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   LUCIO STATTI

Come ci insegna Pascoli, esiste in ognuno di noi un fanciullino che, finché siamo in tenera età, piange e gode con noi, confonde la sua voce con la nostra, di modo che si sente un solo palpito, uno solo strillare, un solo guaire. Ma dopo il sopravvento della maturità, mentre noi ingrossiamo la voce e volgiamo l´anima verso nuovi interessi, il fanciullino non cresce e continua a far sentire la sua voce ingenua e primigenia, il suo "tinnulo squillo", suggerendoci quelle emozioni e sensazioni che solo un bimbo può vivere. Spesso, però, l´adulto non ode l´acuto gemito del fanciullino e lo emargina nell´angolo più remoto dello spirito, dove giace inascoltato come un´anfora antica sul fondo del mare.

Lucio Statti, invece, è capace di ascoltare e dare voce al fanciullino che è in sé, di ammirare il mondo esterno col suo sguardo puro ed incantato, provando quelle sensazioni di stupore e di meraviglia che sono proprie dei bambini. La sua pittura, animata da un´intensa vena poetica, esprime sensazioni che sfuggono alla ragione e rinviano al campo semantico del sogno, della visione, dell´astrazione, in cui la realtà e la fantasia sono fuse in un magma indistinto. I protagonisti delle sue opere sono bambini intenti al gioco, oppure ninnoli che coinvolgono lo spettatore come soggetto "esterno" dell´opera, perché accendono in lui lo spirito dell´infanzia e il suo inesausto desiderio di giocare.

Sorprende, nell´opera di Lucio Statti, lo stridente contrasto tra la figura iperrealista, pienamente riconoscibile nella sua identità, e lo scenario onirico, che evoca il mondo interiore del bambino, attraversato da segni leggeri e sfumati che non trovano alcuna rispondenza nella realtà.

Una delle opere più rappresentative della sua poetica è "Il burattino ieratico", che raffigura una marionetta all´interno di un´edicola sacra. In un intrigante gioco delle parti, il burattino assume un´aura di santità, mentre l´edicola che lo accoglie perde la sacralità che noi adulti le attribuiamo per diventare ciò che realmente è: una cornice che valorizza il suo contenuto. L´artista, suggerendo che non dovremmo prendere tutto sul serio, ci fa riflettere sul reale significato delle cose, che spesso non coincide con quello che noi riteniamo tale.

La casa delle bambole, il trenino, la paletta e il secchiello, soggetti ricorrenti nelle opere di Lucio Statti, sono giocattoli che rinviano a luoghi di vita e strumenti di lavoro degli adulti, suggerendo un trait d´union tra il mondo infantile e quello della maturità. Se la vita è gioco e noi siamo i giocatori, potremmo forse concepire la nostra casa e i nostri arnesi da lavoro come "giocattoli per adulti", in grado di stupirci e farci sognare ancora.

Lucio Statti si comporta come Adamo che dà i nomi alle cose e scopre tra esse relazioni e somiglianze ingegnose, che nulla hanno a che vedere con la logica della razionalità. Il nuovo si scopre, non si inventa, la poesia è nelle cose, anche nelle più piccole.

 

Marco di Mauro

 

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pagina a cura di Ernani Utech