto di San Francesco. Anche qui la dimensione orizzontale rappresenta l’immanente e la verticale il trascendente: la sintesi è questo simbolo dell’umano che armonizza gli opposti, corpo e anima nella dimensione della conversione.

                            

                                                                 Roberto Sanchez

 

 

 

 

 

 

 

evento aprile 2005

"I luoghi del paesaggio"


 

 

 

M. Cortiello

 

 

 

 

 

 

 

A. B. Terracina

 

 

 

 

 

N. De Corsi

 

 

 

 

 

 

R. Mantellini

 

 

 

 

 

 

S. Morra Supino

 

 

 

 

 

     

 

S. De Curtis

 

 

 

 

 

 

 

E. Buttino

 

 

 

 

 

 

 

 

 

R. Sanchez

 

 

 

Note sugli autori 

 

 

I LUOGHI DEL PAESAGGIO 

In deroga ad un certo rigore che il Museo Minimo ha perseguito nel presentare esclusivamente opere contemporanee, in questa mostra proponiamo una “storia minima” del paesaggio partenopeo coinvolgendo autori che hanno operato prevalentemente  nella prima metà del secolo scorso ed artisti che, seppur non giovanissimi, rappresentano un approccio attuale e problematico al tema. Quindi sono presenti da un lato quadri di Mario Cortiello, Nicolas De Corsi e Arturo Bacio Terracina che, seppur con itinerari di sviluppo pittorico assai diversi, rispecchiano la visione media del paesaggio come ispirazione, dall’altro Enzo Buttino, Salvatore De Curtis, Roberto Mantellini, Salvatore Morra Supino e Roberto Sanchez che, con le loro specifiche angolazioni, si confrontano col territorio nostrano ponendo nuovi interrogativi. Infatti il titolo “I luoghi del paesaggio” indica la veduta che nasce dal luogo concettuale di un modo di porsi e con questa mostra si sintetizza, in poche opere ed in poco spazio, un escursus di più di un secolo.

 

                                        Carolina Mantellini

 

 

 

 dal 14 Febbraio al  11 Marzo

Aurèlie Nemours e Roberto Sanchez

“Combinazioni”

 

Scheda della mostra 

 

 “Combinazioni” è il titolo di una mostra singolare: non solo per l’accostamento di due artisti che appartengono a generazioni diverse, (la Nemours è del 1910, Sanchez del 1953) ma con differenze notevoli nell’approccio all’astrattismo geometrico. Aurèlie Nemours si è formata in uno dei centri principali in cui si è sviluppata l’Avanguardia Storica, Parigi, ritagliandosi una nicchia minimalista ante litteram. Roberto Sanchez invece, lungi da un’asciugatura dei dati spaziali, tende ad arricchire le suggestioni geometriche con accostamenti di piani-colore a trama e inserisce il principio di scomposizione-ricomposizione tipici dell’anagramma, sostituendo alla parola l’immagine. Quindi la Nemours ci suggerisce il certo di una geometria definita che tende a lasciarci fuori perché ostenta autosufficienza, Sanchez invece cavalca l’incerto, il provvisorio, cerca di coinvolgere il fruitore. L’una e l’altro però giocano sulla combinazione, evocano il “tangram”, antico gioco cinese basato su assenblaggi geometrici. La Nemours, nelle acquetinte in mostra, combina il rettangolo dispiegandolo in virtuali incastri, dando la sensazione di piani in cerca di significati e contraddicendo una iniziale staticità; Sanchez, d’altro canto, guarda alla base geometrica scatolare semplice come elemento combinante non definitivo, ma come veicolo di aperture poetico-spaziali.  

                Rosalba Esposito        

                                                                                           Dirett. Museo minimo

 

 

Aurèlie Nemours                                           Roberto Sanchez                    

 

 

 

 

 

 

 

 

   

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Evento in programma dal 14/12  al 31/12/2004

 

Marco Sodaro

 “Tsukiji” 

Marco Sodaro è nato a Torino il 2 agosto 1971. Laureato in Architettura al Politecnico di Torino, approfondisce lo studio della fotografia frequentando workshop con fotogiornalisti americani, quali Charles Harbutt, Antonin Kratochvil e Micheal Ackerman. Perfeziona le conoscenze della stampa in bianco e nero con Jim Megargee. Lavora come assistente e fotografo per l'artista lussemburghese Doris Drescher, e collabora come fotografo con i musicisti jazz Carlo Actis Dato e Federico Marchesano. Nel 2003 espone a Torino in due mostre personali. Dal 2003 risiede a Tokyo, dove insegna italiano e cura un progetto fotografico sui senzatetto della capitale nipponica.

 

 “Tsukiji”

 

In un microcosmo variegato e in continua evoluzione come Tokyo, completamente votata al modello americano, sorprende scoprire un luogo di tradizionale bellezza come Tsukiji, il mercato del pesce. Visitare Tsukiji è come assistere ad una rappresentazione di teatro kabuki, dove l’esilità della trama è compensata dalla varietà dei costumi, degli artifici, dei giochi di scena. Dall’alba al tramonto, migliaia di pescivendoli girano con i loro carretti in un vasto magazzino dove, su enormi blocchi di ghiaccio tagliati a mano, posano tonnellate di pesce fresco. Alle 6 del mattino, i maggiori chef di Tokyo si aggirano per i banchi alla ricerca del pesce pregiato, mentre i pescatori appena approdati si affannano a scaricare le merci. Anguille e polpi si contorcono nei cesti, infinite specie di pesci e molluschi si muovono dietro i vetri appannati delle vasche. “Tutto ciò m’è apparso – dichiara Marco Sodaro – come il malinconico catalogo di un bestiario marino, l’immagine fossile di un mondo depositario di segreti ormai sconosciuti, o forse da sempre ignorati.”

Con acuto spirito da reporter che vuole indagare e conoscere la cultura giapponese, Marco Sodaro ha rappresentato Tsukiji in 25 scatti, che riprendono scene di mercato o singole merci. L’autore non ha bisogno di allontanare l’obiettivo per cogliere il mercato nella sua interezza: il totale è già insito nel particolare, reso in bianconero con sapiente uso delle tecniche fotografiche. Attraverso il sistema zonale, Marco Sodaro pre-visualizza il campo tonale della stampa e riesce a rendere le sfumature più sottili. Il taglio fotogiornalistico è ispirato ai reporter americani, come Charles Harbutt, Antonin Kratochvil e Micheal Ackerman, dei quali è stato allievo. Da Ackerman deriva anche la scelta del fondo scuro, solcato da raggi luminosi che rilevano gli oggetti.

 

Marco di Mauro

 

Mostre precedenti

 

Evento in programma dal 26/10  al 26/11/2004

"Stelle d'€uropa" 

Ideata e curata da Giancarlo Da Lio e Roberto Sanchez

Introduzione critica di Giancarlo Da Lio

 

Note sugli autori

 

 

Opere di:

            Tiziana Baracchi            

  Carmela Corsitto

  Bartolomé Ferrando

           Rémy Pénard  

       Paul Tiilila                      

 

   Karl Friedrich Hacker

  Helmut King

          Gianni Noli           

 

La mostra  sarà inaugurata martedì 26/10  e resterà aperta sino a venerdì 26/11/2004

 

 

 

Stelle d’€uropa

  

Un titolo che potrebbe far discutere sul suo significato magari scambiato con la semplice presunzione. In realtà la mostra vuol sottolineare una presenza maggioritaria di artisti di varie nazioni d’  Europa rispetto alle presenze italiane. E’ questo lo spirito giusto che dovrebbe seguire una certa operosità. Malati di esterofilia? No! Siamo nel terzo Millennio e non dobbiamo restare abbarbicati ad un operare che non porta da nessuna parte. Apollinaire dovrebbe insegnarci qualcosa ma non sempre siamo buoni conoscitori della storia. Allora il fare diventa predominante  in una visione pragmatica che uno spazio espositivo particolare sottolinea con decisione. Un coraggio che spesso non troviamo nei sostenitori del pensiero debole. Ma essere significa soprattutto fare senza aspettare alla finestra a guardare. In attesa di che cosa? Forse per avere una possibilità in più di piangere sulla propria sorte e sfortuna. Gli artisti di questa mostra  sono presenti da tempo nel circuito di Itinerari 80 e la maggior parte hanno partecipato nella sezione Extra 50 alla 50ma Biennale di Venezia. Oggi con la loro presenza al Museo Minimo vogliono sottolineare positivamente gli sforzi degli ideatori di questo nuovo spazio che sta dimostrando come a Napoli i miracoli siano sempre attuali  

        Giancarlo  Da Lio

 

 

L’ARTE INTERNAZIONALE APPRODA AL MUSEO MINIMO DI NAPOLI

 

Otto artisti di sei diverse nazionalità, reduci dall’ultima Biennale di Venezia, hanno scelto di esporre nella periferia di Napoli, in uno spazio libero e alternativo come il Museo Minimo di Fuorigrotta. La mostra collettiva, a cura di Giancarlo Da Lio e Roberto Sanchez, presenta opere di: Tiziana Baracchi, Carmela Corsitto,  Bartolomè Ferrando, Karl Friedrich Hacker, Helmut King, Gianni Noli, Remy Penare e Paul Tiilila. La veneziana Tiziana Baracchi continua la sua ricerca sui miti di una generazione, quella del ’68, che sognava la fuga dalla civiltà capitalista. L’inserimento di nuovi materiali ci ricorda, al contempo, che siamo proiettati verso nuovi orizzonti. La siciliana Carmela Corsitto occulta elementi del quotidiano in una gabbia di plastica. Tale espediente permette all’artista di focalizzare l’attenzione del pubblico su oggetti banali, ai quali comunemente non si presta attenzione. Lo spagnolo Bartolomè Ferrando spazia con disinvoltura dalla pittura alla performance. Nella tavola esposta al Museo Minimo, l’artista ha impresso una sequenza casuale di lettere, che idealmente può continuare all’infinito, come il pensiero umano. Il tedesco Karl Friedrich Hacker è solito accompagnare le sue esposizioni con improvvisazioni musicali al sax. A Napoli presenta un’incisione dal sapore espressionista, raffigurante una giovane donna dal volto ammiccante. L’austriaco Helmut King è un esponente delle Fantastic United Nations, organo indipendente che aspira alla deglobalizzazione creativa delle culture. Attraverso le banconote d’arte, FUN intende stimolare la cooperazione tra nazioni immaginarie. Gianni Noli sa decidere, coraggiosamente, quando un percorso è finito per iniziarne un altro, con tutta l’esperienza di un passato che non deve costituire un limite. Il francese Rémy Pénard, residente a Limoges, è fondatore della Repubblica degli Artisti. Mediante la figura di un uomo col fucile, l’artista condanna la politica dell’Unione Europea, tesa a difendere i propri interessi contro i possibili antagonisti. Il finlandese Paul Tiilila, che combina la pittura tradizionale con la computer art, traduce nelle sue opere quel senso d’infinitezza che pervade la natura scandinava. Le sue opere recenti, in bilico tra il figurativo e l’astratto, dialogano con l’ignoto e l’assoluto.

 

Marco di Mauro

 

 

vedi note sugli autori

 

 

 

 

1^ Mostra

 

Roberto Sanchez

 "Opere mobili"

 

La personale si è svolta da martedì 23 marzo al 2 aprile 2004.

Testo di presentazione di Giancarlo Da Lio, critico veneziano, co-fondatore del Movimento Iperspazialista, intitolato: "Roberto Sanchez: contro l’immobilismo"

In archivio note ed articoli ripresi dalla stampa e da internet.

Seguono i testi critici di Maurizio Vitiello e Giancarlo Da Lio.


 

Fonte: www.ilbrigante.com

NAPOLI: ''CONTRO L'IMMOBILISMO''
APRE IL “MUSEO MINIMO”

La nuova struttura posizionata
nella zona di Fuorigrotta
presentata con l’inaugurazione
della mostra di Roberto Sanchez


E’ stata inaugurata martedì 23 marzo e resterà aperta sino a venerdì 2 aprile 2004 la mostra di Roberto Sanchez, intitolata “Contro l’immobilismo”, al Museo “Museo Minimo”, in Via detta San Vincenzo n. 3 (collegata a Via Renato Caccioppoli), nella zona di Fuorigrotta, che finalmente vede uno spazio dedicato alle arti visive contemporanee.
L’esposizione è stata presentata dal critico veneziano Giancarlo Da Lio, che nel contributo scritto, tra l’altro, segnala:
“E’ già passato un secolo dalla presentazione del manifesto del futurismo e non sempre i movimenti successivi ne sono stati all’altezza. Un limite difficilmente, estremamente difficile da superare. E’ in questo contesto che riconosco in Roberto Sanchez questa capacità, onestà mentale.”

L’artista napoletano, attivo dagli anni Settanta, ha aderito al “Movimento Iperspazialista”, curato da Giancarlo Da Lio. Tra i presenti all’inaugurazione gli artisti Antonio Perrottelli e Renato Milo del “Gruppo Madi”, Vittorio Fortunati, Enzo Buttino, Salvatore De Curtis e l’immancabile simpatica visitatrice Lidia Migliozzi.
Conosco da molti anni l’operatore partenopeo Roberto Sanchez ed ho scritto contributi ed interventi critici per alcune mostre che ha allestito.
Napoli è una terra di fortissima creatività, si pone come zona emblematica di nutritissime accelerazioni e di riepilogative trasgressioni e Roberto Sanchez controllando periscopicamente un ambiente, tra i più sorgivi, interessanti e stimolanti, ha tentato e tenta di sintetizzare umori ed aggettazioni antropologiche in corsive formulazioni neo-geometriche, in cui si rincorrono tenute acriliche e stesure ad olio.

Andamenti ritmici, con arrotondamenti di tempi frenetici e spazi di pausa, e spiccati cromatismi, con colori d’inclinazione cangiante e favoriti da una coltivata espressione mediterranea, nonché andamenti segmentati, con tratti ovattati e spicchi pungenti, puntano insieme a reggere equilibri dinamici, insaporiti da sbriciolamenti ed evaporazioni dei caratteri delle imprimiture delle tinte, e ad innervare impaginazioni in cui fluiscono mobilità e temperamento.

Roberto Sanchez cerca d’istruire una rete di segnacoli e un reticolo di segnature in uno schema raffinato di segni, la cui predominanza è versata ad accogliere una vettorialità, conseguente e susseguente ad una volontà, seppur, in parte, descrittiva, ma, fondamentalmente, aperta a sostenere una pluralità di messaggi visivi, declinati a rielaborare dimensioni metropolitane.
Dinnanzi alle ultime opere di Roberto Sanchez, tra cui pastelli a cera e tecniche miste, disposte a dimensionare l’uomo, che s’interroga sulle varianti del suo status, oggi più che mai "glocal", si afferrano architetture del fare, in un linguaggio cantato, disteso, aperto, scattante e poliedricamente cadenzato a sezionare possibili strutture future.
L’artista, che prosegue nel suo lavoro, sempre con serietà operativa, ha ultimamente prodotto lavori composti da singoli rettangoli di legno su cui dipinge valutazioni geometrico-astratte, che, poi, conserva in comuni scatole. Così, i fruitori potranno divertirsi a montare un quadro sulle proprie pareti domestiche.

Maurizio Vitiello

 

ROBERTO SANCHEZ

Mobilità/Movimento


Roberto Sanchez riesce sempre a stupirmi e ad entusiasmarmi. Cosa rara nel panorama delle arti visive dove il conformismo inaridisce gli animi. Sanchez mi conferma la sua originalità nell’essere artista. Infatti è riuscito a creare opere personali, chiaramente riconoscibili nel panorama delle arti e continua a sperimentare la sua poetica su vari supporti e con modalità diverse. Ricordiamoci le sue Opere da Viaggio con cui entra nel movimento Iperspazialista ed ora le Opere Mobili. Opere accurate che lasciano una fase di operatività anche all’usufruitore. Una libertà non indice di pigrizia ma una possibilità offerta di intervenire sulla dislocazione spazio-formale. Quale sarà il numero delle possibilità offerte? Penso un numero infinito come il movimento e le sue frazioni di movimento, frazioni di respiro di un universo che nel valore semantico del nome dovrebbe dirci tutto. Sanchez con le sue opere mobili continua il viaggio. Un viaggio che nulla ha in comune con l’immobilismo tanto caro ai passatisti.

Venezia, Febbraio 2004 Giancarlo Da Lio

 

 

2^ Mostra


"Transiti per Fuorigrotta"

          a cura di 

Maurizio Vitiello

 

 

Opere di

Ciro Barbaro Balducci

Maurizio Bonolis

Maria Pia Daidone

Francesco Iuliano

Roberto Sanchez

Salvatore Starace

 

 martedì 4 maggio a mercoledì 30 giugno 2004

In archivio note ed articoli ripresi dalla stampa e da internet.

Il critico d'arte Maurizio Vitiello commenta le opere.

Transiti per Fuorigrotta

E' stata inaugurata martedì 4 maggio 2004 e resterà aperta sino a mercoledì 30 giugno 2004 al "Museo Minimo", la mostra, curata da Maurizio Vitiello, intitolata "Transiti per Fuorigrotta", con opere di Ciro Barbaro Balducci, Maria Pia Daidone, Maurizo Bonolis, Francesco Iuliano, Roberto Sanchez e Salvatore Starace.
Questi artisti di qualità, da molti anni sulla scena artistica campana e nazionale, differenti per stili e caratteri, offrono un serio ventaglio di misurate declinazioni del linguaggio plastico e pittorico contemporaneo.

Nella rassegna "Transiti per Fuorigrotta", ospitata nel nuovo spazio del "Museo Minimo", espongono artisti che propongono "profili mediterranei" nelle loro produzioni.
Si potranno apprezzare lavori ultimi di Ciro Barbaro Balducci, Maurizio Bonolis, Maria Pia Daidone, Francesco Iuliano, Roberto Sanchez e Salvatore Starace, che sicuramente interesseranno e felicemente intrigheranno.
Tensioni, istanze, esiti, palpiti e risultati di ricerche vivono la necessità di confrontarsi.
Questi artisti di qualità, da molti anni sulla scena artistica campana e nazionale, differenti per stili e caratteri, offrono un serio ventaglio di misurate declinazioni del linguaggio plastico e pittorico contemporaneo.
Attuali direttive di molteplici modalità espressive convergono per manifestare attendibili presenze e per determinare una possibile misurata ricognizione.
Lavori di ricerca e notazioni, seriamente conosciuti ed ampiamente riconosciuti, che sostengono un contemporaneo visivo di forte carattere euro-mediterraneo, attivano oggi una prova espositiva per alimentare, in fondo, una solida apertura futura.
Bisogna sottolineare che la creatività nel Mezzogiorno risulta sempre in crescita ed i risultati delle varie indagini in campo hanno bisogno di luoghi di confronto per eventuali dibattiti.
Questo nuovo spazio permette di corroborare la conoscenza di percorsi artistici di seri operatori e di fissare l’attenzione sulle loro fattive ricerche.

                                                     Maurizio Vitiello

 

 

3^ Mostra


"Variazioni Mediterranee"

          a cura di 

Maurizio Vitiello

 

 

Opere di

Ciro Barbaro Balducci

Maurizio Bonolis

Lucia Buono

Enzo Buttino

Tonia Cupertino

Franco Cortese

Carlo Cottone

Maria Pia Daidone

Salvatore Curtis

Francesco Iuliano

Alberto Lombardi

Roberto Mantellini

Luciana Mascia

Nuccia Pulpo

Roberto Sanchez de Luna

Ilaria Simonetti

Salvatore Starace

 

 martedì 29 giugno a giovedì 30 settembre 2004

 

In archivio note ed articoli ripresi dalla stampa e da internet.






 

Nella rassegna "Variazioni Mediterranee", allestita nello spazio del “Museo Minimo” di Napoli, espongono artisti pugliesi, campani e laziali che propongono "accezioni mediterranee" nelle loro ultimissime opere.
Aperture, istanze, tensioni, lieviti, esiti, palpiti e risultati di ricerche vivono la necessità di confrontarsi.
Questi artisti di tono e qualità, da molti anni sulla scena artistica nazionale, differenti per caratteri, offrono un panoramico e serio ventaglio di misurate declinazioni del linguaggio plastico e pittorico contemporaneo.
Attuali direttive di molteplici modalità espressive convergono per manifestare attendibili presenze e per determinare una possibile misurata ricognizione.
Lavori di ricerca e notazioni, seriamente conosciuti ed ampiamente riconosciuti, che sostengono un contemporaneo visivo di forte umore euro-mediterraneo, attivano oggi una prova espositiva per alimentare, in fondo, una solida apertura futura.
Bisogna sottolineare che la creatività nel Mezzogiorno risulta sempre in crescita ed i risultati delle varie indagini in campo hanno bisogno di luoghi di confronto per eventuali dibattiti. Questo nuovo ed attivo spazio permette di corroborare la conoscenza di percorsi artistici di seri e qualificatissimi operatori e di fissare l’attenzione sulle loro fattive, interessanti indagini linguistiche.
La filosofia di quest’incontro, improntato al confronto di stili, permette alla zona di Fuorigrotta di Napoli di poter recepire un momento culturale, mentre all’orizzonte si profilano ulteriori spunti per scambi aggreganti di nuovi progetti.

                                                                  Maurizio Vitiello

 

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UNA NUOVA SEDE PER L’ARTE CONTEMPORANEA A FUORIGROTTA

 

Ogni luogo può essere permeato dall’arte, può proporsi come spazio d’aggregazione e laboratorio culturale. Ne è consapevole il pittore Roberto Sanchez, attivo nel campo dell’astrazione geometrica, che ha convertito in sede espositiva la sala d’attesa di uno studio medico. Il “Museo Minimo” ha sede in Via detta San Vincenzo, a Fuorigrotta, un quartiere che non offre spazi adeguati alla fruizione dell’arte contemporanea. Pertanto la conversione della sala rappresenta un’operazione culturale di ampio respiro, che richiama analoghe esperienze francesi e inglesi.

Il Museo Minimo presenta stasera un’inedita collettiva curata dal critico Maurizio Vitiello, con opere di Ciro Barbaro, Maurizio Bonolis, Lucia Buono, Enzo Buttino, Tonia Copertino, Franco Cortese, Carlo Cottone, Maria Pia Daidone, Salvatore De Curtis, Francesco Iuliano, Alberto Lombardi, Roberto Mantellini, Luciana Mascia, Nuccia Pulpo, Roberto Sanchez, Ilaria Simonetti, Sergio Spataro, Salvatore Starace. Sono artisti di varia età, provenienza e formazione, che offrono un ventaglio attendibile delle tendenze artistiche – astratte e figurative, geometriche e informali – che attraversano l’Italia. In una serrata esposizione si dispongono fugaci le opere di pittura, grafica e scultura, in un’esplosione di linguaggi che avvolge e travolge il pubblico.

La folta rassegna, visitabile dal lunedì al venerdì, si concluderà giovedì 30 settembre.

 

Marco di Mauro

Articolo pubblicato su Dossier Magazine  il 29/06/2004


Evento in programma dal 5/10  al 20/10/2004

Roberto Mantellini 

"Le macchie di catrame"

 

Vedi mostra completa



sito a cura di Ernani utech

 

 

Rassegna stampa