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  Da ”I sogni stranianti

       di Roberto  Sanchez”

                di Ela Caroli

 

“ …Opere che hanno in sé una poliedricità e un’inquietudine complessa e rarefatta: opere senza temporalità, senza contingenza, raffreddata in uno stato di transizione perenne. Sono dipinti dove  il colore è innaturale, la luce è autoriflettente, un senso di straniante completezza pervade la composizione. Sanchez raffigura elementi dell’architettura antica, paesaggi-cartolina agghiaccianti e retorici, figure umane fermate nell’attimo dell’impulso vitale, a volte spezzate come manichini dechirichiani. Animali come pesci ed uccelli, invece di animare la composizione, le aggiungono un carattere onirico, turbato, perché essi, più veri del vero, fanno l’effetto di giocattoli meccanici.

Tutta la composizione è ambientata in spazi chiusi e delimitati da pareti, stanze astratte e idealizzate nella loro complessa geometria, nei loro volumi inconsueti, improbabili, e che spesso si riflettono in uno specchio che li moltiplica, li prolunga, li sospende. Spazi di un difficile teatro, un teatro dell’assurdo senza unità di tempo, luogo ed azione, perché il tempo è fermato, il luogo è un luogo lontano ed inesistente, l’azione si è appena compiuta o ancora deve compiersi.”(…)”L’occhio del pittore, si direbbe osservando questi dipinti, è un prisma, un caleidoscopio che compone e scompone una realtà sfaccettata in mille frammenti” (…)” gli elementi sono volutamente accostati, senza unione, senza contaminazioni: sono assolutamente autonomi, come le monadi leibniziane ‘ senza porte né finestre’, esistono ’in sé’ senza collegarsi agli altri. Esistono nello spazio vuoto e si riflettono in quello, in una completezza artificiale, in un’amarezza beckettiana, in una finta attesa, in una dimensione tutta mentale dove il sogno è solo il respiro di un attimo.”

 

Articolo pubblicato su”L’Unità” di sabato 5 maggio 1984

 

    

 

 

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pagina a cura di Ernani Utech